META SOTTO ACCUSA 2025-2026

META SOTTO ACCUSA 2025-2026

Ho letto della recente, ennesima indagine aperta dalla Commissione europea nei confronti di Meta per presunta violazione del DSA (questa volta nel mirino c’è il design “che crea dipendenza” di Facebook e Instagram: scroll infinito, autoplay, notifiche push, raccomandazioni cucite su misura).

Strano. Il colosso di Menlo Park è notoriamente così attento alla nostra privacy, alla tutela dei nostri dati e (soprattutto) a quella dei minori.

E infatti le numerose sanzioni e le indagini aperte a latere nei confronti della società di Zuckerberg confermano questa particolare attenzione: 200 milioni di euro di sanzione DMA, 479 milioni di condanna in Spagna (542 con gli interessi) per concorrenza sleale fondata su violazioni del GDPR, 220 milioni di dollari confermati in appello in Nigeria, quattro fascicoli DSA aperti a Bruxelles, un’indagine antitrust sull’accesso dei chatbot concorrenti a WhatsApp. Un palmarès invidiabile.

Nel frattempo, dall’India, arriva un’ulteriore conferma di questa vocazione protettiva: il Ministero dell’IT ha notificato a Meta una diffida formale dopo che un’inchiesta della BBC ha documentato annunci a pagamento su Instagram che promuovevano materiale pedopornografico (annunci che, pare, avevano superato i sistemi di moderazione preventiva). Sette giorni per fornire spiegazioni. Meta, ovviamente, ricorda di avere una “zero tolerance policy”.

A fronte di questa ennesima notizia ho quindi chiesto al mio amico Claude di aiutarmi a riassumere, per il biennio 2025-2026, quali siano state le sanzioni erogate nei confronti di Meta e quali siano le indagini ancora aperte (con le accuse oggetto di accertamento e gli importi, tutto verificato su fonti primarie).

Il risultato è l’infografica di sintesi che segue: quattro fronti (GDPR, DSA, DMA, concorrenza sleale e antitrust), dieci tavole, tre lezioni finali per chi si occupa di compliance.

E qui il discorso smette di essere ironico. Quando le dichiarazioni formali di intenti non trovano riscontro in un’attenzione concreta alla tutela dei diritti, lo scostamento tra il dichiarato e il praticato si traduce in un progressivo logoramento della reputazione aziendale. Una società di questa portata dovrebbe essere la prima a sapere che la coerenza tra ciò che si proclama e ciò che si mette in pratica non è un esercizio di stile: è il fondamento stesso del capitale reputazionale.

Buona lettura.

Tavola 1 · Copertina: il quadro 2025-2026 in tre numeri
Tavola 2 · I quattro fronti e la legenda semaforo
Tavola 3 · DMA: la sanzione da 200 milioni per il modello “pay or consent”
Tavola 4 · DSA: gli addebiti preliminari sul design che crea dipendenza
Tavola 5 · DSA: la tutela dei minori di 13 anni
Tavola 6 · DSA: trasparenza verso i ricercatori e integrità elettorale
Tavola 7 · GDPR: Meta AI e il nodo “consent or pay”
Tavola 8 · Concorrenza sleale: le condanne in Spagna e Nigeria
Tavola 9 · Antitrust: Meta AI in WhatsApp (AGCM e Commissione europea)
Tavola 10 · FTC v. Meta e tre lezioni di compliance

