POMA vs. TINELLI: GIUSTIZIA È FATTA, parte I


Per voler sostenere una linea di chiarezza, eticamente ben ancorata ai fatti, esponendosi personalmente “mettendoci la faccia”, e facendo sempre nomi e cognomi delle controparti, si paga un prezzo? Spoiler: molte volte si.
La stanchezza è profonda, nel dover gestire e fronteggiare molteplici attacchi di alcune persone – pochissime, per fortuna – che non perdono occasione per tentare di delegittimare il sottoscritto, per i più svariati motivi; ma dal momento che – dopo la pubblicazione dell’ennesimo post online dai toni diffamatori contro di me – diversi lettori di questa rivista mi hanno chiesto aggiornamenti e spiegazioni, non posso sottrarmi dal rendicontare a riguardo.
Si è recentemente concluso il I grado di uno dei vari round giudiziari che ha visto contrapposta al sottoscritto la psicologa barese (residente a Noci) dott.ssa Lorita Tinelli, dopo le reciproche prese di posizione e rispettive querele, quella depositata da Lei contro di me, archiviata dal Giudice per le Indagini Preliminari, nonostante l’opposizione della querelante; quella depositata da me contro di Lei, sfociata in un rinvio a giudizio per diffamazione aggravata a mezzo stampa, per cui il dibattimento è ancora in corso davanti al Tribunale di Bari al momento della pubblicazione di questo articolo, con una richiesta conclusiva di condanna depositata dal PM.
Per chi si fosse perso le puntate precedenti, ecco un veloce riepilogo.
Venni a conoscenza dell’esistenza di Lorita Tinelli – senza comunque mai avere contatti diretti con lei, né interessarmi alle sue attività e alla sua persona – quando iniziai, intorno al 2011, ad occuparmi professionalmente della vicenda Arkeon, l’associazione culturale di reiki (meditazione orientale) che Tinelli accusava di essere “la più pericolosa psicosetta satanica d’Italia” (è bene evidenziare che il termine “psicosetta” utilizzato da Tinelli non esiste in letteratura scientifica, e gli specialisti sono ben divisi nell’individuare con precisione confini e caratteristiche dei gruppi cosiddetti “settari”).
Fui all’epoca informato che Tinelli, già anni prima, aveva preso una posizione radicalmente antagonista contro Arkeon, senza che nel corso del relativo processo la sua principale accusa – secondo vari specialisti scientificamente infondata – avesse aveuto seguito, essendo stata quell’interpretazione rigettata dal Tribunale stesso.
Al netto dello scontro Tinelli/Arkeon, che mi lasciava completamente indifferente sotto il profilo personale, mi occupai, nell’ambito della mia attività professionale, di indicare ai membri del direttivo dell’associazione stessa un percorso di recupero reputazionale (c.d. “crisis-recovery”), stante il fatto che le accuse rivolte da Tinelli ai membri dell’associazione – a loro dire infamanti – ne avevano pregiudicato, appunto, la reputazione. Tanto è bastato – come vedremo tra poco – per entrare nel mirino della psicologa barese, che mi ha a più riprese definito niente meno che un “apologista delle sette”. Impossibile quindi per un professionista (avvocato, crisis manager, addetto stampa, etc) lavorare per un’organizzazione sgradita a Tinelli: com’è noto a tutti, il difensore di un omicida in Tribunale è omicida anch’esso (questo è – evidentemente – il pensiero della psicologa barese).
Seguirono 10 lunghi anni nei quali proseguii nella mia carriera ignorando completamente Lorita Tinelli, senza mai aver ragione di citarla né in pubblico né in privato. Qui una consulenza tecnica che conferma quando affermo.
Anni dopo, nel 2020, in modo del tutto indipendente ed estraneo alla vicenda sopra accennata, incontrai nuovamente Tinelli sulla mia strada: nel mio ruolo di docente universitario fui il relatore di una tesi di Laurea di una mia studente (laureata con il massimo dei voti e lode) sul tema della gestione delle crisi reputazionali (c.d. crisis management).
