“Il cubano che parla con gli occhi”

Milano 1-8/12/11 – Torino 16/12/11 – 07/01/12 – L’Avana dal 15/01/12
A Milano esclusiva mostra fotografica di Alex Castro, con foto inedite del Presidente della Repubblica Cubana Fidel Castro, raccolte anche in un libro. Paolo Limiti: “Un’operazione culturale straordinaria”

Inaugurazione
Mercoledì 30 Novembre ore 12:00
Nuovo CIB Centro Internazionale di Brera
Via M. Formentini 10 – Milano

Con il patrocinio dell’Ambasciata Cubana in Italia, del Consolato Generale di Cuba e dell’Ambasciata Italiana a Cuba, per la prima volta in Italia una “personale” di Alex Castro – fotografo di fama – nella quale attraverso l’obiettivo l’autore fa rivivere l’anima dell’isola caraibica catturando quello che percepisce lo sguardo: i colori, le sfumature e la tranquilla e fiera dignità della gente cubana. In mostra, sessantaquattro scatti di vario genere, dai paesaggi dell’Avana ai ritratti inediti ed esclusivi di Fidel Castro. “Ho voluto essere io a fotografare il cielo di Cuba: ha colori fantastici, ti sembra quasi di poterlo toccare ed abbracciare – ha dichiarato Alex Castro – Cuba è così bella che ogni tanto mi chiedo come fare per cercare di regalarle l’eternità. In molti hanno parlato e scritto di Cuba, ma voglio che il mondo veda l’isola attraverso i miei occhi, perché io parlo con le mie foto”, ha concluso il figlio del Lider Maximo. “Delle immagini di Alex Castro ci colpisce prima di tutto la naturalezza. Quella di chi ha Cuba nel sangue. Non importa che si tratti di un paesaggio, di un ritratto o di una scena di vita quotidiana. L’anima dell’isola caraibica è sempre visibile”, ha commentato il fotografo Julian Hargreaves.
La mostra, che inizia a Milano, si sposterà a Torino dal 16 dicembre al 07 gennaio presso l’HUB Multiculturale “Cecchi Point”, per poi terminare il suo “viaggio” nella città dell’Avana il 15 gennaio. L’Ambasciatore italiano a L’Havana Marco Baccin ha dichiarato: “E’ con piacere che l’Ambasciata d’Italia da’ il suo patrocinio alla mostra fotografica di Alex Castro, che con la sua arte rafforza gli storici vincoli culturali italo-cubani e ci aiuta a capire meglio Cuba e la “cubania””.
La mostra diventa anche occasione per il lancio dell’omonimo libro, una raccolta di episodi di vita strettamente privata della famiglia Castro. Edito da Magi Edizioni in tiratura limitata, il libro è scritto da Antonio Crapanzano un curriculum di primo piano come autore in RAI e Mediaset –  e dal giornalista Luca Poma, in collaborazione con Marila Sarduy, moglie di Alex Castro. “Il libro – ha dichiarato Luca Poma, co-autore dell’edizione – oltre ad ospitare scatti fotografici semplicemente straordinari, include brevi racconti delle vicende giovanili di Alex, vicende ‘di famiglia’ riguardanti il rapporto con il padre e con la scuola, con l’isola e con le difficoltà del “periodo speciale”, “piccole storie” lontano dalle speculazioni di carattere politico e dalla “grande storia” istituzionale, e proprio per questo – conclude Poma – di estremo interesse per il lettore”.
Tutte le foto scattate da Alex Castro nella sua qualità di fotografo ufficiale della Presidenza della Repubblica Cubana sono inedite, mai pubblicate prima in altre opere editoriali. Si tratta di oltre 200 fotografie suddivise nel libro in vari temi (Lider Maximo, arte & moda, balletti, paesaggi, pelota e terremoto di Haiti). In contemporanea alla Mostra, avranno inizio a Milano, le riprese del Docu-Movie che racconta la vita di Cuba attraverso gli occhi di Alex Castro, realizzato con la regia di Ettore Pasculli e prodotto da Megavista e Silvio Sardi. Modererà la conferenza stampa di presentazione dell’evento Paolo Limiti.

