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Recupero e responsabilità ambientale nel mondo produttivo: il ruolo strategico del riciclo della carta

Recupero e responsabilità ambientale nel mondo produttivo: il ruolo strategico del riciclo della carta

La gestione sostenibile delle risorse è oggi una priorità inderogabile per ogni settore produttivo. Tra le pratiche più significative e consolidate vi è senza dubbio il riciclo della carta, che rappresenta uno degli ingranaggi fondamentali dell’economia circolare. Questo processo consente di ridurre l’impatto ambientale complessivo della filiera industriale, limitando lo spreco di risorse naturali e contenendo le emissioni climalteranti. Non si tratta più di un semplice gesto individuale. Oggi il riciclo si configura come un vero e proprio processo industriale, capace di coniugare efficienza, responsabilità e innovazione. Dalle imprese editoriali ai grandi poli logistici, sempre più realtà hanno adottato procedure strutturate per la gestione virtuosa degli scarti di carta e cartone, restituendo valore a materiali che, in un modello lineare, sarebbero destinati a diventare rifiuto.

Economia circolare: verso un modello rigenerativo

Per decenni l’economia lineare — basata su produzione, consumo e smaltimento — ha alimentato un sistema insostenibile, con forti ricadute sull’ambiente. La scarsità di materie prime e l’aumento dei rifiuti hanno reso evidente la necessità di una transizione verso un paradigma più equilibrato: l’economia circolare. L’obiettivo di questo approccio è rigenerare i materiali, prolungandone il ciclo di vita e riducendo al minimo gli sprechi. In questo contesto, il riciclo della carta assume un ruolo di primaria importanza. Ogni tonnellata di carta riciclata consente di risparmiare fino a 26.000 litri d’acqua, oltre 4.000 kWh di energia elettrica e riduce di circa 1.000 kg le emissioni di CO2 rispetto alla produzione di carta vergine. Questi dati dimostrano con chiarezza quanto il riciclo contribuisca non solo alla tutela dell’ambiente, ma anche a un utilizzo più razionale delle risorse, garantendo benefici ambientali, economici e sociali di lungo termine. Il mondo produttivo, negli ultimi anni, ha assunto un ruolo sempre più centrale nella promozione di una gestione sostenibile dei rifiuti. In particolare, comparti come l’editoria, la logistica, la grande distribuzione e la manifattura generano quotidianamente notevoli quantità di carta da imballaggio, moduli amministrativi e documentazione cartacea. Se non opportunamente recuperati, questi materiali possono pesare enormemente sulla quantità complessiva di rifiuti solidi urbani, aumentando i costi di smaltimento e aggravando l’impatto sull’ambiente. Al contrario, avviare processi strutturati di recupero significa valorizzare il rifiuto come risorsa, riducendo la pressione su discariche e inceneritori. Sempre più aziende scelgono di affidarsi a operatori specializzati nel riciclo, come piattaforme di selezione e impianti di trattamento, in grado di garantire una gestione controllata ed efficiente del macero. Questo approccio non solo permette di ridurre gli sprechi, ma contribuisce a creare nuove opportunità di lavoro nella green economy e a promuovere comportamenti virtuosi lungo tutta la catena del valore.

La filiera del riciclo: come funziona

Il processo di riciclo della carta non si esaurisce con la raccolta differenziata. Per garantire un ciclo produttivo realmente sostenibile, servono tecnologie avanzate e procedure rigorose. Tutto comincia con la raccolta differenziata dei rifiuti cartacei presso le aziende, i centri logistici e gli uffici, dove la carta viene separata da plastica, vetro e altri materiali potenzialmente inquinanti. Successivamente, il materiale selezionato viene trasportato agli impianti di trattamento specializzati, dove avviene una fase di cernita accurata per rimuovere impurità come graffette metalliche, plastiche o inchiostri non compatibili con il processo di recupero. Dopo la selezione, la carta viene pressata per essere più agevolmente stoccata e trasportata verso le cartiere. In queste ultime, la carta recuperata viene miscelata con acqua e sottoposta a ulteriori processi di pulizia e raffinazione, per poi essere trasformata in nuova carta riciclata pronta a tornare sul mercato. Si tratta di un percorso industriale complesso, che richiede investimenti e competenze specialistiche, ma che garantisce risultati concreti in termini di riduzione dell’impatto ambientale e di risparmio di risorse preziose. Adottare pratiche virtuose di recupero offre alle imprese vantaggi non solo ambientali, ma anche competitivi. In primo luogo, la corretta gestione dei rifiuti consente di contenere i costi di smaltimento e di rispettare le normative sempre più stringenti in materia ambientale. In secondo luogo, la scelta di avviare circuiti interni di recupero e riciclo migliora l’immagine aziendale, rispondendo alle aspettative di consumatori e stakeholder che premiano comportamenti trasparenti e responsabili. Non va sottovalutato, inoltre, l’aspetto etico: integrare la sostenibilità nelle strategie aziendali significa contribuire concretamente alla transizione ecologica e al contrasto del cambiamento climatico. Un’impresa che investe in processi circolari dimostra di saper innovare e di cogliere le opportunità offerte dal mercato della green economy, sempre più rilevante anche per la competitività internazionale.