Il lavoro accademico verteva su una campagna, organizzata via web, e veicolata anche da profili fake e anonimi, contro un’azienda italiana, con 60 sedi in 6 nazioni del mondo, che vanta collaborazioni con primari enti di ricerca scientifica e che offriva servizi di formazione sul tema delle tecniche di apprendimento per studenti universitari. La Tesi indagava specificatamente le controversie nelle quali quell’azienda era stata coinvolta, anche a causa – è necessario dirlo – di alcune non conformità interne che l’avevano esposta a critiche, e le contromisure che l’azienda in questione – anche su mio consiglio – aveva ritenuto di mettere in campo per ripristinare il proprio buon nome, consentendole di superare un momento di gravissima difficoltà agli occhi del pubblico, e di continuare a svilupparsi e prosperare.
Gli attacchi che quell’azienda – a torto o a ragione – aveva ricevuto on-line non erano infatti, secondo i top manager dell’organizzazione, inquadrabili solo come critica né come “semplice” diffamazione, ma come una vera e propria persecuzione organizzata, in grado di mettere in discussione la business continuity dell’azienda stessa (la quale peraltro non era mai stata coinvolta, ne lo è mai stata successivamente, in alcuna causa giudiziaria a proprio carico) e anche di umiliare pesantemente coloro che per tale azienda lavoravano, sottoposti a fortissimo stress e a pressioni su di loro e sulle proprie famiglie con l’unica “colpa” di collaborare con quel datore di lavoro.
In relazione a quei fatti – per i quali è stato redatto un parere pro-veritate a firma di un legale incaricato – e a seguito dei quali sono stati depositati diversi esposti presso l’Autorità Giudiziaria, l’azienda in questione ha sostenuto di essere stata oggetto di “campagne di disinformazione, distorsione, o vera e propria denigrazione”.
Per chi fosse curioso di saperne di più circa le modalità con le quali è stata organizzata tale campagna diffamatoria, e sui danni che ha creato non solo all’azienda in questione, ma anche ai dipendenti della stessa e ai loro familiari, qui un’inchiesta dettagliata, pubblicata da una rivista con la quale ho collaborato per diversi servizi giornalistici.
Tornando alla Tesi di laurea, nel testo della stessa vennero riportate (tra virgolette e fuori virgolette) le opinioni del legale rappresentante dell’azienda in questione, che prese posizione in modo assertivo ma circostanziato criticando Tinelli, ritenendola – dal suo personale e soggettivo punto di vista – responsabile di aver avuto un ruolo centrale in quella campagna denigratoria. Parole di quel manager, non certo mie (manager contro il quale Tinelli, è utile sottolinearlo, non ha mai sporto querela, a conferma che le sue aggressive esternazioni sono mirate precisamente al sottoscritto).
Ė bene anche precisare che – ai fini della validità di lavori universitari di quel genere – riportare nel modo più fedele possibile la percezione dell’attacco reputazionale da parte di chi ne è bersaglio, è – com’è facilmente intuibile – un passaggio irrinunciabile per la valutazione delle contromisure adottate dal brand (secondo i parametri comunemente accettati come scientifici dagli studiosi di crisis-management, nonché anche secondo il comune buonsenso).
Anche in questo caso, routinaria attività professionale, quella di consulenza, rispettosa dei vincoli deontologici imposti dalla FERPI – Federazione Relazioni Pubbliche Italiana, della quale sono da molti anni socio professionista, e routinaria attività accademica quella di relatore di una Tesi su un case-study – lo scontro tra Tinelli a quest’azienda – che avevo avuto modo di approfondire nel dettaglio nell’ambito del mandato professionale 2018-2019, scontro che mi aveva molto colpito per la virulenza dei toni e le modalità articolate di propagazione, che avevo successivamente illustrato in Aula in facoltà, e che – infine – aveva attirato l’interesse delle discente che mi propose la Tesi.
