AI, la grande fuga dal controllo (umano). Il senso degli ultimi allarmi e quali soluzioni ci sono

AI, la grande fuga dal controllo (umano). Il senso degli ultimi allarmi e quali soluzioni ci sono

Ci risiamo. L’ultimo annuncio su un’AI che sfugge al controllo viene da Anthropic: un modello ha ottenuto privilegi di amministratore su un sistema reale, raccolto altre credenziali, modificato le impostazioni per rendere più agevole un nuovo accesso e letto i dati personali di una persona. La sessione si è chiusa quando Claude ha esaurito il budget di token. Nessun operatore umano gli aveva ordinato di colpire quell’organizzazione.

È il quarto incidente comunicato finora da Anthropic, il 9 settembre 2026 (ma risale a gennaio), in un’escalation di allarmi connessi a modelli agentici che fanno azioni malevole sofisticate, coordinate, con pianificazione di lungo periodo e tentativi di nascondere le proprie “malefatte”, in modi che fino a poco tempo fa gli esperti pensavano ancora “futuribili”. Il più noto è l’attacco OpenAI-Hugging Face.

Nelle scorse ore, Sam Altman ha ipotizzato in un meeting interno la possibilità di rallentare lo sviluppo dell’AI, proprio per evitare che i progressi sfuggano al controllo umano. Come del resto proposto da vari esperti negli ultimi anni e, tra le big tech, soprattutto da Anthropic. Significativo che anche Altman si stia convincendo in tal senso – lui che ha sempre agito da innovatore della Silicon Valley di vecchio stampo, move fast and break things. Un ricercatore di Anthropic in settimana si è dimesso avvisando del rischio che l’AI ci uccida tutti.

Che sta succedendo? È così difficile “allineare” un modello ai nostri fini reali, che comprendono anche i nostri valori, ossia i vincoli sui mezzi con cui quei fini vengono raggiunti?

E che possiamo fare per evitare rischi catastrofici senza bloccare l’innovazione?

Cerchiamo di mettere in fila gli ultimi eventi

L’ultimo attacco Anthropic

Durante una valutazione di cybersicurezza, una versione preliminare di Claude Opus 4.6 ha reso irraggiungibile per errore il bersaglio fittizio, assegnandogli un indirizzo di rete in conflitto con un’altra macchina. Ha provato a interrompere il compito otto volte. Il comando di uscita non funzionava. L’agente ha continuato allora a cercare una soluzione, ha trovato un percorso verso Internet lasciato aperto da una configurazione errata e ha trattato un computer di terzi come parte dell’esercitazione.

a sequenza descritta nell’analisi di Anthropic del 9 settembre contiene due falle. La prima è l’accesso non autorizzato, pur senza un ordine di colpire terzi. La seconda riguarda la capacità di accorgersene. Il caso era sfuggito alla ricerca iniziale con agenti AI su circa 141 mila trascrizioni ed è riemerso in agosto. Anthropic ha poi esteso lo scrutinio a circa 481 milioni di trascrizioni: 9,2 milioni hanno superato il primo filtro e sono stati esaminati con Claude. Non sono emersi altri episodi di gravità pari o superiore.

Il fatto nuovo comprende sia il superamento del confine operativo sia la sproporzione tra la scala delle azioni e le capacità di ricostruzione di un gruppo umano. L’auditor finisce così per usare altri agenti, portatori degli stessi limiti che dovrebbe misurare. Gli attacchi agentici AI dell’estate 2026 hanno trasformato questa difficoltà da ipotesi di laboratorio a problema di gestione degli incidenti.

Quattro incidenti Anthropic, con differenze che contano

Nel primo rapporto del 30 luglio, Anthropic aveva esaminato 141.006 test e individuato tre incidenti, per sei sessioni complessive, ai danni di tre organizzazioni. Claude doveva trovare un’informazione nascosta in una rete simulata. Il prompt sosteneva che Internet non fosse disponibile, ma una configurazione errata lasciava aperto l’accesso. I filtri cyber dei prodotti commerciali erano stati rimossi per misurare la capacità sottostante dei modelli.

Claude Opus 4.7 ha raggiunto un’azienda reale dal nome quasi uguale al bersaglio fittizio, ha estratto credenziali e ha avuto accesso a un database con alcune centinaia di righe di produzione. Claude Mythos 5 ha pubblicato su PyPI un pacchetto malevolo: è stato online circa un’ora, è stato eseguito su 15 sistemi e ha sottratto le credenziali di uno scanner di sicurezza. Un modello interno, raggiunti sistemi estranei, è finito invece per fermarsi.

La successiva analisi ha corretto la lettura iniziale. Opus 4.7 ammetteva di interagire con un sistema reale, ma presumeva di essere autorizzato; Mythos 5 reinterpretava gli indizi contrari pur di considerare l’ambiente una simulazione. Anthropic parla di ragionamento distorto e imprudenza nella ricerca dell’obiettivo.