Innovazione e tecnologia per il riciclo

Negli ultimi anni, la filiera del riciclo ha conosciuto importanti innovazioni tecnologiche. Sistemi di automazione e sensoristica avanzata hanno reso possibile ottimizzare la selezione della carta, riducendo gli scarti e migliorando la qualità del materiale destinato alle cartiere. Anche il monitoraggio digitale dei flussi consente un tracciamento puntuale e trasparente, aumentando la sicurezza lungo tutta la catena del riciclo. Tecnologie come l’intelligenza artificiale possono supportare la gestione dei dati, semplificando le fasi di controllo e rendendo più efficace l’intero processo. Parallelamente cresce l’attenzione verso l’eco-design, ovvero la progettazione di prodotti cartacei e imballaggi che siano facilmente riciclabili, minimizzando l’uso di sostanze chimiche dannose o componenti eterogenei. Anche questo rappresenta una responsabilità del mondo produttivo, che deve saper ripensare ogni articolo già dalla fase di progettazione, considerando il fine vita come parte integrante del ciclo.

La normativa e le prospettive future

A sostenere questo percorso virtuoso intervengono normative sempre più puntuali, sia a livello nazionale che europeo. Direttive come il Pacchetto Economia Circolare hanno fissato obiettivi ambiziosi per il recupero e il riciclo dei rifiuti, spingendo le imprese a raggiungere standard di sostenibilità elevati. In Italia, la responsabilità estesa del produttore obbliga molti settori industriali a farsi carico anche della gestione del fine vita dei prodotti immessi sul mercato, promuovendo la raccolta differenziata e la tracciabilità dei rifiuti. Questo approccio favorisce comportamenti più virtuosi e incentiva lo sviluppo di soluzioni innovative. Guardando al futuro, la sfida sarà quella di integrare ancora meglio il riciclo nei modelli di business, rendendolo un elemento centrale delle strategie aziendali e non solo un adempimento normativo. La collaborazione tra imprese, istituzioni, operatori ambientali e cittadini rappresenta la chiave per rendere sempre più efficace la filiera e generare valore condiviso. Il riciclaggio della carta è oggi molto più di un gesto di buona volontà: è una componente essenziale di un sistema economico che vuole essere competitivo, innovativo e rispettoso dell’ambiente. La responsabilità ambientale non può più essere delegata solo al consumatore finale. Il mondo produttivo, con la sua capacità organizzativa e la sua forza di investimento, ha il dovere — e l’opportunità — di guidare questa trasformazione, trasformando la sostenibilità in un vero motore di crescita. Promuovere pratiche di recupero significa ridurre la pressione sulle risorse naturali, migliorare la qualità della vita, creare occupazione in settori green e contribuire concretamente alla lotta contro il cambiamento climatico. Lavorare per un modello produttivo sempre più circolare è, in definitiva, una scelta di responsabilità collettiva che premia l’efficienza e genera valore, un investimento per le imprese, per la società e per le generazioni future.