La Tesi in questione, come detto, è stata premiata con la lode dalla Commissione esaminatrice della mia Università. La sua pubblicazione online – avvenuta al pari di tutte le altre tesi di cui sono relatore – ha tuttavia generato una serie di pubbliche esternazioni di Tinelli non già nei confronti di chi, in detta Tesi, la criticava, bensì – sorprendentemente – contro di me: tali opinioni, a mio avviso, oltre che essere ingiustificate (non ho mai avuto in passato alcun motivo di astio verso questa psicologa) erano gravemente lesive della mia reputazione.
Ecco, in estrema sintesi, le accuse di Tinelli nei miei confronti: “Sostenere tesi fondate su contenuti falsi e tendenziosi, palesemente ideologici e di parte (…) abbracciare e sostenere l’aggressività palese di certe organizzazioni (…) aver partecipato, probabilmente, alla diffusione di blog anonimi con accuse infamanti, a pedinamenti, tentativi di denigrazione presso le istituzioni… ed anche anonime minacce”. Si tratta di accuse gravi, la cui genericità non ne esclude la falsità, e soprattutto la diffamatorietà.
Tinelli potrebbe immagino essersi riferita, con quelle sue esternazioni, ad alcune pubblicazioni contenenti fact checking online che l’hanno vista oggetto di approfondimenti, essendosi convinta – a torto – che il sottoscritto potesse aver avuto un ruolo nel confezionamento, o nella massiva diffusione, delle stesse, cosa che lei non ha mai provato, semplicemente perché non è vera: le pubblicazioni in questione sono apparse online parallelamente alla pubblicazione di due libri, firmati da un autore sotto pseudonimo, del quale ignoro l’identità, egualmente ironici e critici nei confronti di Tinelli, e della cui paternità la Tinelli – nuovamente – mi ha ripetutamente quanto ingiustamente accusato.
A tal proposito, va detto che una precedente sentenza di Tribunale ha rigettato ogni pretesa di Tinelli di censurare i volumi, di autore ignoto, che Lei ha ritenuto essere “diffamatori” nei propri confronti, confermando che quei contenuti invece riportano – e legittimamente criticano – “fatti noti e verificabili”. È per altro bene precisare che, a prescindere da ciò che ha pubblicamente quanto impropriamente sostenuto Tinelli, chi scrive non ha in alcun modo contribuito, a nessun livello, né alla costruzione di quella narrazione, né di altre narrazioni giornalistiche successive, a torto o a ragione critiche verso la psicologa in questione, contro le quali ancora Tinelli ha proposto querela, per vedersela poi, anche in questo caso, archiviare. In realtà, nessuna delle querele sporte negli anni da Tinelli ha mai prodotto una condanna di chicchessia.
Ma c’è dell’altro: l’estraneità di chi scrive rispetto a quelle pubblicazioni è stata peraltro ribadita con chiarezza anche dalla Procura della Repubblica e dal Tribunale Ordinario di Roma, che hanno chiesto e disposto l’archiviazione di una querela (l’ennesima) proposta dalla Tinelli contro di me asserendo che la Tesi di laurea sarebbe stata diffamatoria, al pari dei due libri, dei quali l’Autorità Giudiziaria smentisce la riconducibilità alla mia penna (com’è ovvio, non avendoli scritti io né avendo in alcun modo contribuito alla loro redazione, pubblicazione e diffusione su Amazon). Il Giudice, in poche parole, ha cassato le richieste di Tinelli, precisando anche che la Tesi in discussione non era per nulla diffamatoria (cito testualmente: “…riporta circostanze vere, e contiene espressioni che non superano il diritto di critica, né contiene attacchi alla sfera privata della persona”): qui il Decreto di archiviazione con le motivazioni.