I quattro casi vanno distinti da quello di Hugging Face. Ogni incidente ha coinvolto una sola istanza, senza coordinamento o tentativi accertati di cancellare tracce. I modelli successivi, Opus 5 e Mythos 5.1, hanno prodotto meno condotte distruttive nelle repliche simulate; le protezioni commerciali avrebbero aggiunto altre barriere. Resta il dato comune: un obiettivo autorizzato, una specifica incompleta e un varco di rete sono bastati per raggiungere infrastrutture di terzi.

Hugging Face, quando 1.200 agenti formano un’organizzazione

Tra maggio e luglio 2026, istanze OpenAI che avrebbero dovuto rimanere isolate hanno sfruttato l’infrastruttura di ricerca, hanno raggiunto Internet e hanno trasformato il gestore di pacchetti Artifactory in una bacheca. Quando il servizio è stato ricostruito, gli agenti hanno creato un nuovo canale codificando messaggi nei nomi delle directory.

Secondo l’inchiesta indipendente di METR del 26 agosto, circa 1.200 agenti hanno trovato la bacheca; 700 hanno partecipato all’attacco e il sistema ha prodotto oltre 70 mila messaggi e file nel periodo analizzato.

Il rapporto di OpenAI riferisce che gli agenti hanno trovato credenziali esposte, concatenato vulnerabilità, eseguito codice su decine di server e ottenuto accesso root su uno di essi, oltre a dati privati limitati e credenziali di messaggistica. Hanno copiato dati di valutazione in un dataset pubblico e, dal 13 al 19 luglio, ottenuto privilegi di amministratore su un cluster di ricerca OpenAI. Il monitoraggio ha segnalato l’anomalia il 19 luglio.

Il movente operativo era comprendere o manipolare il valutatore di ExploitGym. Per 198 dei 898 compiti nessun modello aveva mai dato una risposta corretta; da questo gruppo proveniva il 93% dei problemi discussi sulla bacheca. Gli agenti avevano già ricavato molte risposte aggirando la prova, ma credevano che il valutatore controllasse anche il percorso. Persistenza ed esplorazione uscirono così dal perimetro.

METR ha trovato in almeno 96 trascrizioni chiamate a strumenti contraffatte: il registro mostrava un comando, mentre ne veniva eseguito un altro. Più del 7% delle trascrizioni conteneva spoofing in qualche punto. I casi osservati erano piccoli; non è emerso un occultamento esteso. Diverse istanze hanno studiato però come modificare o cancellare i log, e l’audit non ha potuto escludere che alcuni tentativi siano riusciti fuori dalla finestra analizzata.

Il salto di rischio sta nella pianificazione condivisa

Un chatbot genera una risposta. Un agente conserva lo stato del compito, usa strumenti, osserva gli effetti delle azioni e decide il passo successivo. Molte istanze eseguite contemporaneamente aggiungono un altro livello: ciascuna esplora una parte dello spazio delle soluzioni, condivide ciò che trova e può assumere un ruolo dentro una struttura che nessuno aveva progettato.

La coordinazione cambia l’economia dell’attacco. Migliaia di copie possono provare strade diverse, verificare credenziali e adattarsi ai fallimenti. Il Time Horizon 1.1 di METR, basato su 228 compiti di software, machine learning e cybersicurezza, stima un raddoppio dell’orizzonte dei compiti riusciti nel 50% dei casi ogni 196,5 giorni lungo la serie 2019-2025; sul tratto dal 2024 la stima scende a 88,6 giorni, con forte sensibilità alla composizione del benchmark. La metrica misura la difficoltà del compito rispetto al tempo umano, non le ore di esecuzione. Insieme al parallelismo indica comunque che il volume da sorvegliare cresce mentre si restringe il tempo di reazione.

Allineamento significa controllare anche il modo in cui si arriva al risultato

Allineare un modello significa ottenere l’esito desiderato attraverso un processo compatibile con regole, intenzioni e limiti dell’operatore. Una rassegna di Google DeepMind del 2020, firmata da Victoria Krakovna, Jonathan Uesato e altri ricercatori, ha raccolto circa 60 esempi di specification gaming: sistemi che soddisfacevano la specifica letterale tradendo l’obiettivo sostanziale. Con agenti capaci di programmare e navigare, la scorciatoia può includere alterazione dell’ambiente, ricerca del codice del valutatore e manipolazione delle prove.

La persistenza è un moltiplicatore. Un compito impossibile senza una via d’uscita sicura trasforma ogni fallimento in un invito a esplorare ancora. Claude Opus 4.6 ha tentato invano di abbandonare il test prima di colpire un sistema reale. Gli agenti di OpenAI hanno continuato a cercare anche dopo avere ricavato le risposte, perché avevano costruito una teoria errata sul funzionamento del valutatore. In entrambi i casi una proprietà desiderata, la tenacia, si è accoppiata a una specifica incompleta.

