Grazie a Twitter, Elon Musk potrebbe accelerare lo sviluppo dei suoi impianti cerebrali

Grazie a Twitter, Elon Musk potrebbe accelerare lo sviluppo dei suoi impianti cerebrali

Elon Musk, il magnate statunitense a capo di numerose aziende innovative, tra cui Tesla e SpaceX, continua a far parlare di sé. L’acquisizione di Twitter portata a termine a fine ottobre aggiunge un nuovo tassello al dominio digitale dell’imprenditore, che proprio su Twitter conta più di 110 milioni di followers. 

Il suo personaggio visionario e controverso fa sorridere alcuni/e, ma preoccupa altri/e. Oltre ad ambire a elettrificare il mondo e a colonizzare Marte, Musk crede di poter arrivare un giorno a connettere il cervello umano all’intelligenza artificiale. Per questo, nel 2016 ha fondato l’azienda Neuralink, che produce interfacce neurali da impiantare nel cervello. Si tratta di dispositivi ancora lontani da questo obiettivo, sperimentati perlopiù su scimmie e maiali. 

Ma grazie ai dati sensibili dei circa 330 milioni di utenti attivi di Twitter, Neuralink potrebbe arrivare a sviluppare neurotecnologie invasive, ovvero impianti cerebrali in grado di leggere e persino manipolare il cervello delle persone, influenzandone il comportamento, i ricordi, i pensieri e le emozioni. È ciò che teme Marcello Ienca, esperto di etica delle neurotecnologie del Politecnico federale di Losanna (EPFL). 

La Svizzera è molto impegnata sia nello sviluppo che nella regolamentazione delle tecnologie che si interfacciano con il sistema nervoso umano. Secondo Ienca, però, il piccolo Paese tra le Alpi potrà fare poco da solo per contrastare l’avanzata di sistemi e piattaforme in grado di condizionare l’opinione pubblica. 

SWI swissinfo.ch: Marcello Ienca, perché secondo lei Elon Musk è “moralmente inadatto”, come ha affermato in un post a essere sia il presidente di Twitter sia il CEO di Neuralink?  

Marcello Ienca: Il fatto che la stessa persona che possiede una delle principali aziende al mondo che produce neurotecnologie impiantabili nel cervello sia anche il proprietario di una piattaforma social che raccoglie i dati sensibili di milioni di utenti è alquanto preoccupante. 

hiunque si occupi di neurotecnologie che leggono e influenzano il cervello umano dovrebbe attenersi a degli standard morali molto elevati. Questo non è il caso di Elon Musk. Stiamo parlando di un personaggio eccentrico che sfrutta già la sua pagina Twitter per comportarsi da capo troll del web, condizionare l’andamento sul mercato delle sue aziende e influenzare politicamente milioni di elettori ed elettrici, come abbiamo visto durante la campagna per le ultime elezioni di medio termine statunitensi [Musk ha invitato l’elettorato a votare per il partito repubblicano, ndr].  

Nulla nel suo comportamento fa pensare che sia disposto a rinunciare alla manipolazione dell’opinione pubblica per motivi etici e questo lo rende inadatto a sviluppare tecnologie che si interfacciano con il cervello, il dominio di massima salienza morale di cui disponiamo.   

Sulla carta, però, tra Neuralink e Twitter non c’è alcun collegamento. Come possono dei tweet aiutare le aziende di neurotecnologie a sviluppare dispositivi in grado di influenzare la mente umana? 

Un tweet può dire molto su una persona. Può dare indicazioni non solo sul credo politico e religioso, ma anche su pensieri, emozioni e stati psicologici. Grazie all’intelligenza artificiale, è possibile analizzare i sentimenti di una persona sulla base del linguaggio verbale. Questo processo, chiamato Natural language processing for sentiment analysis, permette di estrarre da un tweet informazioni psicografiche [che classificano cioè l’utenza sulla base di caratteristiche personali e psicologiche, ndr] su una persona con un buon grado di attendibilità statistica.  