*Analisi condotta con supporto AI secondo le linee guida CCBE/CNF




Bando Rai, da politica appello bipartisan per pari opportunità agenzie di stampa

Bando Rai, da politica appello bipartisan per pari opportunità agenzie di stampa

ROMA (ITALPRESS) – Continua a fare discutere il bando di “Gara europea a procedura aperta, articolata in 7 lotti, per l’affidamento di contratti aventi ad oggetto la fornitura dei servizi di informazione, media office e di prodotti videofotografici da parte di agenzie di stampa e fotografiche” pubblicato dalla Rai. Dopo la presa di posizione di ieri del sindacato Figec, oggi sono numerosi gli interventi dal mondo della politica, di tutti gli schieramenti, che chiedono pari opportunità per le agenzie di stampa.
“Condivido le forti preoccupazioni sul nuovo bando Rai per le agenzie di stampa. Un appalto di quasi 30 milioni di euro non può essere costruito in modo da rendere, di fatto, più difficile la partecipazione di molte realtà editoriali che ogni giorno garantiscono informazione professionale e di qualità – afferma la presidente della Commissione di Vigilanza Rai Barbara Floridia -. Il servizio pubblico ha il dovere di promuovere il pluralismo, non di restringerlo. Chiedo alla Rai di fare tutto ciò che è necessario per garantire pari opportunità, equità e condizioni realmente competitive, correggendo ogni criticità del bando. Perchè la qualità dell’informazione si difende anche assicurando a tutti la possibilità di competere ad armi pari”.
“Ho raccolto il grido d’allarme di varie agenzie in merito al bando di gara della Rai in materia. Invito l’azienda a un approfondimento per valutare soluzioni che garantiscano maggiore equilibro a tutela del pluralismo. Il mondo delle agenzie è essenziale e merita ascolto e rispetto”, spiega il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, membro della Vigilanza Rai. Anche i componenti Pd della Commissione di Vigilanza esprimono in una nota congiunta “forte preoccupazione per le criticità emerse sul nuovo bando Rai per l’affidamento dei servizi delle agenzie di stampa. Un appalto di quasi 30 milioni di euro deve essere improntato ai principi di trasparenza, concorrenza e valorizzazione del pluralismo dell’informazione, evitando criteri che possano restringere la partecipazione o determinare effetti discriminatori nei confronti di operatori qualificati”.
“Il servizio pubblico radiotelevisivo ha il dovere di garantire il massimo di pluralismo e di assicurare condizioni di accesso e competizione eque per tutte le agenzie che possiedono i requisiti richiesti. La Rai verifichi le criticità che sono state segnalate e preveda le opportune modifiche al bando per assicurare pari opportunità, reale concorrenza e la più ampia partecipazione possibile”, spiega il deputato dem Andrea De Maria.
“Le criticità del nuovo bando Rai per l’affidamento dei servizi delle agenzie di stampa arrivano in un momento di forte crisi del settore, in cui emerge tutta l’importanza di avere un’informazione libera e plurale. Per questo il nostro auspicio è che venga modificato il bando garantendo maggiore concorrenza nelle procedure di affidamento, affinchè tutte le agenzie possano partecipare, senza preclusioni”, afferma il segretario di Più Europa Riccardo Magi.
Di bando “a dir poco discriminante” parla Saverio Romano, coordinatore politico di Noi Moderati. “L’obiettivo è chiaro – aggiunge -: penalizzare e far morire le imprese giornalistiche medio-piccole che offrono l’imprescindibile servizio delle agenzie di stampa, allo scopo di privilegiare solo le grandi. E’ a dir poco inaccettabile”.
