Ford sta entrando nel Metaverso, ecco tutte le novità in cantiere

Ford sta entrando nel Metaverso, ecco tutte le novità in cantiere

Dopo Renault, ora è il turno di Ford. La nota casa automobilistica statunitense il 2 settembre ha depositato 19 domande di marchio presso l’Ufficio Brevetti e Commercio degli Stati Uniti d’America. Una notizia che sta facendo il giro del mondo.

A rivelare questa novità è stato Mike Kondoudis, avvocato specializzato in marchi che ormai conosciamo bene per i suoi leaks interessanti. Attraverso un tweet ha specificato che le domande sono tutte legate a Metaverso e Token Non Fungibili. In particolare si tratta dei suoi marchi Mustang, Bronco, Explorer, F-150 Fulmine, Lincoln e altri.

Kondoudis non ci ha pensato due volte a rivelare il progetto di Ford. L’obiettivo è quello di entrare nel Metaverso e nel mondo degli NFT. Lo farà attraverso applicazioni virtuali creando auto, veicoli industriali, SUV e abbigliamento. Il tutto supportato anche da un mercato online di collezionabili.

FORD sta facendo un grande passo avanti nel Metaverso!
La società ha depositato 19 domande di marchio per tutti i suoi principali marchi.

Ford si prepara per Metaverso e NFT

Come Renault, anche Ford si è decisa a prepararsi per un prossimo debutto nel Metaverso depositando domande di marchio relative a veicoli virtuali e abbigliamento autenticabili con NFT. Nel documento depositato presso l’Ufficio Brevetti e Commercio degli Stati Uniti d’America si legge:

File multimediali scaricabili contenenti grafica, testo, audio e video di automobili, SUV, camion e furgoni autenticati da token non fungibili (NFT); prodotti virtuali scaricabili, ovvero programmi per computer riguardanti automobili, SUV, camion e furgoni, parti e accessori per veicoli terrestri e abbigliamento da utilizzare in mondi virtuali online.

A questo si aggiungono anche la promozione di opere d’arte digitali di terzi mediante la fornitura di portafogli digitali online attraverso un sito Web ad hoc e negozi al dettaglio online con Token Non Fungibili e oggetti da collezione digitali.

Sembra proprio che Ford, da quanto si evince nel documento ufficiale, sta lavorando sodo per realizzare servizi di intrattenimento virtuali. In altre parole, la fornitura di automobili virtuali non scaricabili online compresi SUV, camion e furgoni. Non mancheranno anche accessori per veicoli e abbigliamento.

Tutto potrà essere fruito attraverso ambienti virtuali realizzati ad arte per scopi di intrattenimento. In questo senso, saranno anche create fiere ed eventi specifici online dove sarà possibile agli utenti parteciparvi in realtà aumentata.

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TikTok è un pericolo per la sicurezza nazionale?

TikTok è un pericolo per la sicurezza nazionale?

Negli Stati Uniti, nel contesto della campagna elettorale per le elezioni di metà mandato di novembre, i legislatori e le autorità di regolamentazione sono tornati ad accusare TikTok di essere una minaccia per la privacy dei cittadini e la sicurezza nazionale del paese. L’amministrazione del presidente Joe Biden starebbe lavorando a delle misure per risolvere il problema, la cui esatta portata rimane è ancora poco chiara, al pari degli obiettivi dei futuri provvedimenti. TikTok, controllata dal gigante tecnologico cinese Bytedance, conta più di un miliardo di utenti a livello globale, di cui circa 135 milioni negli Stati Uniti. Negli ultimi due anni diversi politici, tra cui l’ex presidente statunitense Donald Trump, hanno avvertito della possibilità che il governo cinese possa usare l’app per raccogliere dati sui cittadini o lanciare operazioni per influenzare la società.

Alla fine del 2019 e all’inizio del 2020 l’esercito statunitense ha vietato ai suoi membri l’uso di TikTok, così come la Transportation security administration – l’ente che si occupa della sicurezza dei mezzi di trasporto – e altre agenzie federali. Il mese scorso, il responsabile amministrativo della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha consigliato ai deputati di non installare l’app. Poco prima, il 17 giugno, BuzzFeed News ha riportato in un’inchiesta che i dipendenti di ByteDance hanno accesso ai dati degli utenti statunitensi di TikTok in alcuni contesti. Ma per i cittadini comuni, gli avvertimenti delle autorità hanno continuato a essere vaghi e inconsistenti, sottolineando la poco chiarezza delle preoccupazioni dei legislatori.