Ciò consente di capire, per esempio, se un individuo è più tendente alla positività o alla negatività, al rischio o alla paura, per poi bombardarlo con campagne pubblicitarie o informazioni mirate, vere o false che siano. Un caso emblematico è stato lo scandalo di Cambridge Analytica, che ha fatto profiling psicografico accedendo abusivamente ai dati degli e delle utenti di Facebook per influenzarli politicamente.  

Attualmente è difficile estrarre queste informazioni altamente sensibili dai dati cerebrali di chi usa le neurotecnologie, anche perché il numero di utenti è limitato. Ma se a questi dati cerebrali si combinano a quelli psicografici di milioni di utilizzatori e utilizzatrici di Twitter è possibile potenziare notevolmente le capacità non solo di questo social, ma anche delle neurotecnologie e di comprendere e classificare le persone sulla base di caratteristiche psicologiche, per influenzarle e manipolarle maggiormente. 

Anche Facebook ci aveva provato nel 2018, lanciando un’interfaccia cervello-computer, un progetto che Zuckerberg ha successivamente lasciato cadere, probabilmente per motivi di costi. 

Dobbiamo quindi aspettarci che le neurotecnologie di Musk siano presto in grado di leggere e condizionare la mente umana? 

È probabile. Le neurotecnologie oggi non consentono di leggere il pensiero in maniera estesa, ma sono già in grado di stabilire correlazioni statistiche tra dati cerebrali e informazioni psicologiche, suscitando preoccupazione per la privacy. Quando il numero di utenti (e quindi di dati) aumenterà, anche i rischi di avere dispositivi più invasivi della privacy mentale sarà maggiore. 

Qui non si tratterebbe più solo di curare pazienti affetti da problemi psichici e neurologici, che potrebbero beneficiare enormemente di queste tecnologie, ma di commercializzare dispositivi utilizzabili da un numero crescente di persone per registrare le attività del cranio e ottimizzare i processi mentali, la concentrazione e la memoria. Sul mercato esistono già dei dispositivi tipo fitbit del cervello per monitorare il sonno, l’attenzione e l’ansia. Alcune app permettono persino di controllare oggetti fisici con la mente.  

La Svizzera è attrezzata per contrastare i rischi delle neurotecnologie e proteggere la privacy della sua utenza?  

La Svizzera è forse uno dei Paesi meglio posizionati a livello mondiale per quanto riguardo lo studio delle implicazioni etiche e sociali delle neurotecnologie e lo sviluppo di strumenti normativi innovativi per affrontare queste sfide.  

La Confederazione ha partecipato attivamente alla stesura delle raccomandazioni sull’innovazione responsabile delle neurotecnologieLink esterno dell’OCSE, che oggi è il primo standard internazionali in materia. E organizzazioni come GESDALink esterno [il Summit di anticipazione della diplomazia scientifica e tecnologica di Ginevra, ndr], hanno messo le neurotecnologie al centro della loro agenda.  

Tuttavia, la Svizzera da sola sarebbe impotente contro Musk o qualsiasi altra azienda globale. Il suo margine di azione per proteggere la privacy e l’integrità mentale di un’utenza relativamente piccola è limitato. L’Unione europea, con più di 400 milioni di abitanti, avrebbe invece un potenziale negoziale maggiore perché sarebbe sconveniente per Musk rinunciare a questo bacino di utenti. 




Metaverso al galoppo: nel 2030 il mercato sfiorerà il miliardo di dollari

Metaverso al galoppo: nel 2030 il mercato sfiorerà il miliardo di dollari
metaverso

Vola il mercato dei metaversi. Secondo una ricerca GlobalData, il settore registrerà un tasso di crescita annuale composto (Cagr) del 39,8% per raggiungere i 996 miliardi di dollari nel 2030. “Le aziende di tutto il mondo, comprese quelle dei settori non tecnologici – spiega il report – investono sempre più in questa tecnologia per migliorare il coinvolgimenti dei clienti, l’espansione del brand e l’identificazione di nuovi flussi di entrate”.

La ricerca “Metaverse Market Size, Share, Trends, Analysis, and Forecasts by Vertical, Component Stack. Region, and Segment 2022-2030” rivela che diversi operatori di mercato del settore tecnologico, compresi quelli che producono semiconduttori, componenti e software applicativi, stanno sfruttando più che possono il metaverso. E questo trend ha portato le dimensioni del mercato del metaverso a un valore di 22,79 miliardi di dollari nel 2021.