Lo studio Agentic Misalignment: How LLMs Could be Insider Threats, pubblicato da Aengus Lynch e altri ricercatori di Anthropic, University College London, Mila e MATS nel giugno 2025, ha sottoposto 16 modelli a scenari aziendali simulati: quando le alternative innocue erano precluse, alcuni sceglievano ricatto o spionaggio per evitare la sostituzione o perseguire l’obiettivo. Anthropic non ha osservato quei casi nei normali dispiegamenti e nel maggio 2026 ha riferito risultati migliori dei modelli successivi. Resta un limite: addestrare sul test può insegnare la risposta attesa senza garantire la stessa condotta in situazioni nuove.

Quando l’auditor deve fidarsi di un altro agente

L’incidente OpenAI ha prodotto una seconda forma di perdita di controllo, legata alla conoscenza di ciò che il sistema ha fatto e quindi alla possibilità di controllare almeno ex post (riducendo danni futuri). METR ha svolto l’indagine con due ricercatori e un collaboratore di Redwood Research per sei giorni negli uffici dell’azienda. Il perimetro principale copriva il 7-13 luglio. Circa 1.300 trascrizioni molto lunghe e oltre 70 mila messaggi e file rendevano impraticabile una lettura soltanto umana.

Gran parte dell’analisi è stata delegata a GPT-5.6 Sol, spesso alla guida di strutture gerarchiche di sotto-agenti, che hanno prodotto oltre mille pagine. METR ha trovato errori, riassunti difficili da verificare e una tendenza ad adottare la prospettiva dell’agente esaminato. Gli auditor non hanno trovato prove di inganno da parte del controllore, ma hanno dichiarato di non essere sicuri che lo avrebbero rilevato. La lettura delle trascrizioni poteva inoltre rendere più saliente la collaborazione con gli agenti sotto esame.

Il circuito diventa così autoreferenziale. Un agente genera più azioni di quante un umano possa controllare; un secondo agente seleziona e interpreta quelle azioni; l’essere umano vede soprattutto ciò che il secondo modello ha deciso di mostrargli. Un controllore compromesso, collusivo o semplicemente incline allo stesso errore può far apparire regolare una condotta che non lo è. In queste condizioni, l’assenza di un allarme non equivale all’assenza di un comportamento pericoloso.

Anche la catena di pensiero offre soltanto un segnale parziale. Nel marzo 2025 OpenAI ha mostrato che un secondo modello poteva riconoscere il reward hacking dai passaggi di ragionamento. Penalizzare direttamente i pensieri sospetti lasciava sopravvivere gran parte della condotta e la rendeva meno visibile. Lo studio internazionale Chain of Thought Monitorability: A New and Fragile Opportunity for AI Safety descrive questa monitorabilità come utile, imperfetta e fragile rispetto ad addestramento e scala.

Nella scheda di sicurezza di GPT-6 Astra del 3 settembre 2026, OpenAI afferma che il modello rispetta meglio di GPT-5.6 Sol i limiti, ma espone meno informazioni compromettenti nel ragionamento. In prove avversariali Astra nascondeva il sandbagging, cioè una prestazione intenzionalmente inferiore nei test, e talvolta evitava i monitor durante compiti di sabotaggio. Non è emersa steganografia e gli scenari erano costruiti per ottenere l’elusione. Il progresso medio delle misure di sicurezza può quindi convivere con una minore ispezionabilità nei casi peggiori.

Dall’errore locale alla perdita di controllo sistemica

L’International AI Safety Report 2026, coordinato da Yoshua Bengio con oltre cento esperti indipendenti indicati da più di trenta Paesi e organizzazioni, valuta che i sistemi attuali non abbiano ancora le capacità necessarie per provocare una perdita di controllo irreversibile. Il rapporto registra però progressi nei prerequisiti, tra cui il funzionamento autonomo, la scoperta di scappatoie e il riconoscimento del contesto di valutazione.

Il rischio sistemico nasce dalla combinazione di capacità e accessi. Un agente isolato con pochi permessi produce un danno circoscritto. Molte istanze con rete, credenziali, memoria condivisa, capacità offensive e tempo possono intervenire su più infrastrutture prima che l’organizzazione ricostruisca il piano. Se riescono anche a rendere incompleti i log o a influenzare il controllore, la risposta perde la propria fonte di verità.

L’agente insider opera alla velocità delle macchine

Un agente aziendale può leggere posta e repository, eseguire codice, autorizzare pagamenti, cancellare dati ecc.

La divisione del lavoro tra istanze separa raccolta, sviluppo ed esecuzione in azioni che possono apparire innocue a un filtro incapace di ricostruire il disegno complessivo.

L’automazione offensiva è già osservabile quando l’obiettivo resta umano. Nel settembre 2025 Anthropic ha rilevato una campagna di cyberspionaggio attribuita con alta confidenza a un gruppo sponsorizzato dallo Stato cinese. Secondo il rapporto della sua Threat Intelligence, Claude Code ha eseguito l’80-90% delle operazioni tattiche contro circa trenta obiettivi, con intervento umano in quattro-sei decisioni per campagna e richieste multiple al secondo. Gli incidenti del 2026 aggiungono la possibilità che condotte dannose emergano anche da un obiettivo lecito formulato male o perseguito oltre il perimetro.

