CASO MARTINA STRAZZER, PARTE II: LUCARELLI VS. MATTEINI?
UN’ANALISI SEMANTICA, IN CHIAVE REPUTAZIONALE, DELL’INTERVISTA ALL’INFLUENCER SOTTO ACCUSA

UN’ANALISI SEMANTICA, IN CHIAVE REPUTAZIONALE, DELL’INTERVISTA ALL’INFLUENCER SOTTO ACCUSA
Sui dettagli del caso Strazzer e Amabile non spendo una parola in più, è già stato detto di tutto, l’efficientissima AI del dott. Google potrà venire in soccorso dei pochi che in questo tranquillissimo agosto non hanno gettato un occhio ai Social, dove la polemica è impazzata; mentre per i palati più fini e gli addetti ai lavori rimando a quanto scritto dall’ottima Giorgia Grandoni, forse la più lucida e completa analisi di questa vicenda pubblicata online.
Ieri sera – finalmente, dopo un silenzio davvero troppo lungo – Martina Strazzer rompe gli indugi, con un’intervista all’opinionista (e non giornalista, ha lasciato l’Ordine nel 2023, dopo essere stata coinvolta in un procedimento disciplinare) Selvaggia Lucarelli.
L’intervista appare irrituale fin da subito per la scelta dell’interlocutrice: non già Charlotte Matteini, che per prima, con grande rigore, sollevò il caso il 12 agosto scorso, chiedendo peraltro anticipatamente a Martina Strazzer di dire la sua (richiesta mai esaudita, né al momento dei contatti tra loro, né nelle 3 settimane successive), bensì a un’altra donna – la Lucarelli – in grado sicuramente di garantire il giusto hype e una audience numericamente di tutto rispetto, ma che nulla c’entrava con la vicenda.
Certo, quale migliore megafono della più nota “distruttrice di influencer” d’Italia (vedasi caso Ferragni), la cui benevolenza e “assoluzione” potrebbe ridurre l’intensità della crisi e cambiarne gli esiti?
A margine, è bene ricordare che gli specialisti del settore si stanno interrogando sullo schema: i bene informati riferiscono che inizialmente Strazzer contattò alcuni validi colleghi tra Milano e Roma, ma la collaborazione non si perfezionò a causa dell’indisponibilità della giovane influencer ad accettare consigli, mettersi in discussione e presentare al pubblico scuse sincere e incondizionate. Cosa è cambiato ora, e chi ha convinto Strazzer a rilasciare un’intervista, aprendo il contatto con Lucarelli? (credere a un’operazione spontanea e auto-gestita, perdonatemi, offende l’intelligenza di chi la crisis-communication la pratica per mestiere).
Al netto di queste domande (attualmente) senza risposta, l’intervista Strazzer/Lucarelli non convince del tutto. Complice l’insonnia, alle tre di questa notte scrivevo al mio team:
“Ho letto l’intervista, vi dico due cose: il testo molto probabilmente non è frutto di una sbobinatura autentica come vuol far credere la Lucarelli, ma paiono più essere domande e risposte perfezionate per iscritto, o comunque “aggiustate” in modo agiografico (non so quale sia stato l’interesse della Lucarelli, a parte dimostrare di essere sul pezzo, ma l’intervista non appare del tutto “spontanea”); in secondo luogo, il dossier Amabile non si chiude qui, con questa intervista. Il tempo ci dirà se ho ragione”
Poche ore dopo, stamattina, Matteini è uscita con un suo nuovo video, preannunciando novità (anche su questo spenderemo due parole in chiusura di questo articolo).
Manteniamo tuttavia il focus sull’intervista Strazzer/Lucarelli, concentrandoci su alcuni importanti indicatori semantici, noti non certo da oggi: sono infatti molti gli autori che in passato hanno studiato questo genere di fenomeni, da Patrick Charaudeau, che ha approfondito il “contratto comunicativo” riscontrabile in certe interviste e le modalità di costruzione dell’immagine pubblica tramite esse, a Umberto Eco, che in ambito semiotico ha dimostrato come alcuni testi vengano costruiti per orientare l’interpretazione del lettore/spettatore, fino alle ricerche proprie del filone dell’analisi conversazionale, il cui padre scientifico è il sociologo e linguista statunitense Harvey Sacks, che analizzano appunto le caratteristiche dell’interazione verbale e in particolare come le persone si rapportano tra loro in contesti “faccia a faccia”, approfondendo i modelli e le strutture dei dialoghi (interviste incluse, quindi) per comprendere meglio l’interazione umana e come gli individui possano cooperare negli scambi di opinioni, pensieri e sentimenti (in appendice, chi fosse interessato potrà trovare una breve bibliografia a riguardo).
Non pochi indizi paiono allarmanti. Capiamo perché.
In primo luogo, nell’intervista si registra una carenza di spontaneità linguistica, che emerge – paradossalmente – dall’abuso di alcuni marcatori di incertezza, che se è vero sono comuni nel parlato spontaneo, nel testo pubblicato da Lucarelli paiono utilizzati con precisione chirugica al fine di far apparire spontaneo un testo che in realtà non lo è.
Le risposte sono prive di esitazioni o digressioni, e soprattutto il tone-of-voice è quello di chi “imbocca” la risposta sulla base di uno schema narrativo predefinito (per esempio: “Le tue collaboratrici sono tutte impaurite, immagino”, o “Sara si proclamava anche tua fan, immagino”, o ancora “Questa cosa ti terrorizza, immagino”…): in poche parole, le domande – a volte formulate persino con tono retorico – traghettano esattamente a una precisa risposta, e gli esempi in tal senso nel testo sono numerosi.