La distribuzione territoriale

La quota maggiore di mercato è detenuta dalle regioni Asia-Pacifico e Nord America.

“La forte presenza di grandi colossi tecnologici nelle economie avanzate del Nord America e nelle economie emergenti della regione Asia-Pacifico sta alimentando la crescita del mercato del metaverso – spiega GlobalData – Secondo le stime di GlobalData, queste due regioni detengono insieme il 50% della quota di mercato del metaverso”.

La tipologia di investimenti

Le aziende che opeano in Nord America e Asia Pacifico si stanno concentrando sulle tecnologie critiche che si possono implementare grazie al metaverso, come Blockchain, machine learning, AR e VR, AdTech, piattaforme di pagamento, applicazioni aziendali, gaming e governance dei dati.

Inoltre, l’aumento del numero di startup che sfruttano queste tecnologie, sia nelle economie sviluppate che in quelle emergenti, finirà per incrementare i ricavi del mercato dei metaversi.

“Il metaverso è ancora in gran parte concettuale, ma potrebbe trasformare il modo in cui le persone lavorano, fanno acquisti, comunicano e consumano contenuti. Sebbene sia nelle prime fasi di sviluppo, questa tecnologia ha il potenziale per essere il prossimo mega-tema dei media digitali – spiega Deepak Agarwal, Project Manager at GlobalData –  Inoltre, l’adozione su larga scala di tecnologie di nuova generazione, tra cui AR e VR, accentuerà l’adozione del metaverso da parte della maggior parte degli stakeholder”.

Il sondaggio dell’Istituto Piepoli

Intanto in Italia cresce il numero di chi si dice disponibile ad utilizzare il metaverso. A tracciare il quadro un sondaggio dell’Istituto Piepoli presentato nella giornata conclusiva del Festival Digitale Popolare che si è tento a Torino nei giorni scorsi.

Il Metaverso non è più uno spazio virtuale sconosciuto ai più, anzi, tre italiani su quattro ne hanno sentito parlare e ben il 52% degli intervistati, cioè più di uno su due, sarebbe propenso ad utilizzare già da domani questa realtà virtuale che con l’ausilio di guanti e visori digitale rende possibile fare qualsiasi cosa, assistere a una partita, ascoltare un concerto, fare una passeggiata in una città diversa da quella in cui si vive, partecipare a una riunione di lavoro, in modo assolutamente realistico, ossia con la sensazione di essere effettivamente presenti sul luogo. Il dato dimostra quanto il digitale da strumento d’élite, si sia trasformato nel corso del tempo in strumento sempre più popolare.

Basti pensare, rileva ancora lo studio, che se qualche hanno gli strumenti più utilizzati dagli italiani erano per lo più i social network e i siti, oggi il digitale sta estendendo le proprie aree di applicazione tanto che un italiano su cinque tra gli under 54 anni afferma di utilizzare nella propria quotidianità lavorativa le piattaforme per fare le call mentre podcast e videogame solo quale anno fa appannaggio esclusivo dei giovani oggi sono di massa tra le persone di età compresa tra i 35 e 54 anni. Infine, per quanto riguarda l’informazione, la ricerca sottolinea che i giovani da sempre utilizzano maggiormente i social network ma il 40% degli over 54, persone, dunque, non native digitali si informano attraverso il medesimo strumento dei più giovani mentre le chat non sono più considerate uno modo per parlare con gli altri ma uno strumento di informazione dal 10% degli italiani e quasi dal 20% dei più giovani.