Per il capogruppo in Senato di AVS Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama e componente della Vigilanza Rai, il bando “è da rivedere. Le giuste preoccupazioni delle agenzie sul pluralismo dell’informazione vanno ascoltate. La Rai deve fare di tutto per garantire pari opportunità e pluralismo modificando il bando contestato. Il servizio pubblico deve garantire il massimo del pluralismo delle fonti e assicurare parità di accesso. Non fare il contrario”.
“Comunicazione Italiae esprime forte preoccupazione per quanto emerso in relazione al bando Rai per l’affidamento dei servizi delle agenzie di stampa, rispetto al quale sono state sollevate autorevoli contestazioni circa la presenza di requisiti che rischierebbero di comprimere la partecipazione delle piccole e medie realtà del settore”, affermano in una nota congiunta Luca Poma, presidente di Comunicazione Italiae, e Angelo Argento, presidente di Cultura Italiae.
“Il pluralismo dell’informazione rappresenta uno dei pilastri della democrazia e della vita costituzionale del Paese. Per questo motivo, ogni procedura pubblica che riguarda la produzione e la distribuzione delle notizie deve essere ispirata ai principi di apertura, concorrenza, trasparenza e pari opportunità – proseguono -. L’esistenza di un ecosistema informativo ricco, diffuso e plurale costituisce una garanzia non solo per gli operatori economici, ma soprattutto per i cittadini, che hanno diritto a un’informazione libera, indipendente e non concentrata nelle mani di pochi soggetti”.
“Più che per mettere a gara dei servizi, il bando della Rai rivolto alle agenzie di stampa sembra puntare a una sorta di selezione darwiniana a danno delle realtà medie e piccole”. Così Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva. “I requisiti fissati dal bando sono tali che paiono pensati per escludere alcune agenzie. Per agenzie come Italpress, Mf-Newswire, 9Colonne e Nova i servizi richiesti e la struttura necessaria per poter partecipare sono oggettivamente proibitivi. Il rischio di mortificare la preziosa esperienza di tanti giornalisti e penalizzare storiche realtà del nostro panorama informativo è evidente. Per questo chiediamo alla Rai di correggere requisiti che sono palesemente discriminatori”, conclude Faraone.
“L’allarme lanciato da alcune agenzie di stampa non può cadere nel vuoto. La Rai apra una riflessione e valuti ogni possibile iniziativa utile a garantire un maggiore pluralismo e un’informazione sempre più di qualità. In quanto principale azienda culturale e informativa del Paese, il servizio pubblico ha il dovere di ascoltare tutte le voci e di tenere conto delle preoccupazioni espresse dagli operatori del settore”. Così, in una nota, Mariastella Gelmini, senatrice di Noi Moderati e componente della Commissione Vigilanza Rai.
“Esprimo molte perplessità per le modalità con cui la Rai sta esercitando l’affidamento dei contratti aventi ad oggetto la fornitura dei servizi di informazione, media office e di prodotti videofotografici da parte di agenzie di stampa e fotografiche e raccolgo l’appello del sindacato Figec che chiede pari opportunità per le agenzie di stampa”, dichiara a Italpress il deputato della Lega, componente della Commissione Vigilanza della Rai, Stefano Candiani. “Queste regole, che escludono la maggior parte delle agenzie, non corrispondono alla necessità di pluralismo e di garanzia di una corretta informazione, che sono i presupposti del contratto di esercizio della Rai. Chiederò informazioni in Commissione Vigilanza non appena ce ne sarà data opportunità” aggiunge.