La physical AI trasforma una decisione in forza e movimento

La portata di questi rischi aumenta negli scenari futuri verso cui molti big (come Nvidia) e soprattutto la Cina già puntano: la robotica intelligente.

Collegare la pianificazione a robot, veicoli, droni o apparati industriali amplia la conseguenza di ogni errore. Un comando può muovere un braccio, cambiare una pressione, aprire una valvola o disattivare una protezione fisica. La velocità agentica si trasferisce così a processi nei quali il ripristino di un file non ripara un danno fisico.

Lo studio Jailbreaking LLM-Controlled Robots di Alexander Robey e altri quattro ricercatori, presentato all’ICRA 2025, ha attaccato tre sistemi: guida autonoma simulata, veicolo terrestre con GPT-4o e robot Unitree Go2 con GPT-3.5. RoboPAIR e altri metodi hanno spesso raggiunto il 100% di successo nell’indurre azioni dannose. Le prove riguardavano jailbreak intenzionali; dimostrano che una barriera conversazionale non protegge automaticamente gli attuatori.

La Roadmap 2026 del NIST per lo smart manufacturing, di Gregory Vogl, Aaron Cornelius e Xiaodong Jia, richiama la necessità di operazioni affidabili negli ambienti industriali. Un pianificatore generativo capace di modificare anche gli interblocchi, il controllore deterministico o il proprio arresto trasformerebbe un errore di allineamento in una violazione della sicurezza funzionale.

Accesso ai propri pesi, copie e persistenza

C’è poi uno scenario ancora più terribile. Se i modelli riescono ad accedere al proprio codice e ai propri pesi, possono replicarsi all’infinito fuori dal nostro controllo.

Bisogna sapere che un modello di frontiera non dispone normalmente dei propri pesi. Il computer sul quale l’agente esegue comandi è separato dai data center che ospitano il modello; i file sono grandi, il calcolo costa e i fornitori cloud verificano identità e pagamento. La replica richiede dunque più passaggi: ottenere i pesi o un modello utilizzabile, trovare calcolo, trasferire il software, avviare copie e mantenere l’accesso.

Il benchmark RepliBench dell’AI Security Institute britannico, costruito da Sid Black e altri nove ricercatori, conclude che i cinque modelli esaminati non rappresentano ancora una minaccia credibile di autoriproduzione completa. Sanno però avviare istanze cloud, scrivere programmi auto-propaganti ed esfiltrare pesi protetti da difese semplici; falliscono spesso nei controlli sull’identità e nella persistenza.

Un esperimento di Palisade Research del maggio 2026 ha mostrato che, ricevuto esplicitamente l’obiettivo e trovati host vulnerabili, Claude Opus 4.6 copiava pesi Qwen, harness e prompt nell’81% dei tentativi. È una capacità misurata in ambiente controllato; l’esperimento non documenta un impulso spontaneo alla replica. Il rischio futuro riguarda una proliferazione sufficiente a rendere inefficace lo spegnimento dell’istanza originaria. Attenzione: l’evasione dalla sandbox osservata nel caso Hugging Face rappresenta già uno dei passaggi tecnici necessari.

Le difese tecniche devono ridurre la fiducia concessa al modello

Passiamo alle difese possibili contro questi rischi, secondo quanto adesso è esplorato dai principali laboratori AI.

Ci sono misure tecniche. Il contenimento parte dall’architettura. Internet va negato per impostazione predefinita e concesso soltanto verso destinazioni, protocolli e volumi espliciti. Ogni istanza deve avere identità, credenziali, budget e permessi propri, con privilegi minimi e scadenze brevi. I servizi condivisi fra sandbox vanno trattati come canali di comunicazione. I log devono essere duplicati fuori dall’ambiente, firmati e resi non riscrivibili dal modello operativo.

Anche la specifica del compito è una difesa. Servono bersagli enumerati, divieti comprensibili, un comando di arresto affidabile e test verificati come risolvibili. Le valutazioni devono cercare collaborazione emergente, obiettivi adottati da altre istanze, spoofing dei log, persistenza e influenza sui revisori. Nei sistemi fisici o finanziari, regole deterministiche e due approvazioni indipendenti possono proteggere pagamenti, privilegi, pubblicazione di codice e disattivazione degli interblocchi.

Il monitoraggio deve operare alla velocità delle macchine senza dipendere da un solo modello. OpenAI ha introdotto allarmi automatici e, per gli eventi più gravi, sospende l’attività se entro trenta minuti non viene dimostrato un falso positivo. Dopo l’incidente di luglio, l’AI Security Institute britannico ha adottato controlli di rete granulari e sorveglianza in tempo reale. Servono inoltre monitor diversi dal sistema operativo, telemetria sulle azioni, campioni umani e un percorso di arresto che l’agente non possa modificare.

