Che la gestione dell’emergenza pandemica Italia non fosse stata da Nobel, in molti lo hanno affermato, inclusi politici di vari schieramenti. Ora lo conferma in via definitiva un poderoso volume di analisi, d’imminente pubblicazione, che vanta oltre 600 pagine di dettagliate analisi a firma di esperti e accademici. Intervistiamo il Prof. Luca Poma, esperto di crisis management, gestione delle crisi.

Professore, lo studio al quale ha collaborato per diversi capitoli, assieme a molti altri esperti di notevole caratura, ha richiesto ben 10 mesi di lavoro e ha generato 600 pagine di “rapporto”, con una fittissima bibliografia scientifica. Quali le conclusioni?

In sintesi, il Presidente del Consiglio Conte ha costruito una narrazione non genuina, artefatta, comoda per fini politici di consenso interno, non certamente per tutelare la vita, l’incolumità e anche l’economia del Paese.

Un’accusa pesante, secondo lei  il Presidente del Consiglio ha mentito scientemente?

Ha mentito scientemente, ma non “a mio avviso”, perché lo sostengono i fatti: in scienza, parlano solo i fatti, e in questo “white paper”, che sta per essere pubblicato per i tipi di Franco Angeli, tutti i fatti sono esposti con estremo rigore, con migliaia di note, con una poderosissima bibliografia. Non siamo nel campo delle “opinioni”, e non vi è alcuna valutazione di tipo “partitico”: Conte ha fatto bene su altri fronti, ad esempio in Europa, battendosi per dare dignità all’Italia nella distribuzione dei fondi per il recovery found, ma ha mancato in efficacia riguardo alla pandemia Covid, mancando tra l’altro di applicare le più elementari norme di corretto crisis-management, come confermato anche dal collega Piero Vecchiato, dell’Università di Padova, ignorando un piano di gestione pandemica predisposto da tempo, che andava solo preso in mano, aggiornato e applicato.

Può fare degli esempi?

Numerosi, ma ne citerò solo alcuni. La retorica dell’Italia come eccellenza nella gestione della pandemia è completamente falsa. Lo era fin dall’inizio, ricordo che proprio dalle colonne di Affari Italiani in epoca non sospetta (27 febbraio 2019) avevo denunciato i numeri verdi in tilt, i canali Social non presidiati e i cittadini che ponevano insistentemente domande senza ricevere risposte, la comunicazione contraddittoria, la “paura” come arma per condizionare la popolazione invece che costruire un’alleanza virtuosa con i cittadini, come fatto ad esempio dalle autorità in Germania, Austria e altri Paesi. Poi, ripetutamente nel corso dei mesi, sono uscite analisi, su basi scientifiche, anche in collaborazione con università notissime come ad esempio il King’s College, che hanno emesso pagelle impietose e denunciato l’incompetenza dl Governo Conte nella gestione della pandemia, sempre pressoché ignorate all’interno dei nostri confini nazionali.

Numeri alla mano, come hanno posizionato l’Italia queste ricerche?

Dalla “maglia nera” nel peggiore dei casi, ultimo tra tutti i Paesi occidentali come media ponderata diefficacia delle misure sociali, sanitarie ed economiche, a 59° Paese al mondo per gestione complessiva, dietro nazioni come il Ruanda o lo Sri Lanka. Altro che “modello italiano di eccellenza” nella gestione pandemica.

Cos’altro mette in evidenza il vostro rapporto?

Ad esempio – come ha scritto nel report Giulio Terzi di Sant’Agata, Ambasciatore ed ex Ministro degli Esteri italiano – che la Cina ha letteralmente truffato la comunità internazionale, avendo contezza dell’epidemia da ben prima rispetto a quando ne ha diramato la notizia, e soprattutto ha violato i protocolli previsti dai trattati internazionali, che pure aveva sottoscritto, non lanciando l’allarme entro le 48 ore com’era tenuta a fare, e quindi causando una valanga di morti a causa di un epidemia che avrebbe potuto essere ben contenuta, come già accadde con la SARS anni fa. È davvero un peccato che l‘attuale Ministro degli Esteri Di Maio sia stato così permissivo e lassista con la Cina, balbettando pressoché nulla all’indirizzo di Pechino e tradendo così il giuramento che ha fatto sulla Costituzione di tutelare i cittadini italiani. O anche che l’epidemia non era assolutamente “inaspettata”, come sostenuto fino allo sfinimento da Giuseppe Conte per giustificare la sua obiettiva imperizia nel gestirla, come ha scritto nel report il Prof. Mariano Bizzarri, Direttore del laboratorio di Biologia dei Sistemi dell’Università La Sapienza di Roma, che ha un numero di citazioni scientifiche doppie rispetto a molti medici “star della TV”, ma che essendo uno scienziato serio preferisce lavorare,rispetto a fare la soubrette in televisione. Anche la più importante rivista scientifica del mondo, The Lancet, ha stigmatizzato l’incompetenza da parte delle autorità politiche parlando apertamente di “trained incapacity”.

Quindi il Governo italiano sapeva dell’arrivo della pandemia?

Aveva tutti gli elementi per trarre conclusioni e sapere: addirittura nel settembre del 2019 il prestigioso Johns Hopkins Center for Health Security diffuse un articolato documento in cui veniva sottolineata l’imminenza di una prossima pandemia influenzale, resa sempre più probabile in ragione dei fenomeni correlati alla manipolazione degli animali, con conseguente rischio di trasmissione all’Uomo, ma forse all’epoca gli esperti del Ministro della Salute Roberto Speranza e il Governo erano troppo occupati in altroper poter trovare il tempo di leggere documenti così importanti. Stesso dicasi per le relazioni dei principali servizi di intelligence Europei, condivisi anche con i colleghi italiani: nel report, dimostriamo che sollecitavano attenzione sul rischio di deflagrazione della pandemia cinese già mesi prima della decisione di chiudere in lockdown l’Italia intera. Forse, se si fosse dato retta a questi inequivoci segnali, avremmo potuto attrezzarci in tempo e limitare i danni, in termini di vite umane ma anche economici. Ecco, nel report queste valutazioni vengono espresse con dovizia di fonti scientifiche, e tenendosi ben lontani da polemiche di tipo “politico”.