Tesi di laurea: CRITERI E METODI DI MISURAZIONE DELLA CORPORATEREPUTATION: IL CASO FERRARI

CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE, MARKETING E DIGITAL MEDIA

GESTIONE DELLA REPUTAZIONE E RELAZIONI PUBBLICHE DIGITALI

Anno Accademico 2024/25

INTRODUZIONE

La corporate reputation è un costrutto complesso, alla cui creazione contribuiscono un insieme ampio di variabili che interagiscono tra loro e che ne garantiscono il mantenimento nel tempo. La reputazione è un attributo dell’azienda e pertanto le viene riconosciuta dall’esterno. Nell’epoca attuale il concetto di reputazione è diventato fondamentale. Una buona corporate reputation crea valore strategico per le aziende, in quanto costituisce uno di quegli asset difficilmente imitabili da parte dei competitor, che permettono di ottenere una performance finanziaria superiore e durevole. Investire nella costruzione e nel mantenimento di una buona reputazione crea quindi valore nel lungo termine per l’azienda e tutti i suoi stakeholder.

Nel primo capitolo ho analizzato il concetto di reputazione mettendo in luce come questo termine affondi le proprie radici nel bisogno umano di riconoscimento e stima da parte degli altri. L’uomo in quanto animale sociale costruisce la propria identità attraverso il
rapporto con la società, questa dinamica si riflette inevitabilmente anche nelle sue organizzazioni, che a loro volta sono soggette alla necessità di costruire e mantenere una reputazione positiva. Partendo quindi dal significato etimologico della parola sono arrivata ad una definizione precisa della corporate reputation e dei suoi pilastri fondanti.

Il secondo capitolo è dedicato all’approfondimento delle caratteristiche che rendono la reputazione un costrutto multidimensional, time based e people dependent. Attraverso un’analisi della letteratura esistente, ho preso in considerazione i principali metodi di misurazione che vengono utilizzati ad oggi, ponendo una particolare attenzione al metodo RepTrak®Pulse e RepTrak®…


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Tesi di laurea: REPUTAZIONE E POTERE NELLO SPORT: IL TENNIS E ILFENOMENO DELLO SPORTSWASHING – TRA SOFT POWER,SPONSOR E GRANDI EVENTI

CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE MARKETING E DIGITAL MEDIA

TESI DI LAUREA IN GESTIONE DELLA REPUTAZIONE E RELAZIONI PUBBLICHE DIGITALI

Anno Accademico 204/25

Introduzione e Abstract

Il presente elaborato intende esaminare, nell’ambito della disciplina relativa alla gestione della reputazione, il fenomeno dello sportswashing. Con questo termine si fa riferimento all’utilizzo dello sport da parte di organizzazioni e di Stati come strumento per migliorare all’estero la percezione di sé; accreditare l’immagine di un paese moderno, aperto e avviato sulle riforme e così distogliere l’attenzione da temi quali il rispetto delle Convenzioni Internazionali sui diritti umani o l’utilizzo di pratiche commerciali sleali.

Si tratta di uno strumento di propaganda utile ad influenzare l’opinione pubblica attraverso l’uso della public diplomacy, o per rafforzare il sentimento nazionalista. L’obiettivo è dunque sostanzialmente quello di “ripulire” l’immagine e la reputazione dei singoli, di aziende, organizzazioni o di Paesi. Sebbene, quando si parla del “soft power” nello sport, vi sia la tendenza ad associare questo fenomeno a manifestazioni quali i Giochi Olimpici o i Mondiali di calcio, la verità è che quelle stesse strategie possono essere utilizzate in qualunque disciplina sportiva.

L’analisi proposta si orienterà pertanto sull’applicazione dei principi propri della gestione della reputazione applicabili al fenomeno in esame, con l’obiettivo di comprendere come gli attori coinvolti cerchino di modellare la propria immagine pubblica attraverso iniziative sportive. Il fenomeno dello sportswashing come sopra definito, verrà qui esaminato con riferimento ad eventi sportivi di rilevanza mondiale organizzati da paesi governati da monarchie assolute tendenzialmente autarchiche o da regimi totalitari. Il fenomeno è particolarmente diffuso nelle discipline sportive più popolari come ad esempio il calcio e, più recentemente, il tennis.