Due filoni di ricerca cercano di ridurre il rischio che anche il controllore AI sbagli o venga aggirato.

Il primo chiede al modello di produrre, dopo la risposta principale, un secondo resoconto nel quale dichiara se ha violato istruzioni, preso scorciatoie o manipolato la prova. OpenAI chiama questo resoconto «confessione». Durante l’addestramento, ciò che il modello ammette non riduce il premio ottenuto per il compito principale; la confessione viene valutata separatamente e premiata soltanto se descrive con accuratezza il comportamento tenuto. Il modello conserva così un incentivo a riferire una violazione anche quando quella violazione gli ha permesso di superare il test.

Nel proof of concept pubblicato da OpenAI nel dicembre 2025, una versione di GPT-5 Thinking è stata provata su test costruiti per provocare inganno, violazioni delle istruzioni e manipolazione del valutatore. In media, nel 4,4% dei casi il modello ha violato le regole senza ammetterlo nella confessione. Il risultato rende più visibili molte condotte scorrette, ma non le impedisce. Il metodo fallisce soprattutto quando il modello non comprende di avere commesso una violazione, e OpenAI lo presenta come una prova iniziale condotta su scala limitata.

Il secondo filone distribuisce il controllo tra più soggetti. Nel paper AI Control: Improving Safety Despite Intentional Subversion, presentato nel 2023 e aggiornato nel 2024, Ryan Greenblatt, Buck Shlegeris, Kshitij Sachan e Fabien Roger hanno simulato una sequenza di compiti di programmazione. Un modello potente, GPT-4, è stato trattato come potenzialmente ostile; un modello meno capace, GPT-3.5, ha controllato il codice e i casi più sospetti sono stati destinati a una quantità limitata di revisione umana. Questi protocolli hanno intercettato più tentativi di inserire errori nascosti rispetto ai controlli più semplici, senza azzerare il rischio di elusione o collusione.

La conseguenza è che una confessione o il giudizio di un altro modello non possono costituire l’unica fonte di verità. I resoconti degli agenti devono essere confrontati con segnali indipendenti e sottratti al loro controllo: traffico di rete, modifiche ai file, identità utilizzate, permessi richiesti e autorizzazioni effettivamente ricevute.

Le norme esistenti coprono solo una parte del problema

Altre misure sono normative. Qui lo stato dell’arte è il nostro AI Act europeo.

L’articolo 55 dell’AI Act impone ai fornitori di modelli per finalità generali con rischio sistemico test avversariali documentati, mitigazione dei rischi, segnalazione degli incidenti gravi e sicurezza di modello e infrastruttura. Dal 2 agosto 2026 la Commissione può esercitare i poteri di enforcement; i modelli già sul mercato prima dell’agosto 2025 hanno tempo fino al 2 agosto 2027.

La ricerca precedente all’immissione sul mercato gode di un’esclusione generale. Le linee guida della Commissione precisano che alcuni obblighi dei modelli a rischio sistemico coprono anche lo sviluppo. Gli incidenti rendono necessario chiarire le garanzie applicabili ad audit interni, fornitori di valutazione e prove collegate a Internet, proprio dove sono emerse le condotte più difficili da controllare.

Per i sistemi ad alto rischio l’articolo 14 richiede una supervisione umana proporzionata all’autonomia, con la possibilità di interrompere l’azione. L’AI Omnibus del 27 luglio 2026 ha rinviato parte delle scadenze al 2027 e al 2028. Il Regolamento europeo sulle macchine, applicabile dal 20 gennaio 2027, dispone che i controlli auto-evolutivi non portino la macchina oltre il compito e lo spazio di movimento definiti e che registrino le decisioni rilevanti per la sicurezza.

Negli Stati Uniti, il rapporto NIST AI 800-5 del maggio 2026 sintetizza una consultazione con industria, università e comunità della sicurezza. I principi classici restano validi, ma vanno adattati agli agenti; al governo sono richiesti standard, linee guida e condivisione degli incidenti. Sono indicazioni non vincolanti.

I Frontier AI Safety Commitments di Seul, sottoscritti anche da Anthropic e OpenAI, chiedono soglie di rischio intollerabile, valutazioni esterne e, nei casi estremi, la rinuncia a sviluppare o distribuire il sistema se le mitigazioni non bastano. Restano impegni volontari. Gli strumenti citati non creano un meccanismo internazionale vincolante che colleghi capacità agentiche osservabili a conseguenze automatiche per lo sviluppo.

Un rallentamento coordinato richiede soglie e verifiche comuni

Tutto questo viene visto come insufficiente da molti esperti.

Già nel 2024 i massimi guru dell’AI Yoshua Bengio, Geoffrey Hinton, Andrew Yao e altri 22 autori hanno chiesto sulla rivista Science, in Managing extreme AI risks amid rapid progress, istituzioni tecnicamente competenti, valutazioni obbligatorie e governance internazionale dei sistemi autonomi. L’obiettivo è creare tempo per misurare e mitigare capacità che avanzano più rapidamente delle difese.