A fronte dell’enorme bacino di utenti, TikTok è senza dubbio una potenziale fonte di una grande quantità di dati personali che, come accade per altre piattaforme, potrebbero essere sfruttati per diffondere disinformazione o promuovere operazioni di influenza. Ma il motivo per cui TikTok è diventato oggetto di attenzioni particolari è meno chiaro. Attualmente è già possibile acquistare o acquisire una notevole mole di dati sensibili relativi a persone che vivono negli Stati Uniti in vari modi, attraverso altre piattaforme pubbliche di social media, l’industria del marketing digitale, i broker di dati e i leak. Già da molto prima dell’ascesa di TikTok, poi, la Cina era già nota sulla scena mondiale per aver rubato enormi quantità di dati su americani e altri soggetti da governi e aziende di tutto il mondo. Le contromisure di Biden e Trump

Secondo un rapporto pubblicato venerdì 2 settembre da Semaforl’amministrazione Biden sta preparando una serie di ordini esecutivi per affrontare il problema di TikTok e quello più generale dell’accesso del settore tecnologico cinese ai dati degli americani. Secondo il rapporto, le azioni della Casa Bianca potrebbero prevedere una riduzione significativa degli investimenti statunitensi in Cina, mentre altre possibili misure potrebbero limitare la vendita di tecnologia a clienti cinesi e i dati  sui cittadini statunitensi che le aziende tecnologiche cinesi possono raccogliere.

Queste misure sarebbero meno drastiche rispetto all’approccio a TikTok adottato dal predecessore di Biden, ma avrebbero una portata e una serie di potenziali ramificazioni più ampie. Negli ultimi mesi dell’amministrazione Trump, la Casa Bianca ha tentato di bloccare TikTok sugli app store statunitensi se ByteDance non avesse accettato di vendere la società a un’azienda con sede negli Stati Uniti. Sebbene la mossa sia fallita, TikTok ha preso provvedimenti per allontanarsi dai suoi proprietari cinesi e a giugno ha annunciato che tutto il traffico degli utenti statunitensi sarebbe stato indirizzato negli Stati Uniti. L’azienda è tuttora al lavoro per eliminare tutti i dati degli utenti dai propri server e operare il passaggio al cloud di Oracle.

Il punto è che TikTok è usato da un sacco di gente – spiega Rui Zhong, ricercatrice del Kissinger Institute on China and the United States. –. L’amministrazione Trump ha cercato di vietare anche WeChat, che oltre a essere una piattaforma di comunicazione è anche una piattaforma tecnologica che raccoglie una grande quantità di dati, più di TikTok. Ma negli Stati Uniti WeChat è usato quasi esclusivamente dagli immigrati cinesi, mentre TikTok è estremamente popolare anche tra gli americani“.

Zhong aggiunge che, se da un punto di vista della sicurezza nazionale degli Stati Uniti è importante riconoscere le possibili minacce, non ci sono abbastanza informazioni su possibili rischi concreti. Sembra che le autorità statunitensi non abbiano ancora mostrato, almeno pubblicamente, una prova incontrovertibile che dimostri l’urgenza della minacciaI dubbi dei legislatori americani e le risposte di TikTok

Il 24 giugno, pochi giorni dopo la pubblicazione dell’inchiesta di BuzzFeed, un gruppo di senatori repubblicani ha inviato una lettera al Segretario del Tesoro Janet Yellen “per chiedere delucidazioni sulla risposta tardiva da parte dell’amministrazione Biden ai rischi per la sicurezza nazionale e la privacy posti da TikTok“. Il 28 giugno, un altro gruppo di nove senatori repubblicani ha inviato una lettera all’amministratore delegato di TikTok, Shou Zi Chew, chiedendo informazioni sulle pratiche di gestione dei dati dell’azienda e sul rapporto con ByteDance, dal momento che l’azienda ha sempre sostenuto di non condividere i dati degli utenti statunitensi con il governo cinese.

