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Cosa accade quando diciamo “assumiamo il miglior candidato” invece di “la miglior figura professionale”?

Apparentemente nulla. Eppure, in quella scelta lessicale, si nasconde un meccanismo cognitivo che influenza il nostro pensiero più di quanto immaginiamo.

Insieme alla Commissione Relazioni di Genere, quest’anno siamo volute andare oltre le buone intenzioni per esplorare il linguaggio come strumento cognitivo, non solo informativo. Perché le parole non si limitano a descrivere la realtà: la costruiscono.

Durante l’ultima assemblea FERPI ho avuto l’opportunità di presentare il risultato di un lavoro che mi sta particolarmente a cuore: il Manifesto per una comunicazione equa, elaborato attraverso un percorso di ascolto e confronto che ha coinvolto decine di colleghi e colleghe.

Dal dialogo nasce la consapevolezza

Quando abbiamo costituito la Commissione Relazioni di Genere, l’idea era di favorire il dialogo tra generi e diversità per essere più incisivi come categoria professionale. Ma per farlo dovevamo assumerci la responsabilità di avere un punto di vista, di non limitarci all’osservazione di ciò che accade, ma di proporre una direzione.

Il punto di partenza è stata una survey rivolta a tutti i soci e le socie FERPI sulla realtà professionale e personale che vivono, seguita da un tavolo di confronto durante Inspiring PR a Venezia dello scorso maggio che ha coinvolto una trentina di partecipanti. Quello che è emerso da questo dialogo allargato è stata la necessità di avere un punto di vista plurale: non solo tra generi, ma anche tra generazioni.

Dal “problema senza nome” alla costruzione del futuro

Uno degli aspetti che più mi ha colpito è stata la scoperta di quanto, accanto a un progresso sociale innegabile, stiamo trasmettendo ai nostri figli e alle nostre figlie anche molta rabbia – quella che abbiamo incamerato negli anni di lotte e rivendicazioni e di cui spesso non siamo pienamente consapevoli.

I giovani presenti al tavolo ci hanno fatto riflettere su una verità scomoda: questa rabbia, che fin qui è stata forse adattiva, oggi rischia di trasformarsi in un ostacolo al dialogo costruttivo. Come ha sottolineato la vicepresidente Daniela Poggio durante l’assemblea, abbiamo bisogno di avviarci a un percorso di “disarmo della parola”.

Il riferimento  sul “problema senza nome” che ho citato durante la presentazione del manifesto, è al lavoro di Betty Friedan, attivista e saggista che nel secondo dopoguerra identificò nelle donne americane un senso di frustrazione e depressione latente di cui non riuscivano a identificare le cause.

Dobbiamo evitare che oggi questo “problema senza nome” passi dall’idea di depressione e frustrazione latente a un’idea di rabbia latente che ci impedisce di portare il dialogo tra generi verso qualcosa di davvero costruttivo.

I dieci principi: una piattaforma di partenza

Il manifesto che è nato dal confronto partito durante il workshop di Inspiring PR, raccoglie dieci principi che vogliono essere una piattaforma di partenza, non un documento definitivo o normativo:

  1. Scegli le parole che costruiscono, non quelle che separano
  2. Ascolta prima di parlare
  3. Racconta la realtà, non le convenzioni
  4. Coinvolgi, non convincere
  5. Supera il modello della rabbia. Allenati alla collaborazione come strategia
  6. Sii consapevole dei tuoi bias quando parli, scrivi, progetti
  7. Non celebrare la leadership femminile come evento straordinario
  8. Non cercare differenze tra uomini e donne, cerca talento, dappertutto
  9. Confrontati con le nuove generazioni per costruire il presente, non solo il futuro
  10. Dai valore alla comunicazione, sempre. Perché conta, sempre.
(descrizione)

Un manifesto da vivere insieme

Quello che mi ha motivato di più durante l’assemblea è stato ritrovare nelle parole dei colleghi intervenuti – da Luca Poma che ci ha ricordato che siamo “costruttori di senso” a Biagi Oppi e il Presidente Filippo Nani sull’advocacy per incidere sul valore della professione, fino all’intelligenza relazionale citata da Daniela Bianchi – la conferma che siamo al posto giusto e nel modo giusto.

Questi dieci principi aspirano a declinarsi in modalità concrete a cui tutti possiamo contribuire. Il manifesto vuole essere solo l’inizio di un cammino che possiamo fare insieme.

Il manifesto è a disposizione di tutti e di tutte come un pezzo della cultura aziendale che vogliamo costruire. Lo potete trovare qui. Spero che possiate portarlo come momento di dialogo nelle vostre aziende, approfondire con momenti di formazione, magari da fare insieme e appenderlo perché la presenza visiva sia il segno tangibile di un lavoro che possiamo fare insieme.

Il dialogo è solo il primo passo di un cammino che tutti e tutte possiamo fare insieme. La comunicazione è il nostro mestiere: facciamo in modo che diventi anche il nostro strumento di cambiamento.

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