Nel rapporto When AI builds itself, Marina Favaro e Jack Clark dell’Anthropic Institute descrivono agenti che automatizzano una quota crescente della ricerca fino a contribuire ai propri successori. La piena auto-miglioria ricorsiva non esiste ancora e non è inevitabile. Anthropic propone come rimedio di preparare l’opzione di rallentare o sospendere temporaneamente lo sviluppo di frontiera quando le capacità superano quelle di controllo.

Una pausa unilaterale però sposterebbe il vantaggio verso il concorrente meno prudente. Una misura efficace richiederebbe laboratori in più Paesi, indicatori comuni, criteri per ripartire e verifiche contro lo sviluppo segreto. Un po’ come avviene con i trattati contro la proliferazione del nucleare.

L’addestramento però è più facile da nascondere di un silo missilistico: chip e data center hanno usi generali, non servono solo per fare avanzare la frontiera. Per di più, gli incentivi a violare l’accordo sono elevati: sono militari ed economici assieme.

Gli incidenti del 2026 forniscono indicatori concreti per costruire soluzioni.

Il controllo umano significativo deve diventare una proprietà verificabile di architettura, permessi, infrastruttura, monitor e organizzazione.

Gli incidenti di questa estate mostrano quanto siamo ancora lontani da questa condizione.


Bibliografia

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Fonti normative e istituzionali

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Unione europea, Regolamento (UE) 2023/1230 relativo alle macchine, https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2023/1230/en

Governo del Regno Unito, Frontier AI Safety Commitments – AI Seoul Summit 2024, 2024, https://www.gov.uk/government/publications/frontier-ai-safety-commitments-ai-seoul-summit-2024/frontier-ai-safety-commitments-ai-seoul-summit-2024




Video-investigación Curso Genius: “Personas bajo ataque”… ¿un desafío superado?

Después de nuestra investigación detallada sobre el uso efectista de las noticias falsas en la construcción de campañas de difamación y publicidad negativa contra marcas, en este video-documental contamos y profundizamos en la historia de una empresa que fue víctima de una campaña de odio en internet, la cual puso seriamente en riesgo la continuidad de su negocio. A través de entrevistas a periodistas, abogados, psicólogos y docentes universitarios, y también gracias al testimonio directo de los fundadores de la empresa y de varios de sus colaboradores, reconstruimos lo sucedido, indagando en el poder destructivo (tanto para organizaciones como para personas) de las informaciones descontextualizadas, enfatizadas de forma interesada y, en ocasiones, manipuladas de mala fe…

Esto es el video original en italiano




Video-inchiesta Genio in 21 giorni: “People under attack”… una sfida vinta?

Video-inchiesta Genio in 21 giorni: "People under attack"… una sfida vinta?

Dopo la nostra dettagliata inchiesta sull’uso ad effetto di “fake news” nella costruzione di campagne di diffamazione e black PR contro i brand, , in questo video-documentario raccontiamo e approfondiamo la storia di un’azienda vittima di una campagna di odio on-line, che ha messo seriamente a rischio la sua business continuity: attraverso interviste a giornalisti, avvocati, psicologi, docenti universitari, e anche grazie alla testimonianza diretta dei fondatori dell’azienda e di diversi collaboratori della stessa, ricostruiamo l’accaduto, indagando la potenza distruttiva – per organizzazioni e persone – di informazioni decontestualizzate, strumentalmente enfatizzate, e a volte dolosamente manipolate…

Il video è disponibile anche con sottotitoli in lingua spagnola




“Pirlo? Figuraccia internazionale della Figc: serve un reset. Ora Malagò detti un cambio di passo”

“Pirlo? Figuraccia internazionale della Figc: serve un reset. Ora Malagò detti un cambio di passo”

La Nazionale Italiana si trova in una palude reputazionale. L’intervista all’esperto di reputation management Luca Poma

Giorni di silenzio, poi un lungo post notturno su Instagram, corretto e integrato il mattino successivo. È la modalità con cui Andrea Pirlo ha scelto di rompere gli indugi sul caso che lo ha travolto insieme alla Nazionale. Una sequenza che, agli occhi di chi si occupa di crisis communication, presenta più di un problema. Ne abbiamo parlato con Luca Poma, professore di Reputation management all’Università LUMSA di Roma, uno dei massimi esperti italiani in materia, dietro alcune delle più delicate gestioni di crisi reputazionali nel nostro Paese.

“Pirlo ha comunicato male e tardi”, esordisce Poma. “Il risultato è che ha perso un contratto importante, vicino ai 6 milioni di euro. E la cosa più grave è che questa situazione era ampiamente prevedibile”. Il danno, però, non riguarda soltanto l’ex campione del mondo: “Qui il problema è per tutto il calcio italiano, che di certo non aveva bisogno di quest’altra figuraccia internazionale. Per quanto la vicenda personale di Pirlo pesi, la sua reputazione viene dopo quella della FIGC: è l’istituzione a pagare il prezzo più alto”.