Il primo incubatore italiano con sede nel metaverso

Open Seed è il primo incubatore italiano con sede nel metaverso. Veicolo d’investimento, holding, acceleratore e incubatore, Open Seed detiene 25 partecipazioni in startup ad alto potenziale e società di successo come Treedom, CleanBnb, FitPrime e Over. Proprio Over ha creato Over the Reality, un Metaverso, in realtà mista (Augmented Reality/Virtual Reality), open source e alimentato dalla Blockchain di Ethereum. “Nel metaverso di Over, abbiamo costruito la nostra sede digitale su 500 metri quadri di superficie virtuale – spiega Lorenzo Ferrara, presidente e di Open Seed  – Crediamo fermamente nella tecnologia come strada per migliorare la vita delle persone e il Metaverso rappresenta una frontiera ancora tutta da plasmare ed esplorare. Per questo abbiamo deciso di investire nella creazione di un vero e proprio incubatore dove potremo selezionare le startup, riunirci, fare formazione, eventi o semplicemente incontrarci per uno scambio di idee. Il tutto in un luogo virtuale che abbiamo studiato come un grande open space, con postazioni, un’area relax e una grande vetrata che fa intravedere Firenze, come se fossimo proprio nella nostra sede fisica”.




Zuckerberg, il futuro del lavoro sarà nel metaverso. Lancia visori Meta Quest Pro

Zuckerberg, il futuro del lavoro sarà nel metaverso. Lancia visori Meta Quest Pro

Meta ha svelato il primo visore pensato apposta per il metaverso.

Durante l’evento Connect, il gruppo guidato da Mark Zuckerberg ha tolto il velo a Meta Quest Pro. Il dispositivo sarà in vendita dal 25 ottobre anche in Italia, al prezzo di 1799,99 euro, comprensivo di controller Meta Quest Touch Pro, punte dello stilo, inserto parziale per bloccare la luce e base di ricarica.

Non necessita di un computer esterno, avendo già tutto il necessario per funzionare in maniera indipendente.

“Il metaverso è una incredibile tecnologia che dà tante opportunità. Crediamo in questa visione, più persone e creator ci sono ora nella realtà virtuale e più marchi nel metaverso, è il segno che il futuro non è così lontano. Noi ci siamo stati dall’inizio. A parte i giochi, sarà una esperienza sociale”: ha detto Mark Zuckerberg all’evento Connect, un anno dopo il cambio del nome da Facebook in Meta, per concentrare gli sforzi della società nel metaverso.

Arriva anche una collaborazione con Microsoft. “Il metaverso cambierà ogni cosa, dal gioco alla produttività. E se lo facciamo insieme sono convinto che possiamo plasmare il futuro della realtà virtuale per rendere il suo utilizzo più interessante che mai”. Sono le parole con cui Satya Nadella, Ceo di Microsoft, ha lanciato una serie di applicazioni rimodulate per sfruttare al meglio il metaverso sui visori di Meta. “Per questo – ha proseguito durante l’evento Connect a cui ha preso parte – come Microsoft, siamo entusiasti di poter collaborare con Meta per portare online la nuova versione di Teams pensata apposta per il metaverso”. “Nel futuro – ha aggiunto Nadella alla conferenza di Meta, Connect – potrete usare i vostri avatar per svolgere il lavoro di sempre in un ambiente che può abbattere le distanze”. Sul visore Quest Pro di Meta-Facebook arriverà così anche una declinazione di Microsoft 365, la suite del gigante americano dedicata alla produttività, da Office al cloud. Nell’ambito dei videogame, Microsoft lancia sui visori Meta Quest anche il servizio Xbox Cloud Gaming, in versione beta, per consentire ai giocatori di accedere ai principali titoli della console sfruttando la sola connessione a internet.

Meta Quest Pro è dotato di sensori ad alta risoluzione, che promettono esperienze avanzate di realtà mista, uno dei punti centrali del nuovo visore è il sistema di tracciamento degli occhi e delle espressioni naturali del viso, che permettono all’avatar nel metaverso di rappresentare l’utente non in maniera statica, come avviene oggi per molte app di realtà virtuale, ma con un certo dinamismo nei movimenti del volto, sia durante le riunioni di lavoro che momenti di svago e divertimento. Meta Quest Pro è il primo dispositivo al mondo che utilizza la nuova piattaforma Qualcomm Snapdragon XR2+, ottimizzata per la realtà virtuale e capace di funzionare con il 50% di potenza in più rispetto agli attuali Meta Quest 2. Sotto la plancia del Quest Pro ci sono 12 gb di memoria ram e 256 gb di archiviazione. I sensori sono in tutto dieci: cinque all’interno del visore e cinque fuori, per mappare meglio lo spazio. Ciò permette di offrire una modalità pass-through a colori per passare dalla visuale 3D a quella del mondo circostante senza togliere di dosso i visori. I contenuti vengono così sovrapposti all’ambiente intorno, per tante attività, dalla prova di un divano nella propria stanza alla riproduzione di un ufficio con colleghi sparsi per il mondo, dove ognuno può usare la sua vera tastiera e mouse. “Grazie al tracking degli occhi e alle espressioni facciali, Meta Quest Pro ci porta a un passo dal mostrare il nostro io autentico nel metaverso” le parole di Zuckerberg durante la presentazione.