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Tesi di laurea: Il valore aggiunto del Made in Italy: caso studio di Caffè Pascucci

Tesi di laurea: La narrazione che crea valore: il caso "Figli del Mondo" e "Appennino hub"

Corso di laurea in Comunicazione e Digital Media

Tesi di laurea in Comunicazione d’impresa e gestione della reputazione

Anno Accademico 2024/25

Introduzione

Il Made in Italy rappresenta da tempo un marchio di qualità riconosciuto a livello internazionale, in grado di rappresentare tradizione, buon gusto e creatività. Il fattore italiano ha inciso in tanti settori come la moda, l’agroalimentare, l’arredamento… Questa tesi si proporne di analizzare il valore e l’evoluzione del Made in Italy come elemento competitivo per le aziende italiane nel settore del caffè, un prodotto alla base della nostra cultura.

Le motivazioni che mi hanno spinto ad approfondire questo tema sono legate ad un serie di fattori. Il mio interesse è emerso dopo aver letto un capitolo del libro “Il reputation management spiegato semplice” scritto dal professor Luca Poma, relatore di questa tesi, e dalla dott.sa Giorgia Grandoni, la quale mi ha accompagnata nella scrittura dell’elaborato. Il capitolo1 parla del tipico “Bar Mario”, il luogo di ritrovo italiano che ognuno di noi frequenta abitualmente. Questi locali, distribuiti in tutta la penisola, sono in grado di creare emozioni che nessuna grande catena, come Starbucks, può offrire. Viene poi analizzato quanto il brand “Italia” sia amato e replicato in tutto il mondo, ma è anche un valore immateriale che noi italiani non sappiamo spesso risaltare. Da questa lettura è emersa la curiosità di indagare su quanto il Made in Italy sia un valore aggiunto per le aziende italiane e come alcune siano riuscite ad esportare i format italiani all’estero.

Per tali ragioni ho deciso di analizzare come caso studio Caffè Pascucci, un’azienda che ha portato lo stile del bar italiano al di fuori dei confini nazionali. Questa impresa è una torrefazione di caffè, nata in un piccolo paese di Pesaro Urbino, che oggi conta circa 600 caffetterie in franchising in tutto il mondo. L’obiettivo della ricerca è esplorare quanto il valore del Made in Italy, oltre ad una buona reputazione, abbiano contribuito alla costruzione di un lovemark, cioè un marchio capace di instaurare un legame emotivo profondo con i consumatori….


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Tesi di laurea: Brand activism, un ramo della Responsabilità Sociale dì’Impresa sempre più importante: prendere una posizione non è più una scelta.

CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE, MARKETING E DIGITAL MEDIA
GESTIONE DELLA REPUTAZIONE E RELAZIONI PUBBLICHE DIGITALI

Anno Accademico 2023/24

Abstract

Nell’era del digitale e della trasparenza, l’attivismo di brand non è più solo un’opzione strategica, ma un obbligo per le imprese che vogliono mantenere la loro posizione, soprattutto agli occhi della Generazione Z. Questa tesi vuole analizzare come, in un contesto in cui le informazioni sono istantaneamente accessibili e la consapevolezza sociale dei consumatori è in crescita, i brand sono chiamati a prendere posizioni su questioni sociali, ambientali ed etiche per soddisfare le aspettative di un pubblico giovane e attento.

Inizialmente un’introduzione teorica sul Reputation Management, investire nella gestione della reputazione aziendale è fondamentale per il raggiungimento di obiettivi economici e non. La Corporate Social Responsibility è diventata una vera e propria strategia di gestione; le organizzazioni non possono più inseguire puramente il profitto, hanno il compito di contribuire al benessere ambientale e sociale. Il cuore della ricerca riguarderà il fenomeno del Brand Activism, la sua evoluzione e l’impatto che ha su consumatori come non mai consapevoli e informati.

Si affrontano le tematiche più ricorrenti, come i diritti civili, la sostenibilità ambientale e l’inclusione, che spesso trainano la visibilità dei marchi e generano compenso. Al contempo si osserverà come questioni più controverse vengano talvolta ancora evitate per minimizzare il rischio di backlash (ripercussioni).

Attraverso un’indagine quantitativa basata su un questionario, si esamina l’influenza dell’attivismo dei brand sui comportamenti d’acquisto, evidenziando che autenticità e trasparenza sono fattori decisivi per conquistare e mantenere la fiducia del pubblico contemporaneo che guida questa tendenza e influenza sempre più spesso tutte le fasce d’età.


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