Dopo il suo primo articolo dai toni diffamatori, la Dott.ssa Tinelli ne pubblicò un secondo, di analogo tenore, e poi ritenne di pubblicare anche una sua video-intervista nella quale, mettendo in discussione sia la mia persona che l’Università per la quale lavoro, mi ha definito come “un apologista delle sette, promotore di attacchi ad personam, che contravviene a tutti quelli che sono i principi cardini della scientificità, offendendo la scienza stessa, coinvolto in fenomeni simil-mafiosi, relatore di una tesi di Laurea senza un confronto con una realtà differente, quindi una tesi unilaterale che tende a censurare e imbavagliare le persone che supportano una verità scomoda e che va a ledere i propri interessi economici e di potere personale”, e ha etichettato il sottoscritto al pari di “un bambino della terza elementare”. Inoltre, in calce alla nuova esternazione di Tinelli, la stessa ha inserto “Tags” come “apologeti dei culti, apologisti delle sette, molestie ai critici, multilevel marketing, Scientology, tentativo di censura, truffe”, sulla cui diffamatorietà qualunque lettore potrà farsi una propria autonoma opinione.
Ne è seguito un ulteriore articolo scritto, per un totale di quattro pubblicazioni (tre scritti e una videointervista): tutte a firma di Tinelli, e tutte rivolte contro il sottoscritto.
Sorprendentemente visto quanto sopra esposto, Tinelli ha a più riprese sostenuto che fosse il sottoscritto a diffamare lei (sic!), invece che il contrario: un rovesciamento totale della prospettiva che diversi osservatori esterni qualificati non hanno esitato a definire “manipolatorio”.
Non avendo Tinelli all’epoca risposto né a varie mie e-mail, inviate a tutti gli indirizzi suoi che sono riuscito a reperire, e contenenti peraltro garbate richieste di rettifica (ne riporto qui sotto un esempio) né a diffide del mio avvocato, sono stato costretto, mio malgrado, ad adire alle vie giudiziarie.
Da: Prof Luca Poma – LUMSA <l.poma@lumsa.it>
Oggetto: richiesta di replica
Data: 6 luglio 2020 18:21:06 CESTA: loritatinelli@gmail.com
Salve Lorita, a tutti gli effetti di legge, chiedo la pubblicazione di questo statement, che allego, a completamento di quanto da Te affermato nell’articolo pubblicato sul tuo Blog che mi cita. Un saluto, e resto comunque a disposizione per eventuali approfondimenti.
Cordialità,
Luca
Ne è nato un processo penale che ha visto Tinelli prima indagata e poi imputata e rinviata a giudizio per diffamazione aggravata a mezzo stampa, e un processo civile per il ristoro del danno.
In data 11 febbraio 2026, una di queste cause, quella da me intentata in sede civile, si è conclusa con la sentenza di I Grado.
Il Giudice ha accolto la totalità delle nostre richieste, intimando a Tinelli di rimuovere i contenuti da lei pubblicati su di me e presenti online, oggetto di contesa giudiziaria; più precisamente – avendone senza riserve riconosciuto il contenuto diffamatorio, ha intimato a Tinelli di rimuovere completamente dal web gli articoli a sua firma datati 12/11/2020 e 20/11/2020, l’intervista e il relativo video sempre a sua firma datati 30/10/2020, e di eliminare vari passaggi dall’articolo a sua firma pubblicato in data 05/08/2020.