Altri Paesi, tuttavia, non hanno fatto meglio di noi.

Magra consolazione, ma anche questo comunque è falso. Nuova Zelanda, Thailandia, Australia, Singapore hanno dato ottima prova di sè, anche se il modello che più ha attirato la mia attenzione è stato quello di Taiwan, una democrazia matura da 25 milioni di abitanti, e una capitale, Taipei, molto popolosa: ebbene,solo 9 decessi da Covid. Nove. Come strategia, esattamente l’opposto della nostra: nessun tentennamento, avvio delle procedure di emergenza fin dai primi giorni, multe salatissime per chiunque non utilizzasse i dispositivi di protezione, e ancor più per chi violasse l’eventuale quarantena, sanzioni pesanti anche per chi metteva in giro fake-news anti-scientifiche sul Covid. Poche chiacchere, e iniziative concrete e responsabili.  Guarda caso la Presidente è Tsai Ing-wen, laureata e con master alla Cornell University e PHD alla London School of Economics: la competenza al potere, donna di poche parole e di fatti concreti, lontana dal “circo barnum” delle dirette su Facebook a mezzanotte del Presidente Conte per acchiappare più like e dallo stile di comunicazione a tratti più adatto a un programma di Barbara d’Urso che non alla massima autorità esecutiva del nostro Paese.

In questi giorni, mentre vari leader politici chiedono l’apertura dei ristoranti per cena, il Ministro Franceschini fa qualche timida apertura sulla necessità di rimettere in modo la macchina della cultura.

È forse lo stesso Ministro Franceschini che ha gettato la spugna in Consiglio dei Ministri, ponendosi in posizione supina per un anno intero rispetto ai desiderata di Conte e degli esperti del Comitato Tecnico-scientifico, contribuendo a devastare il settore della cultura? Mesi fa con gli altri consoci dell’Associazione “Cultura Italiae” abbiamo diffuso una petizione a favore della riapertura dei musei, dei teatri e dei cinema, abbiamo ottenuto 100.000 sottoscrizioni in sole 48 ore, con molte firme qualificate di registi, attori, intellettuali: richieste che il Governo Conte ha ignorato. Non esiste alcuna prova scientifica a supporto della necessità di chiudere i luoghi della cultura, anzi, è esattamente l’opposto, perché la cultura a modo suo “cura”, e – in un periodo di fortissima tensione sociale e psicologica – teatri e musei potevano, con tutte lerigide precauzioni del caso, essere un preziosissimo “balsamo” per la cittadinanza, e questa scelta devastante – che ha danneggiato sia gli operatori che i cittadini – è l’ulteriore riprova dell’inettitudine e impreparazione di chi ha gestito la pandemia nel 2020.

È comunque difficile farsi un’idea complessiva della situazione, anche per la parziale indisponibilità di dati affidabili.

Certo, ma sono nuovamente le istituzioni preposte e il Governo che hanno reso i dati indisponibili, a volte persino secretandoli, scelta degna di un governo di un Paese del terzo mondo. Come dimostriamo nel rapporto, ci sono voluti i ricorsi al TAR per poter visionare una parte dei dati di pubblico interesse, e questo è semplicemente vergognoso. I dati su tutti gli aspetti della pandemia devono essere resi pubblici, in modo trasparente, per permettere agli scienziati e agli specialisti di costruire modelli di predizione degli scenari futuri, diversamente stiamo rendendo un pessimo servizio al Paese, come giustamente denuncia da tempo il comitato di accademici “Lettera 150”, magistralmente coordinato dal Prof. Giuseppe Valditara. Anche di questi aspetti ci siamo occupati del report, redatto a più mani, che verrà pubblicato tra poche settimane.

Nella gestione di questo preoccupante scenario pandemico, lo scollamento tra Roma e gli Enti Locali però non ha aiutato.

Vero, ma è di tutta evidenzia che questa sia una responsabilità del Presidente del Consiglio: la Costituzione e la Legge parlano chiaro, in caso di pandemia il governo generale delle strategie spetta solo a Roma. La mancata attivazione del Comitato Politico-Strategico, previsto in caso di crisi di portata nazionale dalle norme già vigenti, che riunisce i decisori e gli esperti all’interno del Governo e delle Istituzioni, ha portato a doverne improvvisare sul momento uno, con la nomina di commissari ad acta e di ben 15 task force con esperti esterni, con ampi margini di separazione funzionale, carenza di coordinamento tra loro e incapacità di comunicazione inter-istituzionale, e sul cui lavoro – tra l’altro –  non è stato dato nessun tipo di riscontro ai cittadini, come confermano gli esperti di diritto che hanno collaborato alla stesura del report. Strano davvero che un avvocato come l’ex Presidente Conte abbia potuto non conoscere o decidere di ignorare queste norme, contribuendo quindi a gettare il Paese nel caos delle “mille voci disordinate”, e generando scompiglio a tutti i livelli. E non è solo una questione di “forma”: questa situazione è stata una delle cause dell’elevato numero di morti per Covid in Italia, non a caso tra i più alti in tutto il mondo occidentale. Chi si dovrebbe prendere, una volta per tutte, la responsabilità di questi morti, se non chi era in cima alla piramide istituzionale, e ha avocato a sé tutti i poteri?