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Il ministro dell’Interno usa una funzione riservata al mantenimento di un linguaggio rispettoso nei commenti per censurare le citazioni delle magagne della Lega


La paranoia, scrisse una volta in un suo libro Thomas Pynchon, è l’aglio nella cucina della vita: non si esagera mai. E una buona dose di paranoia deve aver colto anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini, se sul suo visitatissimo profilo Facebook – poco meno di 4 milioni di fan, engagement stellari, spese per la promozione dei post impegnative, eccetera – ha messo al bando una serie di termini considerati sensibili dallo stesso leader della Lega e dal suo stratega, il domatore della Bestia, Luca Morisi. Tra questi, ovviamente, c’è la cifra-tormentone che più ha tolto il sonno al salvinismo: 49 milioni di euro, ovvero l’ammontare di denaro pubblico indebitamente incassato dal 2008 al 2010 (e poi dal 2011 al 2014) sotto forma di rimborsi elettorali dal fu partito padano, che dovrà essere restituito in comode rate nei prossimi ottant’anni (perché la legalità è importante, come spiega spesso lo stesso Salvini).

Ma andiamo con ordine

Di una serie di parole blacklistate – cioè indicate dall’amministratore della pagina Facebook come termini il cui uso è proibito nei commenti, pena la mancata approvazione del messaggio – sulla pagina di Salvini si era iniziato a parlare nel corso del weekend, e la questione è diventata virale grazie – soprattutto – a un post della seguita community di Socialisti Gaudenti e a un tweet dell’autore Massimo Mantellini, il quale ha provato a commentare una diretta salviniana usando il passepartout dei 49 milioni. Risultato: “Your comment contains a blacklisted word”, e commento cassato.

massimo mantellini

@mante

Ho voluto provare e in effetti è vero. Se commenti sulla bacheca di Matteo Salvini “49 milioni” il commento viene blacklistato. Il massimo tecnologico che possa organizzare la famosa bestia.

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Non solo i 49 milioni, anzi

A seguire, diversi tentativi indipendenti e report hanno confermato la mesta policy del canale del ministro dell’Interno, precisando che si tratta di una blacklist adottata solo per le (frequentissime) dirette di Salvini, che il leader della Lega è solito usarle per commentare live i fatti del giorno.
Chiara Severgnini sul Corriere della Sera è andata più a fondo nella questione, scoprendo che in realtà i termini proibiti dal ministero dei Bacioni – qui in una versione a metà tra l’orwelliano e il farsesco – non si limitano ai rimborsi indebitamente intascati dalla Lega: a essere proibito nelle dirette del Capitano è anche l’uso di “Siri” o “Armando Siri”, il sottosegretario leghista allontanato dal governo dopo essere stato invischiato in accuse di corruzione. E, spiega Severgnini, a rientrare nei termini-tabù c’è addirittura “Legnano”, la città lombarda il cui sindaco della Lega, Gianbattista Fratus, si trova attualmente agli arresti domiciliari per una storia di possibile corruzione e turbativa d’asta.
Di norma, i filtri in dotazione alle pagine Facebook si utilizzano permantenere un linguaggio bastantemente civile e rispettoso – il che non è sempre facile, soprattutto in pagine come quella di Salvini, su cui passano giornalmente centinaia di migliaia di utenti. Il ministro, tuttavia, ha deciso di optare per un uso avanguardistico del mezzo: perché limitarsi a censurare il turpiloquio, si sarà detto, quando si possono mettere a tacere quei rosiconi che tirano in mezzo vecchie storiacce di malapolitica fonti di imbarazzo?
La soluzione al ban, già proposta da più parti, potrebbe essere inventarsi modi creativi per arrivare alla somma-che-non-deve-essere-nominata di 49 milioni: equazioni, moltiplicazioni, addizioni, logaritmi. Cercate di vedere il bicchiere mezzo pieno: commentare sulla pagina del ministro dell’Interno della Repubblica italiana diventerà un piacevole ripasso delle vostre conoscenze matematiche.

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