Bando Rai, da politica appello bipartisan per pari opportunità agenzie di stampa

ROMA (ITALPRESS) – Continua a fare discutere il bando di “Gara europea a procedura aperta, articolata in 7 lotti, per l’affidamento di contratti aventi ad oggetto la fornitura dei servizi di informazione, media office e di prodotti videofotografici da parte di agenzie di stampa e fotografiche” pubblicato dalla Rai. Dopo la presa di posizione di ieri del sindacato Figec, oggi sono numerosi gli interventi dal mondo della politica, di tutti gli schieramenti, che chiedono pari opportunità per le agenzie di stampa. “Condivido le forti preoccupazioni sul nuovo bando Rai per le agenzie di stampa. Un appalto di quasi 30 milioni di euro non può essere costruito in modo da rendere, di fatto, più difficile la partecipazione di molte realtà editoriali che ogni giorno garantiscono informazione professionale e di qualità – afferma la presidente della Commissione di Vigilanza Rai Barbara Floridia -. Il servizio pubblico ha il dovere di promuovere il pluralismo, non di restringerlo. Chiedo alla Rai di fare tutto ciò che è necessario per garantire pari opportunità, equità e condizioni realmente competitive, correggendo ogni criticità del bando. Perchè la qualità dell’informazione si difende anche assicurando a tutti la possibilità di competere ad armi pari”. “Ho raccolto il grido d’allarme di varie agenzie in merito al bando di gara della Rai in materia. Invito l’azienda a un approfondimento per valutare soluzioni che garantiscano maggiore equilibro a tutela del pluralismo. Il mondo delle agenzie è essenziale e merita ascolto e rispetto”, spiega il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, membro della Vigilanza Rai. Anche i componenti Pd della Commissione di Vigilanza esprimono in una nota congiunta “forte preoccupazione per le criticità emerse sul nuovo bando Rai per l’affidamento dei servizi delle agenzie di stampa. Un appalto di quasi 30 milioni di euro deve essere improntato ai principi di trasparenza, concorrenza e valorizzazione del pluralismo dell’informazione, evitando criteri che possano restringere la partecipazione o determinare effetti discriminatori nei confronti di operatori qualificati”. “Il servizio pubblico radiotelevisivo ha il dovere di garantire il massimo di pluralismo e di assicurare condizioni di accesso e competizione eque per tutte le agenzie che possiedono i requisiti richiesti. La Rai verifichi le criticità che sono state segnalate e preveda le opportune modifiche al bando per assicurare pari opportunità, reale concorrenza e la più ampia partecipazione possibile”, spiega il deputato dem Andrea De Maria. “Le criticità del nuovo bando Rai per l’affidamento dei servizi delle agenzie di stampa arrivano in un momento di forte crisi del settore, in cui emerge tutta l’importanza di avere un’informazione libera e plurale. Per questo il nostro auspicio è che venga modificato il bando garantendo maggiore concorrenza nelle procedure di affidamento, affinchè tutte le agenzie possano partecipare, senza preclusioni”, afferma il segretario di Più Europa Riccardo Magi. Di bando “a dir poco discriminante” parla Saverio Romano, coordinatore politico di Noi Moderati. “L’obiettivo è chiaro – aggiunge -: penalizzare e far morire le imprese giornalistiche medio-piccole che offrono l’imprescindibile servizio delle agenzie di stampa, allo scopo di privilegiare solo le grandi. E’ a dir poco inaccettabile”. Per il capogruppo in Senato di AVS Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama e componente della Vigilanza Rai, il bando “è da rivedere. Le giuste preoccupazioni delle agenzie sul pluralismo dell’informazione vanno ascoltate. La Rai deve fare di tutto per garantire pari opportunità e pluralismo modificando il bando contestato. Il servizio pubblico deve garantire il massimo del pluralismo delle fonti e assicurare parità di accesso. Non fare il contrario”. “Comunicazione Italiae esprime forte preoccupazione per quanto emerso in relazione al bando Rai per l’affidamento dei servizi delle agenzie di stampa, rispetto al quale sono state sollevate autorevoli contestazioni circa la presenza di requisiti che rischierebbero di comprimere la partecipazione delle piccole e medie realtà del settore”, affermano in una nota congiunta Luca Poma, presidente di Comunicazione Italiae, e Angelo Argento, presidente di Cultura Italiae. “Il pluralismo dell’informazione rappresenta uno dei pilastri della democrazia e della vita costituzionale del Paese. Per questo motivo, ogni procedura pubblica che riguarda la produzione e la distribuzione delle notizie deve essere ispirata ai principi di apertura, concorrenza, trasparenza e pari opportunità – proseguono -. L’esistenza di un ecosistema informativo ricco, diffuso e plurale costituisce una garanzia non solo per gli operatori economici, ma soprattutto per i cittadini, che hanno diritto a un’informazione libera, indipendente e non concentrata nelle mani di pochi soggetti”. “Più che per mettere a gara dei servizi, il bando della Rai rivolto alle agenzie di stampa sembra puntare a una sorta di selezione darwiniana a danno delle realtà medie e piccole”. Così Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva. “I requisiti fissati dal bando sono tali che paiono pensati per escludere alcune agenzie. Per agenzie come Italpress, Mf-Newswire, 9Colonne e Nova i servizi richiesti e la struttura necessaria per poter partecipare sono oggettivamente proibitivi. Il rischio di mortificare la preziosa esperienza di tanti giornalisti e penalizzare storiche realtà del nostro panorama informativo è evidente. Per questo chiediamo alla Rai di correggere requisiti che sono palesemente discriminatori”, conclude Faraone. “L’allarme lanciato da alcune agenzie di stampa non può cadere nel vuoto. La Rai apra una riflessione e valuti ogni possibile iniziativa utile a garantire un maggiore pluralismo e un’informazione sempre più di qualità. In quanto principale azienda culturale e informativa del Paese, il servizio pubblico ha il dovere di ascoltare tutte le voci e di tenere conto delle preoccupazioni espresse dagli operatori del settore”. Così, in una nota, Mariastella Gelmini, senatrice di Noi Moderati e componente della Commissione Vigilanza Rai.