In una serie di risposte fornite quest’estate ad alcuni senatori e agli utenti statunitensi, TikTok ha ribadito con fermezza che non condivide e non condividerà mai i dati degli utenti statunitensi con il governo cinese, aggiungendo di essere un’entità separata con sede negli Stati Uniti, soggetta alle leggi del paese. L’azienda non riporta pubblicamente le richieste di dati da parte dei governi, ma pubblica due volte l’anno un rapporto sulle richieste di rimozione di contenuti arrivate dai governi. Quest’ultimo documento mostra che l’azienda non ha mai soddisfatto una richiesta di rimozione proveniente dalla Cina.

In definitiva, però, TikTok è ancora di proprietà di ByteDance. E alcuni dipendenti di ByteDance possono accedere ai dati degli utenti di TikTok. Questo significa che anche il Partito comunista cinese al potere può accedere ai loro dati? Nella sua risposta del 30 giugno ai senatori repubblicani, Chew ha dichiarato che “i dipendenti al di fuori degli Stati Uniti, compresi quelli che vivono in Cina, possono accedere ai dati degli utenti statunitensi di TikTok a seguito di una serie di severi controlli di cybersicurezza e protocolli di approvazione delle autorizzazioni supervisionati dal nostro team di sicurezza, che ha sede negli Stati Uniti“. Da tempo, Chew e TikTok sostengono di non avere “mai fornito dati di utenti statunitensi al Partito comunista cinese, e che non lo faremmo nemmeno a fronte di una richiesta”. Quando Wired US ha chiesto a TikTok come queste affermazioni si conciliassero con il fatto che ByteDance ha effettivamente dell’accesso ai dati e che potrebbe essere costretta a disporne dalla legge cinese, la portavoce delle piattaforma Maureen Shanahan ha spiegato che TikTok è [un servizio, ndr] erogato negli Stati Uniti da TikTok Inc. una società costituita in California e soggetta alle leggi e ai regolamenti statunitensi“.Armi impari

Tuttavia, rimane da capire se TikTok sia effettivamente una minaccia specifica per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti o semplicemente uno strumento usato dai legislatori del paese per affrontare questioni più generali legate a sicurezza e privacy dei dati, disinformazione, moderazione dei contenuti e condizionamento delle società in un mercato tecnologico globalizzato.

Ci sono sicuramente segnali che indicano che gli sforzi di influenza cinese sono destinati a crescere e siano legati alla più ampia strategia del governo cinese in materia di autoritarismo digitale – sottolinea Kian Vesteinsson, analista del think tank no-profit sui diritti digitali Freedom House –. Ma è importante riconoscere che anche il governo degli Stati Uniti ha autorità di sorveglianza della sicurezza nazionale ambigue. Negli ultimi anni, le agenzie governative statunitensi hanno monitorato gli account dei social media di persone che coordinavano le proteste negli Stati Uniti e hanno effettuato perquisizioni di dispositivi elettronici in tutto il paese e al confine. Questo tipo di tattica mina l’idea che si tratti solo di una minaccia straniera“.

C’è poi una questione legata a un possibile squilibrio di potere. Per governo cinese, la popolarità e la diffusione della piattaforma all’interno degli Stati Uniti potrebbe renderla uno strumento per estrarre i dati degli utenti statunitensi e lanciare operazioni di influenza nel paese. Di contro. è possibile che il governo statunitense ritenga di non disporre di un meccanismo analogo attraverso il quale poter attingere direttamente ai dati degli utenti cinesi e cercare di influenzare l’opinione pubblica cinese.

Supponiamo per un attimo che l’intelligence statunitense abbia accesso a WeChat. Dovrebbe faticare per ottenerlo e sarebbe costantemente a rischio di essere scoperta e neutralizzata. La Cina, invece, non deve faticare per avere accesso a TikTok: lo ha per legge – spiega Jake Williams, direttore dell’intelligence sulle minacce informatiche della società di sicurezza Scythe ed ex hacker della National security agency –. Di per sé, non credo che la presenza dell’app di TikTok sui dispositivi delle persone rappresenti una minaccia significativa, ma la possibile raccolta dei dati da parte della Cina attraverso la piattaforma rappresenta una preoccupazione maggiore, soprattutto se combinata con gli altri dati già acquisiti da attori statali cinesi“.