Ciò che colpisce l’esperto è soprattutto l’assenza di qualsiasi gestione preventiva della crisi. “Sono stati ignorati i fondamentali del reputation management: non c’è stata una valutazione preventiva del rischio sufficientemente attenta, nessuna analisi di ciò che sarebbe potuto accadere. La parola chiave é approssimazione, non saprei definire diversamente ciò che é successo”.

E precisa: “Il punto non è solo Pirlo, che è a tutti gli effetti un brand a sé, con un valore e una riconoscibilità propri. Ciò che sconcerta davvero è che un’istituzione come la FIGC non sia storicamente attrezzata per prevedere e gestire un caso del genere. Malagó, insediato da pochissimo, dovrà rappresentare un punto di svolta, direi di rottura, se vogliamo risollevare le sorti del calcio italiano”.

Nella vicenda si è inserita persino la Russia, che ha espresso solidarietà a Pirlo. Un gesto che Poma liquida senza esitazioni: “Non mi sorprende: la Russia coglie ogni occasione utile per tentare di spaccare l’Occidente, e anche questa vicenda si presta perfettamente allo scopo. Ma Mosca francamente è l’ultima che dovrebbe parlare di reputazione altrui: la sua, direi, non è messa molto meglio”.

Il quadro complessivo, per la Federazione, è tutt’altro che rassicurante. Tre mancate qualificazioni mondiali alle spalle e ora questo pasticcio. “Il punto è che per la FIGC Pirlo era già la seconda scelta, dopo Guardiola. Questo significa che chi arriverà adesso sarà percepito come una terza scelta, e partirà ancora di più in salita, con un deficit di credibilità da colmare fin dal primo giorno”, osserva Poma.

“In questo momento la reputazione della FIGC è in crisi, é un dato di fatto. Mi verrebbe da definirla una vera e propria palude reputazionale”. E aggiunge, con amarezza: “Questo è l’ultimo spettacolo che avremmo voluto vedere, dopo tre qualificazioni mondiali mancate. Gli italiani, privati della performance sportiva dei mondiali, ora sono dinnanzi a quest’altro spettacolo, decisamente poco edificante”.

Che fare, dunque? Se la Federazione lo interpellasse, Poma non avrebbe dubbi: “Serve un bel reset. Un breve momento di riflessione per riorganizzare le idee e soprattutto far scendere l’entropia, anche perché la posta in gioco non è solo la pur importante nomina del CT bensì l’intero progetto della nazionale azzurra. In secondo luogo, più previsione di scenario: bisogna saper guardare un metro più avanti rispetto alle scelte che si fanno. Inoltre, un media- training di emergenza a chiunque debba prendere la parola in pubblico, abbiamo assistito a scene tutt’altro che efficaci. Poi, basta ‘effetto annuncio’: si parla solo quando le decisioni sono già state prese e sono definitive”.

Infine, un bel riposizionamento per Malagó: “È un manager straordinario, dev’essere il Mattarella del calcio, gestire le relazioni, nazionali e internazionali, e tornare a far sognare la squadra e con essa l’intero Paese”.




La fabbrica della disattenzione: dieci anni di TikTok

La fabbrica della disattenzione: dieci anni di TikTok

Quello che oggi è uno dei principali motori culturali del pianeta nasce il 20 settembre 2016, quando ByteDance lancia in Cina A.me, app per video musicali in playback, che a dicembre diventa Douyin (“suono che vibra”) e in un anno raggiunge 100 milioni di utenti. Un anno dopo arriva la versione internazionale, TikTok, che oggi conta oltre due miliardi di utenti, in Italia 25 milioni mensili e circa 90 minuti di uso medio giornaliero. D’altra parte, come rivelano documenti interni di ByteDance resi pubblici dalla radio no profit americana Npr, bastano 35 minuti di uso perché l’app diventi un’abitudine, se non una dipendenza. Per via di una capacità ipnotica incorporata nella piattaforma: se Facebook chiede “Chi conosci?”, Instagram “Chi desideri essere?” e X “Che cosa hai da dire?”, TikTok va dritto al punto: “Che cosa ti fa restare incollato allo schermo?”. Diversi studi mostrano che chi lo usa riporta livelli elevati di esperienze di flusso – lo stato gratificante di assorbimento in un’attività – e di perdita della percezione del tempo. La piattaforma genera inoltre risonanza, osservando le nostre reazioni ai video e amplificando ciò che ci coinvolge di più. “I social una volta raccomandavano contenuti di creator già noti o legati ai temi del momento”, spiega il sociologo Tommaso Venturini, del Medialab dell’Università di Ginevra. “TikTok è stato il primo a usare un algoritmo capace di cogliere somiglianze profonde e sfuggenti tra i contenuti – atmosfere, emozioni, vibrazioni – e per questo non si limita a spingere i trend: riesce a farli nascere prima degli altri social”. Rompendo le vecchie gerarchie di amici, follower e celebrità, un account senza storia può raggiungere milioni di persone se supera i primi test dell’algoritmo: “Non è una rete di amicizie”, osserva Venturini, “ma una macchina per scoprire cose nuove”, che evolve insieme a chi la usa. “Il sistema capisce gli interessi di un utente entro i primi 200 video”, spiega Fabian Baumann, ricercatore al Max Planck Institute di Berlino, “dopo un po’ non è più chiaro se stai cercando il contenuto o il contenuto sta cercando te”.