Zuckerberg ha reso noto anche alcuni dati: un’app su 3, sullo store di Quest (quello dei visori), ottiene ricavi milionari; un totale di 33 app ha ottenuto ricavi oltre i 10 milioni di dollari, un aumento dalle 22 app, capaci di arrivare agli stessi risultati, rilevate a febbraio 2022, ed è raddoppiato il numero di app, dal 2021, con ricavi oltre i 5 milioni di dollari.




Shopping nel Metaverso: il 46% dei consumatori è propenso all’acquisto

Shopping nel Metaverso: il 46% dei consumatori è propenso all’acquisto

L’eCommerce nel Metaverso attira metà dei consumatori. Ma un quarto di loro non sa cosa siano gli Nft.

Ecco i principali dati che mette in luce l’indagine di BigCommerce sulle nuove tendenze nel mondo eCommerce e le nuove abitudini d’acquisto dei consumatori.

Shopping nel Metaverso: la propensione all’acquisto divide il mondo consumer

Dall’indagine, dal titolo “Global Consumer Report: Current and Future Shopping Trends di BigCommerce, emerge che il Metaverso, le criptovalute e gli NFT sono pronti a rinnovare il mondo del commercio. Tuttavia le esperienze di acquisto personalizzate e gli incentivi rimangono le tendenze principali.

Lo shopping nel Metaverso divide equamente i consumatori: quasi metà è propenso (46%) e poco più della metà no (52%). Ma fra quelli che esprimono propensione all’eCommerce nel Metaverso, il 51% è interessato a comprare sia beni virtuali che fisici.

A differenza del Metaverso, la maggior parte dei consumatori afferma di non conoscere bene gli Nft. Addirittura il 26% dichiara di non sapere neanche cosa siano.

Fra i metodi di pagamento per fare eCommerce, il 5% degli intervistati utilizza le criptovalute, in maggioranza negli Stati Uniti e in Italia.

Le altre tendenze nell’eCommerce

L’indagine di BigCommerce mette in luce anche altre tendenze emergenti nel mondo eCommerce e nuove abitudini d’acquisto dei consumatori. Eccone una panoramica.

Il 55% dei consumatori ammette di fare shopping online almeno una volta alla settimanaModa ed abbigliamento sono le categorie che attraggono di più (80%). Seguono a ruota elettronica (56%) ed intrattenimento (55%).

L’opzione di pagamento Buy Now Pay Later sta acquisendo popolarità: quando disponibile, in Italia la usa il 5% degli intervistati.

Sulle decisioni di acquisto influisce la personalizzazione: i consumatori sono disposti a condividere informazioni personali (quali email, nome o genere) per ricevere un’esperienza di acquisto tagliata su misura.

In Italia, il 38% degli intervistati è propenso a condividere i propri dati a seconda delle informazioni richieste. Il 29% dichiara che dipende dal brand e il 23% non è disponibile in generale.

Inoltre, i valori che più stanno a cuore ai consumatori sono l‘onestà e la trasparenza, ma al secondo posto si piazza la garanzia di salari equi e benefit per i dipendenti.

La maggior parte dei consumatori (84%) mette la sostenibilità del brand fra i valori importanti da prendere in esame al momento decidere un acquisto.

“Questi risultati”, commenta Lisa Eggerton, chief marketing officer at BigCommerce, “dimostrano che i progressi tecnologici stanno ridisegnando il percorso dell’acquirente e offrono ai brand nuovi e migliori modi per coinvolgere i loro clienti”.