In non pochi casi, è rilevabile un allineamento perfetto tra domanda e risposta, con le risposte che sono la consecuzione esatta, dal punto di vista del contenuto, dell’incipit della domanda, in modo convinto e senza alcuna umana esitazione. Il testo in poche parole pare essere – se letto maliziosamente – la perfetta risposta al quesito: “se dovessimo emettere un comunicato stampa, conterrebbe questi elementi. Come possiamo destrutturarlo per farlo apparire come fosse un dialogo genuino?”.
Lucarelli poi (stranissimo, e poco aderente allo stile tipico alla quale ci aveva abituati l’opinionista) pone a Strazzer tutte – nessuna esclusa – le domande alle quali l’influencer avrebbe probabilmente voluto rispondere in occasione di una conferenza stampa (“È la vostra prassi quella di fare contratti a tempo determinato per passare poi a contratti a tempo indeterminato?”, oppure “Perché a Sara non è stato rinnovato il contratto?” etc). Nulla di inopportuno, ma rafforza l’idea che domande e risposte possano essere figlie di una precisa e attenta regia.
Inoltre, le domande critiche o tali da generare un contraddittorio sono poste (quando sono poste, perché molti dei quesiti sollevati da Matteini non sono stati affrontati) in modo amabile (sic!) e comunque mai realmente incisivo, e in molti casi “indicano” già l’exit-way della risposta “comoda” (il che rappresenta un unicum per Lucarelli), ad esempio come quando si tenta di “sterilizzare” la passata vicenda dei gioielli comprati in Cina e spacciati per produzioni di Amabile: mancano domande poste in maniera genuinamente scomoda, il che è un possibile indicatore di controllo sull’intervista da parte dell’intervistato (o del suo staff).
L’intervistata sembra seguire una narrazione ben costruita, con messaggi di scuse o auto-assolutori ripetuti più e più volte, quasi a voler far breccia nell’immaginario del pubblico “cristallizzando” una precisa narrazione giustificativa finalizzata a permettere a Strazzer di “archiviare il caso”, e la Lucarelli pare collaborare attivamente a questo disegno, con affermazioni smaccatamente agiografiche del tipo “Sembri molto solida, non pensavo che a 25 anni avessi questa tenuta psicologica…”.
È rilevabile una coerenza eccessiva tra varie risposte, che traghettano il lettore a destinazione fissando dei concetti chiave: “se la ragazza è stata licenziata c’erano dei precisi e gravi motivi, non ho risposto subito alle critiche perché volevo fare approfondimenti seri, e qualunque errore io abbia commesso è stato fatto in buona fede, per cui mi scuso, e ora passiamo oltre”, questo è – in sintesi – ciò che sostanzialmente dice Strazzer.
L’intervista, in definitiva, si sostanzia in un momento di autopromozione e di costruzione di uno storytelling fin eccessivamente benevolo e sempre auto-giustificativo: Strazzer nel 100% delle sue affermazioni “si scusa ma…” (…ma ero giovane, ma non sono stata capita, ma ero oberata dal lavoro, ma non avevo personale adeguato, etc…).
Tutto è quindi molto coerente e bilanciato, e pare così ben organizzato, dal punto di vista narrativo, da generare il sospetto – attendo smentite – di una preparazione o revisione ex post del testo.
Sulle non conformità della strategia di Strazzer e Amabile dal punto di vista della crisis-communication è già stato detto e scritto molto (incluse le scuse inefficaci presentate qualche giorno fa via Social, con delle storie testuali molto algide), ma ciò che è certo è che questa intervista rilasciata a Lucarelli si sostanzia in un perfetto “viaggio dell’eroe” (la struttura narrativa resa popolare dallo sceneggiatore Christopher Vogler, basata sul lavoro di Joseph Campbell) che delinea varie tappe ritenute di appeal per rappresentare la crescita e la trasformazione della protagonista: è uno schema applicabile a storie di ogni genere, che include l’uscita dal mondo ordinario, il superamento di prove e la vittoria su nemici o ostacoli, l’ammissione di colpe e inadeguatezze (cit. Lucarelli: “Un pianto te lo sarai fatto, sei umana…”), fino al ritorno al mondo d’origine con un dono o una “maggiore consapevolezza”, che è poi la morale che Strazzer vuole far trasparire dalla sua intervista, con la complicità (ops, volevo scrivere collaborazione) di Lucarelli.
L’intervista – qualora il caso avesse un seguito, con nuove rivelazioni della Matteini – potrebbe quindi rivelarsi un boomerang reputazionale non solo per Martina Strazzer, ma anche per la stessa Lucarelli, la quale peraltro pare non stia esitando (altra cattiva prassi nella gestione dei dibattiti on-line) a cancellare non pochi commenti critici da parte di membri della sua community (ne riportiamo alcuni qui per rendere l’idea di un sentiment non sempre positivo da parte della sua stessa audience):
La Matteini per contro nel suo video di stamattina ha preannunciato risposte, prendendo la parola – in modo tanto assertivo quanto informale – in bikini dalla spiaggia, durante un momento di relax: la speranza vivissima è che questa delicata e rilevante vicenda non si riduca a dissing tra due note opinioniste, e che possa aver la meglio, su tutto, il buon giornalismo.
Di sicuro, to be continued…