2026: chi costruisce il frame?

2026: chi costruisce il frame?

Chi costruisce, oggi, il frame attraverso cui i pubblici leggono la realtà…? E cosa cambia – per chi si occupa di relazioni pubbliche – quando quel processo avviene sempre più tramite la AI, spesso prima ancora che qualsiasi comunicazione professionale abbia avuto la possibilità di intervenire per costruire senso?

Il frame narrativo è da diversi anni al centro del lavoro di chi si occupa di relazioni pubbliche. Ma nell’era dei grandi modelli linguistici, il meccanismo attraverso cui le persone costruiscono le proprie interpretazioni del mondo sta cambiando in modo strutturale: l’AI generativa alleggerisce il pubblico dal confronto tra diverse prospettive, offrendo risposte già formulate che incorporano un frame interpretativo prima ancora che il soggetto abbia attraversato il processo critico che produce opinioni autenticamente proprie.

Partendo dalla teoria del frame di Bateson, Goffman ed Entman, l’articolo che trovate in allegato analizza le implicazioni di questo cambiamento per la comunicazione strategica, con un focus sui rischi specifici per il reputation management: la cristallizzazione precoce del frame reputazionale nel record digitale, la scalabilità della disinformazione amplificata dall’AI, il paradosso della trasparenza algoritmica. Rischi che il 72% delle aziende S&P 500 ha già inserito nei propri report annuali, ma che il dibattito professionale ha appena cominciato ad affrontare.

Qui l’articolo completo in formato PDF.




Csm approva le linee guida sulla comunicazione degli uffici giudiziari

Csm approva le linee guida sulla comunicazione degli uffici giudiziari

Il plenum del Csm ha approvato, nella giornata di ieri, a maggioranza, con 4 voti contrari e 3 astenuti, la delibera sulle nuove linee-guida per la comunicazione degli uffici giudiziari. Una versione emendata rispetto a quella originaria della Settima Commissione sul punto dell’aggiornamento a seguito dello sviluppo delle indagini e del procedimento.

In particolare il nuovo testo prevede, tra l’altro, che “quando l’ufficio abbia diffuso una comunicazione relativa a indagini preliminari, misure cautelari o altri atti a forte impatto reputazionale, con individuazione nominativa delle persone coinvolte, esso cura, su richiesta dell’interessato o, nella fase delle indagini preliminari, anche d’ufficio, l’adozione di successivi comunicati di aggiornamento in presenza di archiviazioni, revoche, annullamenti, proscioglimenti, secondo criteri di tempestività, visibilità e proporzionalità informativa rispetto alla comunicazione iniziale”.

Il comunicato scritto diventa la forma ordinaria della comunicazione degli uffici giudiziari, mentre la conferenza stampa viene relegata a strumento eccezionale, da utilizzare solo in presenza di uno specifico e concreto interesse pubblico. In questi casi sarà necessario motivare preventivamente la decisione con un atto formale. Un’impostazione che recepisce gli orientamenti della Procura generale presso la Corte di cassazione e che punta a costruire una comunicazione “impersonale, sobria e controllabile”, sottraendola a toni enfatici o a dinamiche mediatiche considerate improprie. La delibera interviene anche sul ruolo dei singoli magistrati. Viene infatti esclusa la possibilità di delegare in modo stabile al titolare dell’indagine la gestione della comunicazione relativa al procedimento assegnato.