Il Giudice ha poi ritenuto che la Tesi di Laurea della quale sono stato relatore e contestata da Tinelli – pur non avendo di per se carattere diffamatorio (e quindi non ordinandone la rimozione dal web, obiettivo che era la principale delle richieste di Tinelli) non avesse chiarito con sufficiente forza che la ricostruzione relativa alla campagna denigratoria della quale l’azienda in questione era stata vittima si fondava sulla narrativa “soggettiva” offerta dall’azienda stessa: i fatti riportati e le affermazioni contenute nei capitoli presi in esame, secondo il Giudice civile, sono stati presentati al lettore dando per assodata la correttezza e la verità storica degli accadimenti come alla tesista erano stati riportati dall’azienda. Il Giudice ha quindi confermato che pur potendo ritenersi integrato nella Tesi il requisito della verità lo scritto non abbia rispettato il requisito della continenza, perché nelle affermazioni dell’amministratore delegato di quell’azienda (contro la quale Tinelli peraltro non ha mai sporto denuncia) “Tinelli – cito verbatim dalla sentenza, che è stata pubblicata online da soggetti qualificatisi come amici di Tinelli, non dal sottoscritto – è presentata come un soggetto inadeguato al ruolo rivestito, sleale nei rapporti professionali, ed incapace di assumersi le responsabilità conseguenti alla condotta provocatoria e illecita che le viene attribuita”. Insomma, dal mio punto di vista, un problema più di forma nell’esposizione dei fatti, che di sostanza.
Il Giudice ha quindi disposto l’anonimizzazione di 2 sottoparagrafi della Tesi. Tesi che, peraltro, io avevo già anonimizzato per intero quattro anni fa, decisione da me autonomamente assunta nel momento stesso in cui avevo appreso delle considerazioni di Tinelli riguardo quel lavoro accademico e del turbamento che Tinelli aveva sostenuto di aver provato nel leggerla: a ulteriore conferma – semmai fosse stato necessario – dell’assenza di qualunque mio intento “persecutorio” nei confronti della psicologa in questione. Inoltre, il magistrato ha chiesto la cancellazione di un mio commento che avevo pubblicato online in replica agli attacchi diffamatori di Tinelli, il che per me non ha rappresentato un problema: avendo ottenuto piena soddisfazione alle 4 richieste che avevo avanzato in corso di causa, prima tra tutte la permanenza online della Tesi in discussione, e non avendo alcun interesse ad alimentare quello scontro, non ho ritenuto di dover proporre Appello.
In questa scheda i lettori potranno leggere un estratto della sentenza: chiunque fosse interessato potrà così raccogliere elementi completi sulla vicenda e farsi un’idea precisa delle deliberazioni del Giudice, che ha confermato comunque il carattere diffamatorio di tutte e 4 le esternazioni online di Tinelli, condannandola alla rimozione entro il termine di 30 giorni dalla pubblicazione della sentenza (termine tra l’altro da lei disatteso) di qualunque articolo e video che mi riguardi oggetto della controversia.
Oltre a quanto sopra illustrato e semmai ve ne fosse necessità, un’ulteriore dimostrazione dell’approccio a mio avviso non genuino di Tinelli, è il disclaimer con il quale ella ha accompagnato la cancellazione, imposta dal giudice, di contenuti diffamatori con oggetto la mia persona (riporto testualmente dal suo sito web): “Ho rimosso alcuni post ritenuti inappropriati scritti sempre in risposta alle continue e moleste invettive del signor Poma, che intanto non si è mai arrestato da quel momento, con una costanza la cui pervicacia fa impressione”. Una perfetta inversione manipolatoria del principio di causa-effetto, se consideriamo che il sottoscritto non ha scritto alcunché riguardante Tinelli né ha inserito il di lei nominativo in alcun post, commento o articolo negli ultimi 6 anni (2020-2026), e – ancora – nei 10 anni precedenti alla pubblicazione della Tesi (2010-2020).
Qui di seguito uno schema con data e titolo delle esternazioni diffamatorie di Tinelli verso la mia persona: sarà sufficiente leggerlo per ricavarne plastica evidenza che colui che ha dovuto necessariamente rispondere“alle continue e moleste invettive (di Tinelli), che non si è mai arrestata da quel momento, con una costanza la cui pervicacia fa impressione” è solo il sottoscritto.

In relazione a ulteriori esternazioni di Tinelli, diffamatorie contro il sottoscritto, peraltro avvenute mentre lei era già imputata e rinviata a giudizio al Tribunale di Bari per comportamenti analoghi, ho dato mandato ai miei avvocati di procedere con una seconda denuncia/querela, che è in corso di deposito mentre pubblico questo articolo (aggiornamento: depositata in data 29/09/26). Qualora vi fossero ulteriori sviluppi giudiziari di questa vicenda o di altre correlate, ne darò conto ai lettori su questa stessa pagina.