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Molteni (Cattolica): anche le PMI possono puntare sulla CSR

Intervista al fondatore di CSR Manager Network Italia
“Ci sono moltissime misure di welfare aziendale non troppo costose che consentirebbero alle piccole e medie imprese di opporre soluzioni organizzative intelligenti ai problemi dei dipendenti”.
Mario Molteni insegna Corporate Strategy ed Economia aziendale all’Università Cattolica di Milano dove dirige anche l’ALTIS (Alta Scuola Impresa e Società) e conosce da vicino il mondo delle aziende italiane. Sa bene che in molti casi a piccole società messe sotto pressione dalla crisi non si possono chiedere investimenti eccessivi.
“Forme ben gestite di flessibilità degli orari, di part-time orizzontale o verticale, di tele-lavoro, di servizi di time-saving come quelli di chi mette a disposizione una figura che può sbrigare tante piccole incombenze dei lavoratori evitando assenze dall’ufficio possono, però, migliorare la vita dei dipendenti senza grandi sacrifici economici per l’impresa”.
“È chiaro – aggiunge Molteni – che investimenti per l’asilo nido, per la palestra aziendale, per l’housing sociale per i dipendenti, se li possono permettere solo imprese di grandi dimensioni e in ottimo stato di salute. Questo spiega, ad esempio, la leadership assunta da Luxottica nell’ambito del welfare aziendale. In una stagione economica come questa, invece, per le imprese della grande distribuzione i margini in picchiata spesso suggeriscono di procrastinare le misure più onerose a favore dei dipendenti”.
Ma allora la responsabilità sociale di impresa è una cosa per grandi aziende e possibilmente messe bene?
“Realisticamente sono proprio le grandi imprese che impongono il passo della Corporate Social Responsibility. Ed è comprensibile: sono loro che hanno più risorse, che hanno persone con le competenze idonee a progettare e realizzare le politiche. Sono le grandi imprese ad avere un parco clienti e uno spettro di stakeholder così ampi da rendere opportuna la redazione di un bilancio sociale. Per questo, al di là della retorica sulle PMI, mi preme sottolineare il ruolo di traino che le grandi aziende possono e debbono avere”.
Cosa intende dire?
“Faccio un esempio. In questo periodo sto lavorando con una grossa azienda che distribuisce oltre 30.000 articoli e che ha deciso di promuovere tra i fornitori la logica del packaging sostenibile: crollo verticale dell’uso della plastica, riduzione del peso, contenimento delle dimensioni così da ridurre lo spazio occupato sugli scaffali e nei camion. Ne consegue che anche centinaia di piccole imprese fornitrici sono indotte a mutare le proprie logiche produttive in ottica green. Ecco come la CSR si diffonde e diventa un fenomeno pervasivo”.
Di fronte a diversi casi di cronaca di smaltimento illecito dei rifiuti o di scarsa sicurezza sul lavoro è facile pensare che in Italia (e non solo) ci siano ancora grossi problemi di greenwashing. Che, insomma, in troppi casi la CSR sia soltanto una questione di facciata…
“Senz’altro è un problema reale. Nella più recente Comunicazione dell’Unione Europea in tema di CSR si fa esplicito riferimento al fenomeno del greenwashing e alla necessità di combatterlo. Detto questo, non è vero che il greenwashingsia l’atteggiamento prevalente: c’è molta più sostanza che inganno nelle politiche di CSR. E l’ostentato cinismo dei critici ad ogni costo ormai altro non è che ignoranza”.
Ma la CSR va regolamentata?
Attenzione, anche questo è l’ambito di ormai vecchi equivoci. L’Unione Europea definisce la CSR un ambito di azione volontaria delle imprese. Questo è complementare, e non va assolutamente contrapposto, alla necessità di buone leggi che rendano obbligatori quei comportamenti che impattano su diritti fondamentali dei lavoratori e della comunità. E ovviamente quando un comportamento smette di essere volontario e diventa obbligatorio, esce dall’ambito della CSR”.
Lei ha fondato il CSR Manager Network Italia che raccoglie un centinaio di esperti del settore i quali si incontrano sistematicamente per discutere i temi caldi della CSR. Qual è la posizione di questo gruppo sul tema della rendicontazione socio-ambientale?
“Ormai le Linee guida del GRI (Global Reporting Initiative) sono diventate lo standard di riferimento anche nel nostro Paese. Ma in un progetto che stiamo realizzando con l’ISTAT è emerso che i dati elaborati dalle imprese non sono ancora confrontabili tra loro. Prendiamo un dato che sembrerebbe elementare: il numero dei dipendenti. Bene, c’è chi tratta in un modo i collaboratori part-time e chi in un altro; c’è chi conteggia gli stagisti e chi non; e così via. L’esito è quello di avere numeri tra loro non omogenei che poi vanno a impattare su tutti i valori “pro-capite” che vengono calcolati. Speriamo che il progetto CSR Manager Network – ISTAT porti i frutti sperati. Sarebbe una best practice a livello internazionale. Del resto sui temi della CSR tra le imprese italiane ci sono già numerosi casi virtuosi conosciuti anche oltre frontiera”.




