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“A tutti gli amici di Fb, l’appuntamento è per martedì alle ore 9 con l’okkupazione dei luoghi simbolo”. Che il linguaggio dei giovani fosse rapidamente cambiato non è una notizia. Lo è invece il fatto che la nuova generazione usi la Rete e i social network per unirsi e rivendicare i proprio diritti. Le occupazioni di piazze, stazioni e aeroporti in tutta Italia, avvenute contemporaneamente durante l’ultimo mese, in contrasto con la riforma dell’università, non sono state casuali. Ma il mezzo di comunicazione che ha legato i manifesti non è più l’sms come ai tempi dell’Onda, ma il web usato dai ragazzi per coordinare le loro proteste. Non le e-mail, giudicate troppo lente, ma la comunicazione in tempo reale dei social network. Facebook è il più importante, ma non l’unico strumento impiegato. Lo hanno usato i ricercatori della “Rete 29 aprile” saliti sul tetto della facoltà di architettura di Roma (quello dove sono arrivati politici di destra e sinistra aprendo di fatto una campagna elettorale). Il loro profilo Fb “piace” a più di 3 mila persone, e molti giovani li hanno raggiunti in piazza Fontanella Borghese dopo aver letto il loro diario su internet. “Ci siamo tenuti in contatto col mondo grazie agli smartphone che ci permettevano di essere on line anche dal tetto”, racconta Massimo Tabusi, uno dei coordinati della protesta. E un piano sotto all’interno della facoltà occupi, il collegamento con gli altri ricercatori mobilitati avveniva via Skype. L’unione degli studenti ha esaurito i 5 mila amici del proprio profilo e ha aperto una pagina fan che piace a più di 6 mila persone. Altri 4 mila contatti sono quelli della pagina Facebook di “Link, coordinamento universitario”. Con un post , gli animatori delle proteste riescono a raggiungere in un batter di ciglia più di 20 mila persone in tutto il Paese. E anche all’estero dove è nato un gruppo di sostenitori che hanno diffuso video di solidarietà ai giovani rimasti in Italia. Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, ha capito attraverso quali canali stava passando la comunicazione degli studenti e ha usato YouTube per rispondere alla protesta, con un video che ha ottenuto più di 150mila visualizzazione. Durante le manifestazioni, il coordinamento che ha tenuto unite le proteste è passato di nuovo da internet. Ma questa volta attraverso le web radio degli atenei, che si sono unite in un unico network. Radio Bue, emittente dell’università di Padova, è stata la capofila. “Avevamo fatto un’esperienza simile dopo il terremoto dell’Aquila e anche un’iniziativa contro le mafie”, racconta Gioia Lovison, responsabile della stazione padovana che prende nome da Palazzo Bo’ dove ha sede l’ateneo. “Il giorno dei cortei nazionali, che hanno portato i manifestanti fino davanti alla Camera, abbiamo fatto una diretta collegati con 16 manifestazioni da nord a sud del Paese. Nel corteo romani, per Radio Sapienza, c’era Claudia Vivo. “Siamo quasi 10 mila”, ha raccontato Claudia ai microfoni di Radio Bue, “e altri ne arriveranno”. Soprattutto grazie al tam tam, che per la prima volta dal 1968 avviene in tempo reale, in Rete.
 

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