Con una decisione tra le più attese della storia recente dei social media, Donald Trump è stato bandito in forma permanente anche da Facebook e da Instagram. È la decisione a cui l’Oversight Board, il consiglio di sorveglianza super partes istituito da Facebook l’anno scorso, è giunto nel pomeriggio italiano del 5 maggio, dopo mesi di discussioni e feedback degli utenti.

La sospensione definitiva dei profili dell’ex presidente era stata messa in discussione dalla piattaforma stessa, che aveva preferito affidare all’Oversight Board la decisione finale sulle sorti digitali del tycoon. Dopo mesi di discussioni il consiglio superiore ha confermato il ban definitivo dalle piattaforme di Menlo Park per l’ex presidente degli Stati Uniti. Nel contempo, però, l’Oversight Board ha espresso critiche nei confronti della natura permanente del divieto, in quanto questa azione non sarebbe congruente con le normali sanzioni applicate dal social network.

L’ex presidente è stato bandito da Facebook e Instagram a seguito dell’assalto al Campidoglio americano che i suoi sostenitori hanno messo in atto lo scorso gennaio, a seguito di un suo discorso a Washington che propagandava la fake news dei brogli elettorali che, a suo dire, gli avrebbe scippato le presidenziali di novembre.

L’organismo di vigilanza ha affermato che la decisione iniziale di sospendere definitivamente Trump è “priva di standard” e che la risposta corretta avrebbe dovuto essere “coerente con le regole applicate agli altri utenti della piattaforma”.

Nonostante questa sgridata a Facebook per il modo in cui ha deciso di bandire Trump dalle sue piattaforme, l’Oversight Board ha deciso che l’ex presidente ha effettivamente infranto gli standard della community di Facebook confermandone quindi l’estromissione.

Tuttavia, come si accennava il consiglio superiore ha stabilito che Facebook non può estromettere un utente dalle sue piattaforme per un periodo indefinito senza essersi dotato di criteri che stabiliscano come e quando l’account possa essere ripristinato. In sostanza, per il Consiglio, Facebook ha il potere di estromettere un utente ma deve concedergli la possibilità di redimersi e di meritarsi nuovamente l’accesso ai social network.

Il Consiglio ha anche nei fatti sostenuto che Facebook abbia cercato di evitare le proprie responsabilità “deferendo questo caso al board per risolverlo”.

Sebbene queste raccomandazioni non siano vincolanti, esamineremo attentamente le raccomandazioni del board”, ha commentato Nick Clegg, vicepresidente degli affari globali e della comunicazione di Facebook.

Ora Facebook ha 6 mesi di tempo per rispondere alle decisioni della sua corte suprema stipulando delle nuove regole che possano gestire al meglio situazioni simili future. Nel frattempo Trump è già corso ai ripari, aprendo il suo personalissimo – e un po’ deludente – blog mascherato da social network.