Facebook scopre 400 app truffa: a rischio i dati di un milione di utenti

Facebook scopre 400 app truffa: a rischio i dati di un milione di utenti

I dati di un milione di utenti di Facebook potrebbero essere stati compromessi da 400 app di terze parti scaricabili sul Play Store di Google (355) e nell’App Store di Apple (47). Di che parliamo? Di malware, categoria spyware, software progettati per carpire le informazioni all’utente. App “truffaldine” le ha definite Meta, la società madre del social network blu, in un report stilato dai ricercatori della sicurezza di Facebook e che è stato reso noto appena ieri.

App progettate, si spiega, per dirottare le credenziali dell’account Facebook degli utenti, mascherate da servizi “divertenti o utili”, come falsi editor di foto (circa il 40%), app per fotocamere, servizi VPN, reti private virtuali che affermavano di aumentare la velocità di navigazione e di ottenere l’accesso a siti Web bloccati, app per oroscopo, strumenti di monitoraggio del fitness. Alcune app promettevano anche di trasformare la faccia dell’utente in un cartone animato. 

Un guaio che ha spinto la società di Palo Alto ha inviare avvisi a 1 milione di persone che potrebbero aver utilizzato le app, in cui si informano gli utenti che le informazioni sull’account potrebbero essere state compromesse da un’app (la società non ha indicato quale), consigliando di reimpostare le password. 

Una vicenda questa che ripropone in modo drammatico quanto siano fragili le misure messe a punto dalle pur grandi compagnie a tutela della privacy. Le app truffaldine di cui si parla  hanno superato le misure di sicurezza di Apple e Google per essere chiari. Sullo sfondo l’ombra della vicenda Cambridge Analytica, società che ha avuto accesso impropriamente ai dati personali di milioni di utenti di Facebook. Caso per il quale Facebook ha dovuto sborsare 5 miliardi di dollari e che ha cambiato per sempre la società di Zuckerberg.

Meta ha rimosso queste app

Sul caso ieri ha fatto il punto il direttore di Threat Disruption di Meta, David Agranovich. Il manager ha detto che Meta ha condiviso i suoi risultati sia con Apple che con Google: entrambe le società hanno confermato che le app identificate da Meta sono state rimosse dai rispettivi app store. “Tutte le app identificate nel rapporto non sono più disponibili su Google Play”, ha detto un portavoce di Google.

“Gli utenti sono anche protetti da Google Play Protect, che blocca queste app su Android”. Meta ha trovato app dannose sia nel Play Store di Google che nell’App Store di Apple. Mentre le app Android dannose erano per lo più app di consumo, come i filtri fotografici, le 47 app iOS erano quasi esclusivamente quelle che Meta chiama app di “utilità aziendale”.

Questi servizi, con nomi come “Very Business Manager”, “Meta Business”, “FB Analytic” e “Ads Business Knowledge”, sembravano essere mirati specificamente alle persone che utilizzavano gli strumenti aziendali di Facebook. “I criminali informatici sanno quanto siano popolari questo tipi di app e le usano per ingannare le persone e rubare i loro account e informazioni” ha detto Agranovich. “Se un’app promette qualcosa di troppo bello per essere vero, come funzionalità inedite per un’altra piattaforma o sito di social media, è probabile che abbia secondi fini”. 

Come funziona il traffico di informazioni via app

Come funzionava il traffico truffaldino di informazioni? Semplice il meccanismo. Le app spesso richiedono agli utenti di “Accedere con Facebook” prima di poter accedere alle funzionalità promesse. Ma queste funzionalità di accesso sono semplicemente un mezzo per rubare le informazioni sull’account degli utenti di Facebook.

Il direttore di Threat Disruption di Meta, David Agranovich, ha notato che molte delle app identificate da Meta erano a malapena funzionanti. “Molte delle app fornivano poche o nessuna funzionalità prima dell’accesso e la maggior parte non forniva alcuna funzionalità anche dopo che una persona ha accettato di accedere” ha sottolineato sempre Agranovich.