Osservando il continuo twittare del presidente degli Stati Uniti la maggior parte di noi si sarà chiesta quale peso abbiano le sue dichiarazioni diffuse via social. Se da una parte l’impatto mediatico è sicuramente molto forte, infatti Donald Trump ha 79 milioni di follower su Twitter (il profilo più seguito al mondo è quello di Katy Perry che conta ben 108 milioni di follower),  uno studio pubblicato sull’American Journal of Political Science, redatto ricercatori Allyson L. Benton e Andrew Q. Philips della City University of London ha dimostrato come l’impatto dei tweet del presidente USA non sia solo mediatico ma anche economico-finanziario.

Lo studio in questione si è incentrato nel periodo che va dal primo gennaio 2015, quando Donald Trump non era ancora presidente, al 2 febbraio 2018 che coincide con la fine del primo anno di mandato e, nel dettaglio, analizza le oscillazioni sul tasso di cambio dollaro\peso messicano a seguito dei tweet del presidente. Gli studiosi hanno scelto questo orizzonte temporale per vedere se i tweet dell’attuale presidente degli Stati Uniti influenzassero i mercati prima che il suo programma politico fosse noto oppure anche quando il suo programma politico era chiaro. La scelta dell’argomento di analisi invece è dipesa dal fatto che, sin da subito, Trump aveva manifestato l’intenzione di fare un passo indietro rispetto le politiche sull’immigrazione attuate da Obama, suo predecessore e, se da una parte alzare un muro al confine pareva un’operazione difficile da compiere, anche per gli ingenti finanziamenti di cui necessitava, dall’altra l’aumento delle pattuglie e delle espulsioni necessitano solo di ordini federali e quindi, di fatto, Trump avrebbe potuto chiudere la frontiera. L’analisi, nel dettaglio, si è incentrata sulla valuta la cui volatilità è influenzata non solo da notizie macroeconomiche e dati di mercato ma anche dall’operato dei governi.

Gli studiosi inizialmente si aspettavano che i tweet di Trump avrebbero influenzato il mercato valutario fino a quando il presidente non avrebbe lanciato la sua offerta per la nomination GOP il 16 giugno 2015. Secondo gli studiosi infatti l’impatto dei tweet politici di Trump relativi al Messico sarebbe scomparso nel momento in cui ha lanciato la sua offerta GOP il 16 giugno 2015 e il 28 giugno 2015 quando, durante un discorso ha delineato i suoi obiettivi relativi al Messico.  Eppure così non è stato. Basta guardare al tweet del 25 gennaio 2017 che, tradotto, diceva: “Grande giornata prevista per la SICUREZZA NAZIONALE domani. Tra le altre cose costruiremo un muro”. Secondo gli studiosi questo tweet non avrebbe in alcun modo dovuto influenzare il mercato valutario in quanto le idee sull’immigrazione di Trump erano già note eppure, quel giorno il peso messicano ha perso i guadagni del giorno precedente dopo il tweet. Non solo, come riporta Reuters in un articolo del 26 aprile 2017, ‘’il capo della banca centrale del Messico ha detto che la banca ha modificato la rotta su come proteggere il peso dopo un paio di tweet del presidente americano Donald Trump che, all’inizio di gennaio, ha spinto la valuta locale quasi ai minimi storici e spazzato via l’effetto di un intervento valutario di $ 2 miliardi.’’

A seguito dei risultati dell’analisi, gli studiosi hanno concluso che: ‘’Sosteniamo che i post della politica sui social media dei politici sono utili per gli investitori. I post sui social media non solo consentono agli investitori di determinare la probabile direzione politica futura del governo, ma consentono anche agli investitori di raccogliere informazioni sul benchmark rispetto al quale i politici cercano di essere valutati e quindi sul livello di determinazione dei politici per attuare i loro obiettivi politici.’’