Data la sua immensa popolarità, la sua proprietà e il fatto che la maggior parte delle attività di TikTok sono per natura pubbliche, non esiste una soluzione tecnica chiara per escludere la Cina dal servizio. La questione è se il governo degli Stati Uniti abbia o meno intenzione di progettare una soluzione commerciale o incentivare lo sviluppo di una piattaforma alternativa. Tuttavia, le violazioni della privacy, i problemi di sicurezza e le operazioni di influenza straniera contro i residenti negli Stati Uniti attraverso i social media sono problemi che il governo statunitense non ha ancora risolto. E né i divieti tecnologici né la contro-sorveglianza risolveranno la questione.

Gli Stati Uniti dovrebbero dare il buon esempio – chiosa Vesteinsson di Freedom House –. Quando parliamo di espandere i poteri di sorveglianza del governo statunitense, diamo un pessimo esempio ai governi di tutto il mondo“.

Questo articolo è comparso originariamente su Wired US.




ESG, Pallini: “Ecco lo standard che certifica la compliance delle aziende”

ESG, Pallini: “Ecco lo standard che certifica la compliance delle aziende”

Nasce da cinque anni di studi il primo schema di certificazione per l’ESG riconosciuto da Accredia, pronto per essere adottato dalle organizzazioni che vogliono misurare il proprio impegno nel campo della Sostenibilità. A metterlo a punto sono stati i ricercatori della Scuola Etica di Alta Formazione e Perfezionamento “Leonardo”, associazione culturale senza fini di lucro che è ora lo “Scheme Owner” della SRG88088. A coordinare il progetto è stato il professor Mauro Pallini, che è anche presidente della Scuola Etica, e che in questa intervista a Esg360 spiega il percorso e le potenzialità dell’iniziativa.

Professor Pallini, ci racconta come siete riusciti ad arrivare a questo risultato?

È stato un lungo lavoro, iniziato in tempi “non sospetti”, cinque anni fa, quando il tema dell’ESG non era ancora sulla “cresta dell’onda” come oggi. Siamo riusciti a riunire in un unico sistema un insieme di requisiti che riguardano ambiente, sociale e governance, facendo una sintesi grazie allo sviluppo di una serie di principi che oggi stanno ottenendo apprezzamento in tutto il mondo. Essenzialmente abbiamo identificato la risposta a un bisogno che con il passare del tempo è sempre più sentito: quello di valutare secondo principi standard le prestazioni delle aziende nel campo dell’ESG, restituendo una fotografia attendibile del loro impegno su tutti e tre i pilastri da cui è composta. Oggi in questo campo c’è ancora una grande confusione, a causa di una complessità che si è rivelata difficile da gestire. Abbiamo deciso di accettare la sfida e di misurarci con questo argomento, con la pubblicazione della norma SRG88088:20. Il percorso di validazione è durato quattro anni abbondanti, un tempo che ci è servito per testare lo schema di certificazione in circa 20 aziende, da soli e con il supporto di Accredia. Così oggi siamo in grado di dare una valutazione dei sistemi di gestione per la Sostenibilità delle aziende, alle quali è possibile rilasciare un rating univoco sulla base dei 17 Sustainability Development Goals delle Nazioni Unite.

Qual è il vantaggio di questo sistema di certificazione?

Il principale vantaggio è che racchiude in un unico sistema i rating che oggi sono “polverizzati”, includendo un sistema di controlli che rende le valutazioni effettivamente attendibili. Il rilascio della certificazione del sistema di gestione e della dichiarazione del Rating necessita di un audit presso le aziende che vogliono ottenere la certificazione con un team di auditor incaricato dall’Organismo di certificazione: si tratta di specialisti, che per più giorni fanno i controlli del caso, acquisiscono tutte le informazioni di cui hanno bisogno e le sintetizzano in una valutazione complessiva. Di fatto questo processo apre anche la strada a nuove professioni: i percorsi per la formazione degli auditor li abbiamo messi in campo ormai da 15 mesi, perché non avrebbe avuto senso disporre di uno standard senza la disponibilità di personale specializzato per le verifiche.