CERVELLI A CONFRONTO ALLA IULM

UN CONFRONTO FRA PROFESSORI E RICERCATORI, MEDICI, IMPRENDITORI ED ESPERTI DEL MONDO DELLA COMUNICAZIONE SU COME COSTRUIRE UN NUOVO PARADIGMA DI VITA E DI FUTURO PER SUPERARE LA CRISI
Si terrà il 2 dicembre presso l’Aula Magna dell’Università IULM di Milano con inizio alle ore 09.15 un intesa giornata di dibattito dal titolo “L’INFORMAZIONE, L’UNIVERSO E LA VITA”. Il seminario vedrà la partecipazione di esperti di fama e rappresentanti di differenti discipline, i quali analizzeranno la profonda interazione tra segnali, messaggi e informazioni, non solo nell’organismo umano ma anche nella società: quali sono le “connessioni virtuose” che ci permetteranno di superare la crisi, impostando un modello di sopravvivenza del genere umano che sia sostenibile e realmente orientato al futuro? Un cambiamento necessario, che passa attraverso la ricerca dell’autenticità nel cibo, nella medicina, nello stile di vita, nella maniera di interagire tra persone e con la natura, e attraverso la consapevolezza di ogni individuo di essere parte di una rete ampia di relazioni e di conoscenze interconnesse.
Tra i relatori,  Ervin Laszlo, Filosofo della scienza e Presidente del Club di Budapest.

La partecipazione di giornalisti come Marina Terragni, Luca Poma, Cipriana Dall’Orto, Gioia Locati, di imprenditori e manager, registi e scienziati, assolve ad una duplice ragione: da un lato quella di legare la riflessione sul necessario cambio di paradigma di vita alla dimensione quotidiana dei costumi e dei consumi, dall’altro l’esigenza di  generare una nuova visione, più complessa e più sensibile, proprio a partire dall’interrelazione tra linguaggi espressivi totalmente differenti. Modera Michele Miazza, di RAI News 24.
Il convegno può essere seguito in streaming all’indirizzo www.livestream.com/liveiulm


 




RESPONSABILITA’ IN CATTEDRA: LE IMPRESE TORNANO A LEZIONE

All’Università di Torino con “Green Gear” casi di eccellenza di Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR): gli studenti diventano protagonisti della riflessione su green economy, imprenditoria responsabile e partecipazione giovanile.
Disattenzione dei giovani, immobilismo dell’Università, irresponsabilità delle aziende: AIESEC (*) – l’organizzazione universitaria internazionale più grande al mondo – in collaborazione con la Facoltà di Economia di Torino e con il patrocinio della Provincia di Torino e della Camera di Commercio, s’interroga su questi temi di stringente attualità e “porta in cattedra”, direttamente all’interno dei corsi di economia aziendale, alcuni illustri nomi dell’imprenditoria piemontese, paradigmi dell’industria responsabile e portatori di un punto di vista concreto e consapevole sulla possibilità di un business dal volto umano.
Il progetto “Green Gear” è stato realizzato interamente da un team di giovani studenti torinesi, con la collaborazione di alcuni membri AIESEC provenienti da diversi Paesi del mondo, che hanno individuato relatori “ad hoc”, curato la logistica del progetto, promosso l’evento con azioni di viral marketing e incontrato il sostegno di istituzioni, professionisti e organizzazioni. “Siamo convinti – ha dichiarato Chiara Ferrari, portavoce territoriale di AIESEC Torino – che progetti come questo, creati dagli studenti per gli studenti, possano contribuire a creare una classe di leaders del domani più responsabili di coloro che li hanno preceduti, ottenendo un impatto positivo sulla società”
Ecco il calendario delle lezioni, tutte presso la Facoltà di Economia di Torino:
25 novembre, ore 8.30: Alberto Bertone, CEO di Acqua Sant’Anna e il progetto “BioBottle”
28 novembre, ore 8.30: Federico Grom e l’indiscusso valore delle matierie prime di qualità
2 dicembre, ore 8.30: Maurizio Bergandi, communication manager di Amiat, spiega le iniziative ecologiche dell’azienda
5 dicembre, ore 8.30: Francesco Bianco, fondatore di M**Bun e la sua attenzione per la “short supply chain”, il rispetto per i dipendenti e l’importanza del riciclo
A conclusione del progetto, un “Job Day”, il 7 dicembre alle 10 presso l’Aula Magna della Facoltà di Economia, durante il quale gli studenti potranno assistere ad una tavola rotonda con diverse imprese che, impregnate sul tema della CSR, tireranno le fila della questione. L’incontro sarà moderato da Alessandro Calderoni (giornalista e speaker radiofonico) e vedrà la partecipazione di Luca Poma (noto giornalista esperto di CSR e Crisis communication), Francesco Bianco (Titolare di M**Bun), Mario Preve (Presidente di Riso Gallo) e Alessandro Barberis (Presidente della Camera di Commercio di Torino). E’ in corso di conferma la presens di APS ed Ikea. Al termine del convegno gli studenti potranno incontrare informalmente le aziende partecipanti, per uno scambio di idee e per porgere eventualmente i loro curricula.
Per ulteriori informazioni sono disponibili i siti http://www.greengear.tk o www.aiesec.org/italy/torino o l’email torino@aiesec.it. Erika Guerra – Team Leader PR di Aiesec Torino: erica.guerra@aiesec.net
(*) Di più su AIESEC: presente in oltre 110 Paesi del mondo e composta da oltre 60 mila membri, AIESEC (Association International des Etudiants en Sciences Economique et Commerce) nasce 60 anni fa con lo scopo di creare una classe di leaders del domani più responsabili di coloro che li hanno preceduti, ottenendo un impatto positivo sulla società e favorendo il confronto tra culture diverse. I progetti AIESEC sono ideati dagli studenti stessi e per gli studenti, dimostrando come l’università rappresenti ancora l’incubatore principale delle nuove idee e della formazione culturale e umana degli adulti del domani.