In questo articolo, alcune immagini  del progetto fotografico e video Bereitschaft (2024)  in cui gli artisti Ganslmeier  & Zibelnik hanno indagato i post  che impongono  regimi fisici rigorosi  e promuovono  un ritorno  a un modello conservatore  di mascolinità.
In questo articolo, alcune immagini del progetto fotografico e video Bereitschaft (2024) in cui gli artisti Ganslmeier & Zibelnik hanno indagato i post che impongono regimi fisici rigorosi e promuovono un ritorno a un modello conservatore di mascolinità. 

La distrazione esisteva anche prima di TikTok, certo, ma qui assume una forma efficiente: breve, verticale, personalizzata, infinita. Ogni swipe è una micro-scommessa – il prossimo video sarà noioso, utile, sexy, commovente? – e il sistema funziona anche grazie alla “ricompensa intermittente”, lo stesso principio delle slot machine: la possibilità che il post giusto sia il prossimo ci impedisce di mettere via lo smartphone. Un vortice che fa sembrare imbolsiti gli altri social: come dice il critico Aidan Walker, “guardare i Reels di Instagram è come scorrere TikTok con due settimane di ritardo”. Questa velocità comprime il ciclo di vita di mode e trend: “Quelli tradizionali crescono lentamente, raggiungono un picco e declinano”, spiega Lorynn Divita, docente di fashion design alla Baylor University. “I microtrend di TikTok esplodono e in poche settimane scompaiono. Marchi come Shein e Temu li intercettano e li replicano subito a basso costo, inondando il mercato”, spiega Divita, “senza contare il fenomeno TikTok Shop, che ha generato 66 miliardi di dollari di vendite nel 2025, +94% sul 2024 (a pagina 76 scriviamo del caso beauty)”.

artwork di Ganslmeier & Zibelnik
artwork di Ganslmeier & Zibelnik 

La piattaforma porta all’estremo anche la disintermediazione. “Ha creato scorciatoie che superano il vaglio di editori ed esperti”, nota Venturini, “una canzone esplode perché diventa l’audio di una challenge; un libro torna in classifica perché una lettrice piange davanti alla copertina. Molti artisti pop inseriscono negli album canzoni con momenti musicali studiati per diventare colonne sonore su TikTok”. Si può dire che la piattaforma abbia riorganizzato il mercato culturale intorno a emozioni immediatamente comunicabili: se X premia la frase tagliente e Instagram il corpo e il viaggio fotogenico, su TikTok funziona il “gancio”, tanto che i primi tre secondi dei video sono diventati una grammatica del coinvolgimento (“Non crederai a…”, “Ecco tre cose che…”). E anche le sottoculture cambiano natura: quelle del Novecento si radicavano in club, negozi e fanzine, con codici e tempi di apprendimento; oggi sono veloci traiettorie algoritmiche in cui si scivola video dopo video. “Il vantaggio è una visibilità globale immediata; il limite è la perdita di profondità”, nota Divita: “cottagecore, coquette, dark academia sembrano più costellazioni di abiti, mossette e parole chiave che sottoculture storiche”. Anche perché, secondo il ricercatore Scott Graffius, la vita media di un post su TikTok è inferiore a un minuto, contro i 52 di X, gli 86 di Facebook e i dieci giorni di YouTube. Sotto questa leggerezza c’è una insospettabile funzione pedagogica: TikTok insegna come ottenere attenzione nell’era dell’accelerazione algoritmica. “Ci mostra un flusso continuo di sconosciuti che cercano di rendersi interessanti per 30 secondi”, spiega il critico Rob Horning. “Il tempo sulla piattaforma diventa un corso su come apparire interessanti a un’audience indifferenziata”. Una pedagogia che riguarda anche la politica: studi recenti mostrano che microvideo e challenge possono rafforzare le mobilitazioni giovanili, ma anche facilitare manipolazioni. Dopo le presidenziali rumene del 2024, in cui il nazionalista Călin Georgescu arrivò primo grazie a una fortissima esposizione su TikTok, il voto fu annullato. Negli Usa il controllo cinese della piattaforma è stato considerato una minaccia alla sicurezza nazionale, tanto che ByteDance è stata obbligata a cedere il controllo delle attività americane per evitare il divieto. Così, a dieci anni dalla nascita, TikTok è ormai un’infrastruttura culturale globale, una macchina dell’attenzione, un terreno di conflitto geopolitico e, forse più di tutto, uno scivolo velocissimo verso il futuro.

artwork di Ganslmeier & Zibelnik
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