Come funzionano le attività di verifica nelle aziende?

Tutto viene attenzionato e valutato come se passasse all’esame di uno scanner, con una particolare attenzione ai concetti di governance e della sostenibilità sociale. Il valore è nei contenuti della norma SRG88088, perché è ampia e avvolge l’azienda nella sua interezza. Nel corso delle verifiche si va a vedere tutto: dagli obblighi legislativi al coinvolgimento degli stakeholder, dalle strategie imprenditoriali alla gestione sociale, dalla partecipazione della comunità agli istituti di credito: abbiamo generato un framework per valutare tutti gli ambiti e gli aspetti della sostenibilità.

Che vantaggio ha un imprenditore che ottiene la certificazione?

Dal momento che si tratta di uno schema accreditato, i vantaggi possono essere importanti. Nelle ultime settimane, ad esempio, mi sono confrontato con i vertici di Intesa Sanpaolo, che mi hanno ribadito come loro riconoscano la certificazione della SRG88088:20 e siano intenzionati – come già hanno fatto in alcuni casi – ad applicare tassi più convenienti alle aziende che ottengono la nostra certificazione. Parliamo di agevolazioni, per esempio i tassi di interesse sui finanziamenti, possono essere ridotti anche del 40/50% rispetto a quelli che vengono applicati a chi non ha la certificazione. In sostanza, quando la banca concede un prestito, con il nostro strumento ha la possibilità non soltanto di verificare le questioni legate al credito, ma riesce ad avere un quadro più ampio e attendibile su chi ha di fronte, e può quindi premiare chi adotta comportamenti più virtuosi verso l’ambiente o verso i propri dipendenti e fornitori, grazie ad una visione imprenditoriale che può assicurare la Business Continuity.

Cosa succede ora che avete ottenuto l’accreditamento?

Intanto sta crescendo l’attenzione delle aziende, che ci chiamano per informarsi e per vedere se è possibile iniziare il percorso che le porterà a ottenere la certificazione. Di pari passo stiamo procedendo con la qualificazione degli organismi di certificazione: abbiamo già iniziato, dei circa 150 presenti in Italia, contiamo di arrivare al 35-40% entro i prossimi mesi. Questo consentirà di poter coprire, potenzialmente, una platea di oltre 400mila imprese su tutto il territorio nazionale.

A questo punto subentra il fattore culturale: le imprese sono pronte?

Ovviamente non tutte si certificheranno, ma la questione culturale si può vincere se si continuerà a fare sensibilizzazione su questi temi, se in altre parole passerà il concetto che la “trasformazione ESG” è un passaggio centrale se vogliamo mettere le basi per un futuro sostenibile da ogni punto di vista. Senza questa volontà, purtroppo, non potranno esserci prospettive di sviluppo per l’uomo sul pianeta. Che sia il momento della sensibilizzazione ce lo confermano i fatti: quando andiamo nelle imprese il primo feedback che abbiamo è che rimangono stupite dai contenuti e si lasciano attrarre da questa soluzione per la transizione.

Anche per creare attenzione attorno a questi temi il 26 maggio avete in programma un appuntamento importate a Milano…

Sì, l’appuntamento è nei locali della Fondazione Culturale Ambrosianeum. A moderare gli interventi sarà il giornalista esperto di sostenibilità Aldo Bolognini, mentre tra i relatori avremo Marco Belardi del centro studi ESG-SRG e Barbara Colombo della Scuola Etica Leonardo che illustrerà i principi dello standard Esg-Srg88088. Per Accredia parteciperà Elena Battellino, che illustrerà il ruolo di Accredia nel nuovo scenario della certificazione dei sistemi di gestione per la sostenibilità. Tra i relatori anche Stefano Bertini di Apave Certification Italia che illustrerà la posizione degli enti di certificazione, Nancy Saturnino dell’Odcec Milano, il vicedirettore di Cassa Lombarda Filippo Casolari e il vicepresidente di Emilbanca Gianluca Galletti. Avremo la testimonianza di un imprenditore che ha già ottenuto la certificazione Roberto Di Domenico della Spiedì srl. Alla tavola rotonda, a cui parteciperò anch’io, è prevista la presenza di Stefania Brancaccio vicepresidente di Coelmo, Michela Turri di Aksilia, di Luigi Guarise consulente di management, di Anna Danzi e Angelo Artale di Finco.