GranDesignEtico

Intervista a Sergio Costa su GranDesignEtico, il premio che concilia bellezza made in Italy, funzionalità, estetica ed etica dei processi produttivi.
Cos’è GranDesign Etico? Come nasce?
E’ sempre più sentita la necessità di un indirizzo comune nel quale progettare, lavorare e vivere in armonia con se stessi e con l’intero pianeta. Da un lato è riscontrabile un costante aumento dei consumatori attenti e sensibili che esigono prodotti certificati, dall’altro esistono progettisti ed aziende che operano secondo criteri di eticità preservando l’uomo nel suo ambiente e favorendo lo sviluppo economico. Abbiamo immaginato quindi di creare DesignEtico: un punto d’incontro tra progettisti, produttori e consumatori, offrendo  un’opportunità a tutti coloro che sentono il bisogno di operare e di vivere  in armonia verso un futuro sostenibile. DesignEtico accomuna professionisti, aziende, associazioni che hanno cominciato un percorso futuribile teso a migliorare la qualità di vita, abbracciando una filosofia di etica consapevolezza. Una pratica che parte dalla consapevolezza che una soluzione di sviluppo vera e sostenibile non e’ mai una vittoria isolata, ma e’ piuttosto un sistema di soluzioni nel quale si soddisfano tutte le componenti: quella di chi produce, di chi beneficia del prodotto/servizio e dell’ambiente. DesignEtico intende  innescare  processi creativi volti a formulare nuove soluzioni nel rispetto dell’uomo in relazione con se stesso, gli altri uomini e la natura stessa.
Cosa vi differenzia da altri premi e riconoscimenti di settore?
GranDesignEtico è un evento contenitore che nel suo percorso iniziato nel 1993 ha organizzato convegni, seminari, tavole rotonde, mostre di design, di fotografia, d’arte, workshop trasversali, incontri e dibattiti con intellettuali, architetti, designer, manager e docenti, sociologi e filosofi per focalizzare vari aspetti della società contemporanea. Inoltre organizza eventi internazionali che hanno visto la partecipazione di personaggi del mondo del design, dell’arte e della cultura. Il premio molto importante ne è una parte significativa ma non è il solo elemento comunicativo della mission. In ogni caso la differenza del premio GrandesignEtico rispetto agli altri premi si racchiude nella parola ETICA con i suoi parametri di selezione.
Alcune aziende e istituzioni da Voi segnalate in passato?
Molte, e tra esse non poche sono italiane, per fortuna l’Italia – troppo spesso ritenuta fanalino di coda – a invece una sua particolare sensibilità, che man mano si sta sempre più sviluppando: da Alessi a Slow Food, da Ballarini a Coltellerie Berti, da Lavazza a Bonomi. Sul sito www.grandesign.it/ si possono apprezzare il nostro percorso, la nostra storia, e le case-history che abbiamo voluto portare all’attenzione del pubblico
Quali sono i vostri futuri obiettivi?
Ampliare la partecipazione agli eventi per sensibilizzare sempre piu il mondo in cui operiamo nel prendere in esame anche un’altro significativo aspetto : una produzione che salvaguarda l’ambiente offrirebbe anche maggiori opportunità di business
Che mondo sognate?
Un mondo fatto da individui che con consapevolezza ed etica mettono al primo posto il rispetto della persona. Individui che aspirano alla conoscenza e che attraverso l’attività lavorativa ricercano il meglio per l’essere  umano, impegnandosi in prima persona in opere di solidarietà verso le persone meno abbienti e i popoli perseguitati dalla miseria e dalla povertà.