“Oggi la reputazione, una volta lesa, ha questo carattere di definitività nel tempo e che la rende un diritto fondamentale. Il punto non è quello di propendere in via definitiva per il diritto di cronaca e di informazione anziché per il diritto alla reputazione. Il punto è trovare bilanciamenti adeguati“. Così il vicepresidente del Csm Fabio Pinelli, nel suo intervento nel corso del Plenum. “Noi dobbiamo avere ‘un’ossessione’ reputazionale anziché un’ossessione all’informazione esterna”. “Un’informazione che può essere corretta al momento in cui viene resa – ha proseguito -, può non risultare corretta a seguito di emergenze successive e impone una contronarrazione corretta in senso diverso, altrimenti – ha concluso – resta nel circuito mediatico e tecnologico una narrazione non più corrispondente al vero”.

La consigliera laica in quota centrodestra Claudia Eccher relatrice della delibera di settima commissione ha sottolineato che “le linee guida non chiudono le porte ai media, ma definiscono un canale d’accesso chiaro, oggettivo e non discriminatorio. Non si tratta di togliere informazione ai cittadini, ma di limitare l’enfasi e l’estemporaneità che troppe volte hanno trasformato le indagini preliminari in condanne mediatiche anticipate. Dobbiamo guardare in faccia la realtà dell’ecosistema digitale in cui viviamo: una notizia giudiziaria lanciata nella fase iniziale delle indagini rimane indicizzata nei motori di ricerca per sempre, produce effetti sulla vita personale, familiare e professionale dei cittadini che sono assai più rapidi, duraturi e devastanti del successivo accertamento processuale che arriva magari dopo anni”.

A prendere la parola anche il procuratore generale della Cassazione Pietro Gaeta che nel suo intervento ha posto l’accento sul diritto all’oblio. “Se l’indagato a distanza di 4-5 anni rispetto alla comunicazione iniziale non ritiene che si continui a parlare di quella vicenda, ancorché sia stato escluso un aggravante o eliminato un profilo secondario, ha tutto il diritto all’oblio e non può essere un pubblico ministero a gestirlo al suo posto. Si tratta di principi di diritto fondanti”.

Il laico Ernesto Carbone ha sostenuto che “il garantismo non deve essere un concetto astratto, deve essere un concetto concreto. E chi deve essere il primo garantista quando si tratta di un’indagine, di un’inchiesta? Deve essere la procura, deve essere il pubblico ministero. Io credo che reputazione, garantismo e comunicazione debbano obbligatoriamente in questo momento stare insieme. Sono tre parole che chi detiene uno dei tre poteri dello Stato, un magistrato deve obbligatoriamente tenere insieme”. Per il consigliere di AreaDg Marcello Basilico “con questa delibera non dobbiamo indurre a comunicare di meno e avere solo l’ossessione della reputazione noi dobbiamo indurre i colleghi a comunicare di più e meglio”. Prima del voto che ha portato all’approvazione della delibera emendata, il plenum aveva bocciato a maggioranza sia il ritorno in Commissione che la proposta integralmente sostitutiva. Le linee guida così come approvate verranno trasmesse ai dirigenti degli uffici, al ministro della giustizia e al presidente del Comitato direttivo della Scuola superiore della magistratura.

Per Enrico Costa, presidente dei deputati di Forza Italia: “Le linee guida approvate dal Csm costituiscono un grande cambio di passo nella comunicazione giudiziaria a cui hanno contribuito le nostre battaglie di questi anni perché venisse rispettata la presunzione di innocenza. Una soddisfazione aver aperto la strada al riconoscimento da parte del Csm che una notizia giudiziaria diffusa nella fase iniziale delle indagini può produrre effetti reputazionali assai più rapidi e persistenti del successivo accertamento processuale. Perché lo Stato deve sempre garantire che un cittadino chiamato a rispondere in un procedimento penale, quando viene riconosciuto innocente, magari dopo anni, sia la stessa persona, quanto a immagine e reputazione, che era prima di entrare nell’ingranaggio giudiziario”. Così in una nota