Per concludere, uno dei problemi di questo momento storico è il greenwashing. Il vostro standard è una risposta?

Il nostro standard permette di dare certezza sul tipo di valutazione che le aziende ottengono nel campo della sostenibilità a 360 gradi, quindi anche a livello ambientale. Con questa certificazione, quindi, non c’è rischio greenwashing. Ma a contribuire a risolvere il problema arriverà presto anche una nuova direttiva UE, che ha l’obiettivo di sanzionare chi enuncia attività che non rispondono alla realtà nel campo dell’impegno per la sostenibilità. Potrebbe essere uno strumento di persuasione in più. L’Europa in questo campo vuole essere in prima linea, e se pure il conflitto in Ucraina ne abbia rallentato il percorso, tutti gli analisti sono concordi nel dire che non ci sarà uno stop.




Nasce Diligentia Ets per definire linee guida per la rendicontazione di Sostenibilità

Nasce Diligentia Ets per definire linee guida per la rendicontazione di Sostenibilità

Nasce Diligentia Ets con obiettivi chiari: dettagliare le linee guida per la rendicontazione di Sostenibilità. Ecco il battesimo, in questo articolo di Chiara Guizzetti, che fa parte del team.

Diligentia Ets è il bell’acronimo di Associazione Italici per la responsabilità d’impresa e sviluppo sostenibile.

Si tratta di una nuova realtà che ha a cuore la rendicontazione della Sostenibilità e per questo è stata costituita – attorno a una comunità molto attiva su Linkedin – lo scorso dicembre, con l’intenzione di promuovere azioni e progetti per aggregare imprese e professionisti che avvertono l’esigenza di agire, in modo concreto, per modificare il sentiero di sviluppo economico.

Tra i professionisti che la compongono ci sono consulenti, revisori, amministratori ed è massima l’apertura ad altre associazioni ed enti di accreditamento, tipo Accredia.

All’interno della neocostituita associazione sono nati diversi gruppi di progetto; di particolare interesse quelli dedicati al mondo degli Standard di rendicontazione del report di Sostenibilità.

A tale proposito, all’interno di Diligentia è stato creato l’Osservatorio sugli Standard di Sustainability Reporting, aperto alla partecipazione di Enti, Associazioni, accademici, imprese e professionisti, con l’obiettivo di lungo termine di seguire lo sviluppo e l’evoluzione degli standard di Sostenibilità, promuovendo inoltre a corretta applicazione degli stessi.

Le attività progettuali che hanno interessato l’Osservatorio, a oggi, sono state due: la prima, relativa all’analisi dei documenti pubblicati, in modalità draft exposure, rispettivamente dagli standard setter Issb ed Efrag, per arrivare alla definizione di standard di rendicontazione da applicare a livello europeo e internazionale.

La seconda, finalizzata alla definizione e alla redazione di una linea guida che possa essere un supporto per le attività di certificazione del rapporto di Sostenibilità.

Il primo progetto, di taglio operativo, ha quindi visto la raccolta di commenti e feedback da parte dei membri di una commissione tecnica, costituita all’interno dello stesso Osservatorio e l’invio formale di una lettera di commenti a Issb e a Efrag entro le scadenze previste dai due enti (rispettivamente il 29 luglio e l’8 agosto).

Il secondo progetto si propone di colmare un vuoto normativo relativo alle attività di certificazione del report di Sostenibilità da parte di soggetti terzi indipendenti (principalmente revisori contabili e organismi accreditati). In base a quale procedura o standard i soggetti identificati dalla Direttiva potranno svolgere il loro incarico? Quali sono i requisiti del processo? Quali gli output? Come si determinano i livelli di affidabilità (assurance levels)?