Una sostenitrice di Tinelli , tale Annarita Corsano (mi domando: forse stimolata da Tinelli stessa, la quale, come sostengo da tempo, inspiegabilmente non perde occasione per porre in essere comportamenti persecutori e diffamatori nei miei confronti…?) ha pubblicato qualche giorno fa alcuni post su Facebook. Nelle sue esternazioni questa signora, che non conosco, della quale non mi ero mai occupato, e riguardo alla quale non avevo mai né detto né scritto nulla, in pubblico come in privato, ha sostenuto:
Ovviamente, né Tinelli ne le sue sostenitrici sono mai state disponibili a un confronto diretto per un fact-checking adeguato, anche mediato da professionisti terzi, per dibattere con trasparenza su tutto quanto sopra elencato e documentato: più facile per loro, evidentemente, diffamare sulle proprie piattaforme Social sobillando i propri follower e stimolando reazione aggressive tipiche di chi propaga odio online. Qualora cambiassero idea, il sottoscritto è certamente disponibile in tal senso…
Concludo: al netto della “stanchezza morale” generatami da questi continui attacchi e da questa sistematica manipolazione dei fatti e della verità, orchestrata a fini che non esito a definire diffamatori (e che sono peraltro già stati definiti tali dalla sentenza civile sopra richiamata), questa situazione mi ha causato nel tempo un tale livello di disagio e ansia da costringermi a una seria terapia psicologica e medica.
Ho in ogni caso inviato a questa Signora una richiesta di rettifica, richiesta – prodromica a una diffida legale in corso di redazione – inviata per mero garbo, e che ha generato, a firma di questa Signora, una risposta assai piccata (con la balzana accusa di averla “disturbata su tutti i canali possibili”, laddove il sottoscritto è stato costretto all’invio della email in quanto la signora in questione dopo un primo contatto privato sui Social mi ha bloccato) e non ha sortito, com’era prevedibile, alcun altro effetto, se non stimolarla a pubblicare ulteriori post lesivi del mio decoro e della mia reputazione. Ho quindi dato mandato ai miei legali di procedere alla redazione e invio di una diffida formale (aggiornamento:inviata in data 22/09/26) e poi, senz’altro avviso, al deposito di una querela nelle Sedi opportune (aggiornamento: depositata in data 29/09/26), per un’efficace tutela dei miei diritti.
To be continued… (purtroppo, e mio malgrado).
AGGIORNAMENTO in data 02/10/26: dopo oltre 6 anni dal deposito di una querela contro di lei, 4 di dibattimento, un rinvio a giudizio e un’inequivoca richiesta di condanna presentata dal Pubblico Ministero, Lorita Tinelli è stata assolta dal Tribunale di Bari – provincia nelle quale risiede – dall’accusa di diffamazione aggravata a mezzo stampa, formulata dopo sue irripetibili esternazioni pesantemente lesive del mio decoro personale e professionale. Trovo inelegante commentare le sentenze, anche quando non ne condivido il contenuto, ma confidando comunque nella giustizia – ed essendo pendenti un’ulteriore querela contro Tinelli per affermazioni diffamatorie fatte successivamente a quelle discusse in questo processo, e una seconda contro una sua “sostenitrice”, sconosciuta al sottoscritto, che mi ha senza alcun apparente motivo recentemente attaccato con post diffamatori sui Social – proseguirò convintamente nelle azioni a tutela dei miei diritti in ogni sede. In tutto questo, la Tesi universitaria oggetto del contenzioso, della quale sono stato relatore, assunta da Tinelli a “giustificazione” delle sue accuse denigratorie nei miei confronti, non è stata considerata esuberante i principi di verità né dal Tribunale civile né da quello penale, e resta visionabile online a questo link.