Queste sono le principali domande a cui il gruppo di progetto vuole rispondere, arrivando a elaborare una linea guida per la certificazione del rapporto di Sostenibilità; la linea guida sarà impostata con riferimento alla struttura dell’indice della norma Iso 17029 General Principles and requirements for validation and verification bodies e terrà conto anche dei requisiti della norma Iso 14016 Guidelines on the assurance of sustainability report.

“La Linea Guida per la certificazione di terza parte indipendente del rapporto di sostenibilità si propone di soddisfare uno dei requisiti della proposta di Direttiva sul rapporto societario di sostenibilità. Attualmente – sostiene Cesare Saccani, presidente di Diligentia Ets – non esiste in Italia (e in Europa) uno standard riconosciuto che definisca i principi e i criteri del processo di certificazione nonché i requisiti di competenza dei valutatori e i criteri dei soggetti che erogano il servizio di certificazione del rapporto. Diligentia intende colmare questo vuoto normativo coinvolgendo il più ampio numero di parti interessate“.

Da notare che la politica decisa dal consiglio direttivo è di limitare i soci individuali e di avere invece soci imprese; per le collaborazioni c’è apertura e crediamo che dipenda anche dalla tipologia di progetto.

La timeline di progetto prevede la definizione di un documento da portare all’approvazione del consiglio direttivo di Diligentia entro la fine di settembre, per poi organizzare, in ottobre, un webinar aperto per favorire la conoscenza e la divulgazione del documento.




Patagonia, la famiglia cede l’azienda a no profit per salvare il pianeta

Patagonia, la famiglia cede l'azienda a no profit per salvare il pianeta

La decisione è rivoluzionaria. Patagonia, famosa società statunitense di abbigliamento outdoor valutata circa 3 miliardi di dollari, sarà ceduta a un fondo ad hoc e a un’organizzazione no-profit.

Lo scrive il New York Times, che ha intervistato Yvon Chouinard, 83enne alpinista che possiede l’azienda con la moglie e i suoi due figli. L’obiettivo è garantire che tutti i profitti, circa 100 milioni di dollari l’anno, siano utilizzati per combattere il cambiamento climatico e proteggere i terreni non sviluppati in tutto il mondo.

La mossa arriva in un momento di crescente attenzione per i miliardari e le aziende, accusati di non contribuire  – come invece sostengono – ai problemi del pianeta. Per altro, solo pochi giorni fa un noto filantropo come Bill Gates aveva lanciato l’allarme – in un colloqui con il Financial Times – sul fatto che la tragedia della guerra in Ucraina stesse distraendo l’impegno dei governi europei verso lo stanziamento di aiuti umanitari verso i Paesi bisognosi.

Allo stesso tempo, la rinuncia di Chouinard al patrimonio di famiglia è in linea con la sua lunga tradizione di sostanziale disinteresse verso le regole tradizionali commerciali e con l’amore che da sempre nutre per l’ambiente. “Speriamo che questo influenzi una nuova forma di capitalismo che non finisca con pochi ricchi e un mucchio di poveri”, ha dichiarato Chouinard al New York Times. “Daremo la massima quantità di denaro alle persone che lavorano attivamente per salvare il pianeta”.

Patagonia continuerà ad operare come società privata a scopo di profitto, con base a Ventura, in California, vendendo oltre 1 miliardo tra giacche, cappelli e pantaloni da scii ogni anno. Ma i Chouinard, che hanno controllato Patagonia sino ad agosto, non saranno più proprietari dell’azienda. La famiglia ha trasferito irrevocabilmente le azioni con diritto di voto, pari al 2% del totale, in una nuova entità denominata Patagonia Purpose Trust. Il fondo, che sarà supervisionato da membri della famiglia e da loro stretti consiglieri, mira a garantire che Patagonia tenga fede al suo impegno di gestire l’attività in modo socialmente responsabile e ceda i profitti.

A causa di questa donazione, i Chouinard pagheranno 17,5 milioni di tasse. La famiglia ha inoltre donato il restante 98% delle azioni comuni a una nuova no-profit chiamata Holdfast Collective, che riceverà tutti i profitti della compagnia e li userà per contrastare il climate change. Un’operazione, quest’ultima, che non comporta alcun beneficio fiscale.